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 2007  ottobre 06 Sabato calendario

ROMA – L’ultima sfida di Joseph Blatter è ambiziosa e suggestiva: fermare l’avanzata degli stranieri nei campionati

ROMA – L’ultima sfida di Joseph Blatter è ambiziosa e suggestiva: fermare l’avanzata degli stranieri nei campionati. Per farlo il capo del calcio mondiale dovrà sfidare l’Unione europea e le sue leggi. Il progetto, per la verità, non è nuovissimo. Nuova, invece, è la volontà con cui il presidente della Fifa intende perseguire l’obiettivo. «Ogni squadra dovrà mandare in campo almeno sei giocatori del proprio Paese». Questo per non perdere l’identità nazionale e incrementare lo sviluppo dei settori giovanili anche nei Paesi economicamente forti. Blatter intende proporre la riforma al congresso Fifa previsto nel maggio 2008 in modo da metterla a regime tra il 2010 e il 2011. Il piano del colonnello svizzero, nato a Visp, nel Vallese, 71 anni fa, è in aperto contrasto con Bruxelles. La normativa Ue prevede la libera circolazione dei lavoratori comunitari senza vincoli o distinzioni. «Il calcio non ha mai avuto il coraggio di andare contro le disposizioni europee, ma avere 11 stranieri in squadra non è positivo per l’educazione dei giovani calciatori e neppure sotto l’aspetto economico ». Il pallone, in questi anni, ha pagato un prezzo altissimo alle rivoluzioni. La sentenza Bosman (15 dicembre ’95) ha dato potere ai giocatori, ma ha indebolito le società, costrette ad aumentare a dismisura gli ingaggi e a confrontarsi con bilanci sempre più in rosso. Blatter non intende sfidare apertamente l’Unione europea. Niente muro contro muro, almeno per adesso. La strada è quella del dialogo e della cooperazione. La prima mossa sarà cercare di ottenere un emendamento ai Trattati di Roma che garantisca l’autonomia dello sport. «Appoggiamo pienamente la lettera inviata ai ministri europei dal presidente del comitato olimpico Jacques Rogge». L’esperto capo del Cio non si accontenta della specificità dello sport, ma pretende la libertà di scegliersi le regole. E ora conta su un alleato come Blatter. «Non intendiamo fare tutto da soli. Lo sport ha bisogno delle autorità politiche per le questioni di sicurezza, per la costruzione degli impianti, per la lotta al doping e per combattere la corruzione. Ma la politica non dovrebbe intervenire nell’organizzazione delle attività sportive». Blatter confida che l’Unione europea comprenda la particolarità del caso: «I calciatori non sono lavoratori come tutti gli altri, perché ne servono undici per allestire una squadra e ventidue per giocare una partita. Sono più artisti che lavoratori e come tali devono essere trattati. Il calcio deve avere il coraggio di cambiare perché è necessario ritrovare un’identità nazionale e per dare ai giovani la possibilità di avere sbocchi nel proprio Paese». Blatter pensa anche ai benefici finanziari dei vari club, ma non potrà contare sul loro aiuto. Il G14 è contrario alle idee del presidente Fifa. Forse dalla sua parte ci saranno le federazioni visto che un simile provvedimento aiuterebbe le nazionali, ma le grandi società stanno dall’altra parte della barricata. L’Arsenal, attraverso il suo allenatore-manager, Arsène Wenger, ha già sollevato il proprio dissenso: «Lo sport è competizione. E la competizione si basa sui meriti: non importa dove sei nato, ma quello che riesci a fare». Più chiaro non potrebbe essere. E come i Gunners la pensano tutti i club ricchi e famosi, dal Barcellona al Real Madrid, passando attraverso il Chelsea e il Liverpool. Ovviamente anche le italiane fanno parte del numeroso gruppo di contestatori di Blatter. Se il suo progetto diventasse subito realtà, l’Inter sarebbe costretta a schierare almeno quattro «Primavera ». Non solo. Le società europee più importanti stanno cercando di cambiare la normativa legata all’ingaggio degli extracomunitari. Ora se ne può acquistare uno dopo averne ceduto un altro all’estero. «Così siamo penalizzati», ripete in continuazione Pantaleo Corvino, principe dei talent scout, d.s. della Fiorentina, che sull’argomento ha inviato una lettera-appello al presidente della Federcalcio Abete e a quello della Lega Matarrese, chiedendo l’abolizione di vincoli e barriere. Quelle barriere che Blatter vorrebbe, invece, ricostituire. Intanto il presidente Fifa trova anche il modo di litigare con Michel Platini, presidente dell’Uefa. Perché se da una parte vuole limitare il numero di stranieri in campo, dall’altro non intende adottare la stessa strategia per quanto riguarda i proprietari dei club. «Non vogliamo che una persona, o un gruppo, siano a capo di più società dello stesso Paese. Tuttavia se prendo il caso della Premier League, la Lega più forte dal punto di vista economico, è normale che attragga investitori stranieri proprietari di club nel loro Paese. una regola economica. E se i fondi sono legali, non vedo problemi». L’esatto contrario di quello che dice e pensa monsieur Michel.