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 2007  ottobre 06 Sabato calendario

 facile litigare sui numeri, che spesso danno ragione a tutti e a nessuno. Ai giornali la polemica piace e ogni libro bianco (o nero) trova subito spazio e attenzione

 facile litigare sui numeri, che spesso danno ragione a tutti e a nessuno. Ai giornali la polemica piace e ogni libro bianco (o nero) trova subito spazio e attenzione. Col rischio di far credere che il principale problema del nostro cinema sia quello dei finanziamenti alla produzione, statali o privati importa davvero poco. Invece c’è un altro «spettro» che si aggira per il mondo cinematografico italiano e che sta facendo danni più insidiosi e devastanti: è la radicale e (troppo) repentina trasformazione del panorama distributivo nazionale e delle conseguenti logiche di sfruttamento commerciale dei film. Finiti i tempi delle teniture, oggi i film sono sempre più costretti a scommettere tutto sugli incassi del primo weekend: sono loro che danno i titoli sui giornali, ma soprattutto sono loro che permettono a un film di proseguire la programmazione. Pochi spettatori significano pochissimi giorni di vita. Peccato che, nell’attuale situazione italiana, i grossi numeri al botteghino possono essere ottenuti solo con una massiccia presenza di un film nei multiplex. Le monosale, o i piccoli complessi di due o tre schermi, hanno bisogno di teniture lunghe ma il mercato oggi non permette più a un titolo di crescere piano piano, settimana dopo settimana. O esplode subito o è morto. E per esplodere, un film ha bisogno, oggi, di un grosso investimento pubblicitario e di un alto numero di copie. Caratteristiche che sono appannaggio delle grandi produzioni, hollywoodiane o delaurentiisiane poco importa. Tante copie vuol dire uscire «anche» nei multiplex, dove però funzionano solo certi film, i cosiddetti «film-popcorn». Non certo le «piccole» pellicole di qualità. Italiane o straniere fa poca differenza. E così il cerchio si chiude. Perché l’estrema difficoltà di trovare un adeguato spazio sul mercato (vedi la vita magrissima del film che ha vinto la Palma d’oro, il romeno 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni) sta spingendo le case di distribuzione d’essai a cambiare pelle. Lucky Red e Mikado l’hanno in parte già fatto, la Bim si muove con più cautela (anche perché c’è un acquirente straniero alle porte) ma la strada è quella. Conseguenze? Senza interventi legislativi anche sul mercato della distribuzione e dell’esercizio – e non solo della produzione e dei suoi «numeri» – il cinema che si vedrà in Italia sarà sempre più uguale, plastificato e senza qualità. Come un hamburger industriale. Ma in un mega numero di copie e con un grande battage pubblicitario.