Federico De Rosa, Corriere della Sera 6/10/2007, 6 ottobre 2007
MILANO
La conta delle azioni nel weekend non dovrebbe riservare sorprese. A Londra, tuttavia, non si festeggia ancora. Anche se dopo la decisione annunciata ieri da Barclays di ritirare l’offerta su Abn Amro, per la cordata Royal Bank of Scotland-Fortis-Santander la strada è ormai in discesa. Ieri l’Opa del consorzio si è chiusa e la prossima settimana le tre banche dovranno dichiarare «incondizionata» l’offerta, quindi procedere entro tre giorni al pagamento delle azioni.
Sarebbe dunque solo questione di giorni, poi Rbs, Fortis e Santander inizieranno a spartirsi le spoglie di Abn. Anche in Italia, dove il «boccone » più pregiato è rappresentato dai 1.000 sportelli di Antonveneta, che a meno di due anni di distanza dall’arrivo degli olandesi sono destinati a cambiare di nuovo insegne. Secondo gli accordi tra i soci di cordata l’istituto padovano andrà al Santander, insieme ad Interbanca, mentre l’investment bank italiana di Abn è destinata a Royal Bank of Scotland. Lo schema, tuttavia, potrebbe subire qualche cambiamento. Sembra infatti che a Madrid stiano ragionando sull’eventualità di rinunciare alla merchant bank padovana per concentrarsi sul retail, il core business degli spagnoli che in Italia sono già presenti in questo segmento nel credito al consumo, con l’ex Finconsumo, con una banca online e dalla scorsa primavera nel private banking.
Antonveneta rappresenterebbe quindi il completamento della strategia, nonché una sorta di riscatto per Emilio Botin, che da azionista storico del San Paolo aveva accarezzato l’idea di stringere la presa su Torino, prima di essere costretto a fare marcia indietro da Banca Intesa. Un riscatto importante, perché in un colpo solo, grazie ai 1.000 sportelli oggi marchiati Abn Amro, il Santander diventerebbe il maggiore istituto straniero in Italia, davanti al Crédit Agricole e a Bnp Paribas. Banche arrivate sul mercato retail con la prima ondata del risiko: l’Agricole grazie ai 645 sportelli di Cariparma e Friuladria (a cui se ne sono aggiunti altri 200) ottenuti da Intesa come «buonuscita» al momento della fusione con il Sanpaolo, mentre Bnp ha messo le mani sui 900 sportelli di Bnl dopo la fallita scalata di Unipol.
Botin si prepara insomma al grande salto, piazzandosi al sesto posto nella classifica dei maggiori istituti italiani.
Secondo molti osservatori, l’esito della spartizione dei resti di Abn rischia di avere anche un altro risvolto: potrebbe aprire una seconda ondata del risiko, stavolta tutta internazionale. Lo stesso Agricole non fa mistero di voler comprare sportelli. Sul mercato ce ne sono 200 che Unicredit deve cedere. Asset che potrebbero interessare anche Bnp. E poi c’è la partita sul futuro di Bpm, dove in gioco c’è il Crédit Mutuel.