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 2007  ottobre 06 Sabato calendario

MILANO

Ormai si trattava solo di attendere l’ultimo sigillo: quello della fredda ufficialità contabile. Ma era chiaro già da qualche giorno che per l’Opa congiunta di Enel e Acciona su Endesa mancava solo l’ultima curva prima del traguardo. Soprattutto dopo il via libera della stessa Endesa e della Caja de Madrid che due settimane fa avevano deciso di apportare anche le proprie azioni all’offerta e la modifica dello statuto, condizione sine qua non dell’operazione, per cancellare il tetto del 10% al diritto di voto nella utility spagnola dell’elettricità e del gas. Ieri è stata comunque la giornata delle bottiglie di champagne nella sede del gruppo elettrico. Anche perché, considerandola nel suo insieme, cioè dall’acquisto della prima azione Endesa ai titoli arrivati nella cassaforte Enel con l’Opa conclusa con successo ieri, è la più grande operazione di un gruppo italiano all’estero: 28 miliardi di euro in tutto, quattro miliardi in più rispetto all’operazione Unicredit-Hypovereinsbank. Sommando i due pacchetti Enel-Acciona si arriva al 92% dell’utility. Con un 67% in mano al gruppo guidato da Fulvio Conti dato dalla somma tra il 24,9% che era già stato acquisito a 39 euro per azione e il 42% arrivato con l’offerta. Un impegno che porta l’indebitamento del gruppo italiano a quota 50 miliardi.
In realtà, però, l’operazione «Endesa» non è conclusa del tutto. Rimane aperto il capitolo E.On, peraltro già scritto e solo in attesa di essere portato a termine entro la fine dell’anno. Tra i due colossi, Enel e E.On, è già stato raggiunto un accordo per evitare, tra l’altro, una lunga e incerta battaglia legale e per «addolcire» il giudizio della commissaria Ue Neelie Kroes preoccupata dei nuovi assetti del mercato energetico comunitario. Secondo questa intesa al gruppo tedesco, che in una prima fase era sceso in campo per contendere il controllo di Endesa alla cordata italo-iberica, andrà Endesa Europe che controlla, oltre alla francese Stet anche l’80% di Endesa Italia. Il tutto per un controvalore di circa 10 miliardi di euro che per l’Enel andranno a controbilanciare l’impegno appena concluso. La diretta conseguenza sarà lo scioglimento di Endesa Italia e, con la probabile nascita di E.On Italia, l’ingresso in grande stile del gruppo tedesco sul mercato italiano. Fino ad ora, infatti, E.On aveva solo una centrale in costruzione nei pressi di Vercelli. L’Asm Brescia, l’utility in corso di fusione con l’Aem Milano che possiede il restante 20% di Endesa Italia, ha già fatto sapere di preferire la suddivisione degli asset (25% e 75% con probabile conguaglio in cash).
Comunque l’operazione completa la fase delle grandi acquisizioni per l’Enel. Anche perché con questi nuovi numeri diventa il secondo gruppo elettrico in Europa, dopo la francese Edf. Con un cambio forte: solo 7 anni fa il gruppo produceva il 90% della corrente che entra nelle nostre case. Ora, per effetto della liberalizzazione progressiva del mercato, la stessa percentuale è scesa sotto il 33%. per questo che il gruppo ha dovuto avviare la fase delle grandi campagne all’estero per diventare, come ha detto ieri Conti, finalmente «una multinazionale».