Cristina Ranieri, "Chi numero 40, 10 ottobre 07, 6 ottobre 2007
Antonella D’Agostino, 57 anni, da dieci anni è la compagna di Renato Vallanzasca che sta scontando una condanna di quattro ergostali e 260 anni nel carcere di Voghera: «Sono quarant’anni che lo aspetto
Antonella D’Agostino, 57 anni, da dieci anni è la compagna di Renato Vallanzasca che sta scontando una condanna di quattro ergostali e 260 anni nel carcere di Voghera: «Sono quarant’anni che lo aspetto. Un amore così forte, che ha saputo superare ogni ostacolo, non potrà mai morire». I due, che abitavano a Milano nel quartiere Giambellino, si incontrarono la prima volta quando avevano 10 anni: «Era un ragazzino vivace ma anche buono, generoso, sempre pronto a difendere il più debole. Ci siamo subito voluti bene. Io, come lui, ero una bella ragazzina. Se qualcuno provava a darmi fastidio, intimava minaccioso: "Lasciala stare, è mia sorella”». Da allora rimasero amici, anche quando lui prese a darsi alle pistole e alle rapine: «Ogni tanto veniva a trovarmi a lavoro, spesso ci scrivevamo usando sua madre, Marie, come postino». Poi Vallanzasca finì in galera, e da lì le scriveva lettere indirizzate alla «sorellina mia bellissima». All’epoca lui, di lettere, ne riceveva migliaia, «che trasudavano sesso e sentimento, da donne follemente innamorate di lui, donne che si erano fatte tatuare sul seno la sua immagine. Anche io gli scrivevo, è vero, ma ero sua sorella. Le altre cosa vogliono? Così un giorno glielo scrissi e lui mi domandò: Non sarà che sei gelosa? Non riuscivo a togliermi di mente quelle parole: come potevo essere gelosa di mio fratello? E poi gelosia vuol dire amore. Ero davvero innamorata di lui?». Infine lo ammise, a se se stessa e a lui: lo amava. «Da quel momento, le lettere non furono più indirizzata alla "sorellina bellissima” ma alla "moglie adorata”. Il primo bacio se lo diedero il primo maggio del 2005: «Come ogni doemnica ero da mamma Marie. Suona il citofono: "Sono il comandante di Voghera”. Dio mio il carcere, in quel periodo Renato stava male... è morto, penso. Scendo nell’androne di corsa, mi trovo davanti un muro di agenti. Sto per urlare quando sento la voce di Renato: "Amore mio, sono qui. Sento armeggiare con i ferri, non vogliono farmelo vedere in manette. Poi la folla si apre, mi viene incontro a braccia aperte, mi bacia: "Vita mia, sapessi quanto ti amo». Nel 79 lui sposò a Rebibbia Giulia Brasca, da cui poi ha divorziato, ma fu «un matrimonio ad hoc per l’opinione pubblica»: «All’epoca si parlava di una rivalità tra lui e Francis Turatello. Renato mi raccontò che era stato proprio quest’ultimo a a suggerirgli il modo per dimostrare al mondo che non erano nemici. Come? Facendogli fare da testimone alle sue nozze». Di recente a Vallascanzasca hanno negato la grazia, «è stato un duro colpo, forse più per me che per lui»: «Avevamo sognato di sposarci, nelle nostre lettere avevamo immaginato come sarebbe stata la nostra prima notte, gesti che vanno oltre i baci e gli abbracci che oggi ci sono consentiti. Ci sposeremo comunque. Renato chiederà un giorno di permesso e ci diremo "sì” all’aria aprta. Il chiuso, le sbarre, l’odore di muffa non fanno per noi. Sposarci in carcere sarebbe profonare il nostro amore».