Gianna Fregonara, Corriere della Sera 6/10/2007, 6 ottobre 2007
ROMA – Per la prima volta, dopo quindici anni, non ci sono scissioni, addii e lacrime. Ma si ritrovano quasi tutti insieme
ROMA – Per la prima volta, dopo quindici anni, non ci sono scissioni, addii e lacrime. Ma si ritrovano quasi tutti insieme. Bobo Craxi, Gianni De Michelis, Ugo Intini e Rino Formica portano con sé nel neonato Partito socialista (simbolo quadrato, sfondo rosso e una rosa) anche qualche pezzo da novanta dei Ds: non solo Lanfranco Turci, già compagno di strada nella Rosa nel Pugno, ma anche Gavino Angius e Roberto Barbieri. Hanno un padre nobile come Emanuele Macaluso, un pantheon in parte rinnovato e in parte conservato con Marco Biagi, Loris Fortuna e Giuseppe Di Vittorio. E una ragione sociale ben definita: «Riempire – dice Angius – il vuoto riformista lasciato da un Pd neocentrista», cioè fare le pulci al partito di Veltroni, e «attendere sulla riva del fiume nei prossimi mesi tutti gli scontenti del Partito democratico», come annuncia Intini. Cosa non secondaria, sono riusciti a costituire una piccola pattuglia di senatori, tre, tutti fuorusciti dai Ds. Sono lo stesso Angius, Barbieri e Accursio Montalbano, un gruppetto che costituisce un capitale importantissimo in questa legislatura in cui ogni voto a Palazzo Madama vale oro per il governo. Artefice dell’operazione è il leader dello Sdi Enrico Boselli. Archiviata l’alleanza con Pannella, ultima trovata pre-elettorale dell’anno scorso, si prepara ad una nuova fase. Prima mossa: chiedere a Prodi di gestire lui questa fase critica con un colpo di reni. «Dopo la Finanziaria ci vuole un nuovo governo e un nuovo programma», implora dal palco della Costituente socialista (titolo, volutamente polemico con il Pd, «le primarie delle idee»), tra gli applausi, Gavino Angius, papabile per la presidenza del partito al primo congresso il prossimo febbraio. «Il Pd sta destabilizzando il governo perché non possiamo avere due premier, uno che tira la carretta e uno che gira l’Italia spiegando quello che sogna di fare – spiega il vicepresidente del Senato ”. Poi c’è il leader della Margherita che chiede alleanze di nuovo conio, un ministro, Di Pietro, che si allea con uno dei capi dell’opposizione per opporsi all’antipolitica. Così non si va avanti. Ci vuole un aggiornamento del programma e anche un nuovo governo, magari dimezzato, più snello e più asciutto, per rispondere ai problemi degli italiani». Non saranno certo i socialisti a togliere la spina al governo e a provocare una crisi: «Noi invitiamo Prodi a fare qualcosa prima che lo faccia qualcun altro», spiega Boselli. «Non pensiamo certo ad una crisi o alle elezioni, noi abbiamo bisogno di tempo per consolidare il nostro partito socialista che oggi inizia la sua strada, avremo il congresso», insiste il sottosegretario Ugo Intini che prende l’applauso più lungo quando dà il benvenuto a Angius e dice: «Avremmo dovuto avere il coraggio di unirci nel 1990...».