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 2007  ottobre 06 Sabato calendario

ROMA – «Bamboccioni? Confesso che non ho usato quel termine a caso». Il ministro non si pente. Anzi, rivendica quella parola, «bamboccioni», appunto, che ha scatenato l’ira soprattutto delle madri e dei padri di tanti trentenni italiani

ROMA – «Bamboccioni? Confesso che non ho usato quel termine a caso». Il ministro non si pente. Anzi, rivendica quella parola, «bamboccioni», appunto, che ha scatenato l’ira soprattutto delle madri e dei padri di tanti trentenni italiani. stata interpretata come una gaffe nata dalla scarsa dimestichezza di Tommaso Padoa- Schioppa con il linguaggio preteso da un esponente di partito che ha dietro di sé voti da proteggere. Ha messo in silenzioso imbarazzo un pezzo della maggioranza, incerta se fermarsi sulla «frase infelice», come la definisce il sottosegretario Enrico Letta, o riconoscere che pone comunque un problema reale. E sta diventando una sorta di manifesto del «politicamente scorretto», se non provocatorio, del ministro dell’Economia. Ma Padoa-Schioppa difende la sua uscita di giovedì alla commissione parlamentare come una sorta di scossa salutare, regalata ad una generazione che vede troppo immobile, incapsulata per necessità nel bozzolo familiare, vittima, ma senza volerlo anche complice, di un limbo dai contorni temporali indefiniti. E la motiva politicamente. «Vorrei che fosse chiaro: il rapporto intergenerazionale a mio avviso è "il" problema, per il governo. certo quello che io considero più importante», spiega il ministro nel suo studio di via XX Settembre. «E anche la misura che ho annunciato giovedì, gli sgravi fiscali per i ventenni ed i trentenni che prendono in affitto una casa, è un contributo a risolverlo». Come aiuto, in realtà, appare a dir poco ruvido. Ma la sortita non smentisce un approccio duro, e spesso contestato, anche ai temi più spinosi. E le polemiche lievitano. Così, dietro l’ex ministro di centrodestra Rocco Buttiglione che lo accusa di «insolentire i giovani italiani che vivono in casa con i genitori», si intravedono fiumi di mamme e papà offesi, piccati, indignati. Eppure, sembra quasi che Padoa-Schioppa si aspetti un ringraziamento. «Non mi meraviglia che a protestare siano soprattutto genitori. la conferma di una educazione troppo permissiva ed insieme protettiva verso i ragazzi. Il provvedimento che la Finanziaria prevede è per aiutarli ad essere autonomi, a crescere». Già, ma come, se mancano le case, gli affitti sono alle stelle, il lavoro è precario, e metter su famiglia diventa un’impresa quasi eroica? «Il termine bamboccioni può apparire uno schiaffo», aggiunge. «Ma non ha nessuna intenzione offensiva. E una scossa forse è utile proprio ai giovani ». Anche se la sferzata, pare di capire, non era indirizzata soltanto a loro. L’impressione è che fosse rivolta soprattutto a certe famiglie con un tipo di mentalità che Padoa- Schioppa ritiene se non dannosa, di certo poco stimolante. «La prima generazione del benessere, che è quella del ’68, è stata in generale una generazione di educatori permissivi e protettivi», sostiene. «E i trentenni di oggi sono vittime di questa situazione». Ma allora dargli dei «bamboccioni » non è ingiusto? «Sì, è ingiusto se ne facciamo una colpa a loro, se penso che per loro è più difficile di quanto non fosse per la mia generazione », ammette il ministro dell’Economia. «Negli anni Sessanta del secolo scorso il lavoro si trovava, mentre oggi è molto più difficile. Quindi i trentenni di oggi si trovano in una difficoltà di cui non hanno colpa loro. Hanno subito il debito pubblico e la globalizzazione. Ma vorrei che questi ragazzi capissero che soltanto una loro reazione ed una maggiore consapevolezza dei problemi», conclude, «possono rompere il guscio in cui sono imprigionati. Solo loro possono fare in modo di non essere più percepiti, per quanto ingiustamente, come inesorabilmente legati alla famiglia dei genitori». Per il momento, rimane la sensazione di un Padoa-Schioppa non troppo preoccupato della nuova spruzzata di impopolarità che può arrivargli addosso. Né imbarazzato o frenato dall’accusa che arriva sotto voce da qualche esponente del centrosinistra, di aver parlato senza rendersi conto dei danni che parole come le sue sui trentenni possono fare ai partiti alleati. «A chi è preoccupato di questo», obietta il ministro dell’Economia, «mi permetto di rivolgere una domanda: quanti trentenni ci sono nei partiti oggi? E se ce ne sono pochi, non è bene cominciare a chiedersi perché?».