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 2007  ottobre 11 Giovedì calendario

Che per i suoi giornalisti fosse ritornato il tempo di "mettersi l’elmetto", Silvio Berlusconi lo aveva detto chiaro e tondo nelle riunioni con i dirigenti Mediaset di più di un anno fa

Che per i suoi giornalisti fosse ritornato il tempo di "mettersi l’elmetto", Silvio Berlusconi lo aveva detto chiaro e tondo nelle riunioni con i dirigenti Mediaset di più di un anno fa. Le elezioni del 2006 erano passate da poco. Carlo Rossella, il direttore dandy del Tg5, era ancora al suo posto, nonostante i ripetuti tentativi di fucilarlo sul campo per presunta intelligenza col nemico: nella fattispecie l’amicizia con l’industriale Diego Della Valle, mastelliano e antiberlusconiano doc. (Andrea Pucci con Giorgio Mulè - Foto U.Pizzi) Rossella però ce l’aveva fatta, e a Mediaset l’unico cambiamento apparente era stato l’arrivo a Cologno Monzese, prima come vice e poi come responsabile di Videonews, la testata giornalistica del Biscione, di Giorgio Mulè, 37 anni, ex direttore di ’Economy’, ex vicedirettore di ’Panorama’, ex cronista del ’Giornale’ e del ’Giornale di Sicilia’, ma soprattutto uomo di Cesare Previti: il potente avvocato Fininvest in quei mesi ancora impegnato in una disperata quanto inutile battaglia in Cassazione per evitare le condanne per corruzione giudiziaria. Oggi Previti è un pregiudicato a tutti gli effetti, ma Mulè è salito ancora di grado. diventato direttore di ’Studio Aperto’, il tg giovane di Italia1 che ha quadruplicato gli ascolti nei sei anni di guida di Mario Giordano, il grillo parlante della destra, cattolico, molto legato all’Opus Dei, ma disposto a tutto pur di guadagnare telespettatori. Persino a iniziare le riunioni di redazione al grido di "gnocca, gnocca, gnocca", sicuro viatico se non per il paradiso, almeno per i record di share. Così la promozione di Mulè è coincisa con un cambiamento strategico del sistema dei media di Berlusconi. Giordano va al ’Giornale’, con il compito di trasformarlo in un quotidiano sempre più anti-casta sul modello di ’Libero’ del suo maestro Vittorio Feltri. Maurizio Belpietro, fresco reduce da una serie di scoop che hanno colpito duro il centrosinistra, dalle prime intercettazioni Unipol al caso delle foto di Sircana, saluta invece via Negri e conquista non solo ’Panorama’, ma anche uno spazio su Canale 5: l’ammiraglia Mediaset dal 29 ottobre ospiterà infatti il suo programma ’l’Antipatico’ forse subito dopo il seguitissimo tg delle 8 del mattino, nella speranza di fargli recuperare pubblico dopo che la messa in onda alle 19.30 su Retequattro l’aveva fatto scendere a un misero 3,4 per cento di share. (Maurizio Belpietro - Foto U.Pizzi) L’attesa insomma è tutta per le eventuali elezioni anticipate che a Milano 2 vengono date per certe a partire dal prossimo giugno. anche per questo che Mediaset e Mondadori hanno rimescolato le carte, blindando l’informazione. Tutta: il Tg5 che prima dell’estate ha visto arrivare al posto di Rossella l’ex direttore berlusconiano del Tg1, Clemente J. Mimun; le trasmissioni di approfondimento, fin qui curate da Mulè, che sempre più spesso si dedicano a temi come il carovita e la sicurezza; e il gossip, con il settimanale ’Chi’ che, sotto la guida di Alfonso Signorini sfiora le 600 mila copie, trasformandosi a poco a poco in una sorta di ’Domenica del Corriere’ di centrodestra. Cicciottello, appassionato di musica e di corse dei cavalli, Mulè era approdato alla corte dei berluscones nei primi anni Novanta, quando un bel pezzo della redazione romana del ’Giornale’ di Montanelli si era trasferita a Palermo nei mesi delle prime stragi di mafia. Allora Mulè era un ragazzo sveglio, dalla bella penna e dalle ottime entrature nelle forze dell’ordine. Certo, sia lui che la sua futura moglie avevano simpatie di sinistra e non le nascondevano. Ma Giorgio, e questo era quello che contava, era in grado di produrre scoop su scoop, aveva un filo diretto con il futuro vicecapo della polizia Arnaldo La Barbera, contro il quale avrebbe ingaggiato memorabili battaglie al tavolo da poker, e parlava un buon inglese, frutto anche di un’esperienza al ’Progresso Italo Americano’. Insomma, assumerlo era obbligatorio. Così il cocciuto Mulè era andato incontro al suo destino: si era ritrovato a lavorare in una redazione che di lì a poco sarebbe diventata il nucleo fondante di Forza Italia a Roma e che avrebbe guidato la fronda interna al ’Giornale’ contro il direttore Indro Montanelli. (Antonio Tajani e signora - Foto U.Pizzi)  nella capitale che nascono i suoi primi rapporti con Previti, che Mulè intervista e consulta spesso. Ed è sempre lì che sua moglie abbandona per qualche tempo il giornalismo per andare a lavorare nello staff del forzista Antonio Tajani. Lui intanto suona l’assalto ai magistrati e al pool di Mani pulite con una serie di violenti articoli che gli costano qualche processo per diffamazione, ma anche molta ammirazione nel campo polista, e rinsaldano i legami con Giuseppe Sottile, alter ego prima di Paolo Liguori a ’Studio Aperto’ e poi di Giuliano Ferrara al ’Foglio’. Per Sottile, anzi, Giorgio è quasi un fratello minore. Ovvio dunque che abbia la carriera segnata. Il banco di prova è proprio ’Panorama’, dove nel giro di un paio d’anni diventa vicedirettore, per poi conquistare a inizio 2005 la direzione di ’Economy’. Siamo nel pieno delle scalate bancarie: Gianpiero Fiorani, con il placet di Berlusconi, va all’assalto di Antonveneta. Il finanziere bipartisan Stefano Ricucci tenta invece di scardinare il ’Corriere della Sera’. Mulè dedica loro due cover story in rapida successione. Nei titoli si parla di una "biografia non autorizzata" e di un "indagine sull’oggetto misterioso della finanza italiana", rispettivamente definiti ’Il guastatore’ (Fiorani) e ’L’immobile’ (Ricucci). In realtà nei servizi di aggressivo ci sono solo gli strilli di copertina. E per capire chi sono davvero quei due, i lettori dovranno rivolgersi altrove o attendere i primi risultati delle indagini degli odiati pm di Milano. ’Economy’, comunque, va bene. Raccoglie parecchia pubblicità. Berlusconi chiama Mulè a fare il vice di Mauro Crippa, alla testa di Videonews, la divisione di Mediaset che si occupa di programmi come ’Verissimo’, ’L’Antipatico’, ’Tempi moderni’, ’Secondo voi’ e ’Super Partes’. Siamo nel gennaio 2006, i sondaggi danno il Cavaliere perdente, ma lui sa di poter risalire la china. Proprio per questo ha voluto Mulè che, come dirà Vittorio Feltri, è stato "nominato sovraintendente a ogni notizia del gruppo, ovvero commissario politico". (Marina Berlusconi con il marito - Foto U.Pizzi) Il fatto è che lui il mestiere lo conosce. Interviene o scrive direttamente i testi dei programmi, assiste Berlusconi quando, alla vigilia del voto, fa personalmente irruzione in trasmissioni come ’L’Incudine’ di Claudio Martelli per lanciarsi in lunghi monologhi spot. Forte dell’appoggio incondizionato del capo e di quello della figlia, Marina Berlusconi, Mulè tenta anche di mettere mano ai costi, cercando di trasformare Videonews in una sorta di redazione unica in cui tutti fanno tutto. Una volta sostituito anche formalmente Crippa, per qualche tempo ordina che le segretarie alla mattina controllino via telefono dove sono i vari giornalisti. Anche per questo si mette contro una parte (piccola) della redazione e con qualcuno dei sottoposti volano parole grosse. Del resto lo spirito militaresco in molte realtà Mediaset è la regola. A ’Studio Aperto’, per esempio, negli ultimi anni, sono state intentate ben quattro cause per mobbing e 11 giornalisti hanno lasciato la testata. Segno di un clima tutt’altro che idilliaco, accentuato dai malumori di una parte della redazione stufa di occuparsi di veline, di programmi Mediaset e di non notizie. Una linea che ha fatto però toccare a Giordano il 34 per cento di share nell’edizione delle 12,25. (Emilio Fede - Foto U.Pizzi) Ora è il turno di Mulè. Sarà lui il terzo direttore di Tg accanto a Mimun e all’inossidabile Emilio Fede. E paradossalmente l’unico che sembra non essersene accorto è Fedele Confalonieri: "Siamo molto più indipendenti noi dal potere politico che la Rai", ripeteva ancora il 20 settembre. Alla rivoluzione mancavano appena sette giorni.