Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 11 Giovedì calendario

Emiliano Fittipaldi per ”L’espresso” Mario Massazza. Ma chi è Mario Massazza? Il suo nome non dice niente a nessuno, ma milioni di persone hanno ascoltato le sue parole, decine di editorialisti hanno commentato per anni i suoi scritti

Emiliano Fittipaldi per ”L’espresso” Mario Massazza. Ma chi è Mario Massazza? Il suo nome non dice niente a nessuno, ma milioni di persone hanno ascoltato le sue parole, decine di editorialisti hanno commentato per anni i suoi scritti. Soppesando locuzioni e parafrasi, analizzando paradigmi e citazioni. Massazza è infatti un oscuro funzionario della Fiat il cui nome è sconosciuto alle cronache e agli archivi dei giornali, ma anche la mente nascosta dietro i grandi discorsi dei vertici del Lingotto. Ha prestato il suo cervello e la sua penna a Gianni Agnelli e Cesare Romiti, prima di traslocare armi, bagagli e neuroni alla corte di Marco Tronchetti Provera. Un antesignano dei ghostwriter all’italiana, uno stratega della comunicazione che ha messo la firma anche sull’ultimo intervento pubblico dell’Avvocato, l’applauditissima lezione sulla globalizzazione tenuta al Senato nel 2002. Il passaggio alla Telecom due anni dopo: i bene informati dicono che la scelta sia dovuta, oltre a un’offerta generosa, anche all’arrivo di Sergio Marchionne. Massazza non punta al palcoscenico, ma all’esercizio della scrittura ha sempre tenuto molto. L’amministratore delegato famoso per aver risanato la casa torinese e per i suoi pullover neri, invece, non chiede consiglio a nessuno. Marchionne i discorsi se li batte da solo. Anche l’uscita sul nuovo welfare, sulla concertazione, sul ruolo del mercato e della meritocrazia pare sia frutto delle sue personali ricerche. "Sergio dorme pochissimo, e a differenza di altri manager è uno smanettone, naviga su Internet per ore per cercare l’ispirazione giusta", giura un amico: "Lavora di notte, si disegna persino le diapositive per le proiezioni". Vero o falso (indiscrezioni non confermate raccontano che prima di render pubbliche le quattro paginette abbia chiesto il parere di Luca Ricolfi) Marchionne ha colpito nel segno: da Mel Gibson a Machiavelli passando per Dickens, l’orazione che ha fatto impazzire la sinistra riformista è infarcita di rimandi letterari diventati riferimenti obbligati in pochi giorni. Marchionne resta però un’eccezione. Politici, capitani d’industria e semplici imprenditori sempre più spesso si "fanno il ghostwriter". Quasi una moda, uno status symbol mutuato da inglesi e americani, dove gli spin doctor alla Alistair Campbell e alla Karl Rove da sempre sono alla base del successo dei potenti. Fatte le debite proporzioni, Fassino ne ha due (il portavoce Gianni Giovannetti e Marco Marturano della GM&P) mentre Giancarlo Galan ha assunto un ex giornalista del ’Manifesto’, Franco Miracco, per far bella figura sui giornali. Finita la stagione dei dilettanti allo sbaraglio, i professori di liceo come il Silvio Orlando approdato alla corte del ministro Nanni Moretti nel ’Portaborse’, in Italia oggi ci si contorna di veri e propri pool di teste d’uovo, abili architetti responsabili dei successi, degli errori, dei colpi di genio e delle gaffe dei loro datori di lavoro. Prendiamo Walter Veltroni. Il celebre speech di Torino con cui il sindaco di Roma ha lanciato la sua leadership del Pd è figlio di tre ghostwriter. Claudio Novelli, storico del Partito d’azione e autore sulla Treccani della voce ’Massimo D’Alema’, è l’"addetto alle citazioni": la frase di Olof Palme che trionfava sui titoli dei giornali ("La battaglia che va sostenuta è quella contro la povertà, non certo quella contro la ricchezza") è una sua idea. Esperto di riforme istituzionali e padre di 7 figli, l’altro superconsulente di Veltroni è Giorgio Tonini, senatore cattolico dei Ds, fondatore dei Cristiano sociali e tra i 12 saggi che hanno vergato il manifesto del Pd. L’articolo sul ’Corsera’ in cui Veltroni elencava le riforme urgenti è opera sua, ma anche l’introduzione all’ultimo libro del sindaco (’La nuova stagione’) è scritta da lui: il pantheon strapieno di padri nobili della Dc non è casuale. Per gli interventi in campo economico le penne sono tre: il liberal Enrico Morando e l’economista Tito Boeri danno consigli al telefono, l’assessore romano Marco Causi rielabora di suo pugno. Ovviamente Veltroni, da comunicatore di razza, non legge pedissequamente le schede: prima le corregge, poi le interpreta a modo suo. Professori universitari, giornalisti, esperti di marketing, vecchi amici fidati, i ghost italiani spuntano come funghi, e prendono alla lettera il loro ruolo di ’fantasmi’. E mentre è risaputo che Bush recita i testi di Karl Rove o che Sarkozy paga la fine arguzia di Claude Guéant, i potenti di casa nostra sembrano non voler ammettere di chiedere consigli ad altri. "Inoltre i consulenti meglio retribuiti", spiega il politologo Ilvo Diamanti: "sono gli esperti di pubblicità, non gli intellettuali: perché anche nei discorsi conta soprattutto la forma, non il contenuto". Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, dei ghostwriter è invece un grande estimatore. Pochi sanno che il suo pool è stato stravolto dopo lo show di Silvio Berlusconi al congresso del 2006. Prima del big bang di Vicenza chi allestiva le messe cantate di Montezemolo era Innocenzo Cipolletta. Dopo l’attacco del Cavaliere e le urla di consenso della base la linea di Montezemolo cambia, e così i suoi riferimenti intellettuali. Cipolletta viene estromesso dal ”Sole 24Ore” e passa alle Ferrovie (ma i rapporti con Montezemolo oggi sono buoni) e la fattura dei discorsi viene affidata direttamente a Maurizio Beretta, direttore generale di Viale dell’Astronomia. L’intervento all’assemblea di maggio, con l’affondo antipolitico molto apprezzato dalla platea, è frutto del nuovo corso, meno terzista e più critico verso il centrosinistra. Gli altri a cui il leader chiede attualmente consulenza sono gli insider Carlo Calenda e Luca Paolazzi, i professori di economia Massimo Bordignon (Cattolica) e Guido Tabellini (Bocconi), oltre a Giacinto della Cananea, docente di diritto amministrativo. Anche i leader dei due poli hanno a libro paga una lista di ghostwriter. Romano Prodi e Silvio Berlusconi nell’arco di oltre un decennio ne hanno cambiati molti, ma i fedelissimi sono rimasti gli stessi. Il discorso della fiducia al governo Prodi è stato scritto a quattro mani da Rodolfo Brancoli, ex giornalista del ”Corriere della Sera” ed ex direttore del Tg1, e Mario Barbi, deputato che lavorava con Arturo Parisi al dipartimento per l’editoria durante il Prodi I. Una perfetta rappresentazione della corte del Professore (alla stesura partecipano anche gli amici di sempre: Silvio Sircana, Angelo Rovati, Ricardo Franco Levi e Giulio Santagata) è visibile nel documentario "Lo sfidante", che ha filmato la campagna del 2006: un compendio di battibecchi, gelosie e tentativi di cercare la frase ad effetto. Berlusconi interpreta liberamente il testo, molto più del suo rivale, ma in genere ascolta con attenzione i consigli della sua squadra. Così Francesco Giro, coordinatore del partito nel Lazio, è specializzato nelle questioni cattoliche e negli attacchi a Veltroni; mentre Gianni Baget Bozzo ha il compito di elaborare i rimandi storici - Don Sturzo, Saragat, Nenni, Malagodi - usati nei discorsi più impegnati. Lo speech parlamentare più delicato del quinquennio di governo, però, l’ha scritto Gianni Letta, l’eminenza grigia che per appoggiare la guerra in Iraq riuscì a spiegare che l’Italia era a fianco degli Usa proprio per rispettare i principi pacifisti della Costituzione. Un capolavoro: pochi ghostwriter sarebbero riusciti a pattinare meglio sulle parole.