Giornali Vari, 24 settembre 2007
Anno IV - Centottantasettesima settimanaDal 17 al 24 settembre 2007Liberazione Due militari italiani rapiti in Afghanistan sabato 22 settembre sono stati liberati la mattina di lunedì 24 con un’azione del reparto italiano Col Moschin integrato da un contingente inglese
Anno IV - Centottantasettesima settimana
Dal 17 al 24 settembre 2007
Liberazione Due militari italiani rapiti in Afghanistan sabato 22 settembre sono stati liberati la mattina di lunedì 24 con un’azione del reparto italiano Col Moschin integrato da un contingente inglese. Almeno uno dei due militari italiani è ferito molto gravemente, essendo stato colpito alla testa e al torace dalle pallottole dei suoi sequestratori. Il ministero della Difesa, nel momento in cui scriviamo, non ha ancora reso note le identità dei nostri due connazionali.
Sequestro Il sequestro - sempre in base alle informazioni diffuse dal ministero della Difesa, da quello degli Esteri e dall’Unità di crisi - è avvenuto secondo le seguenti modalità. Sabato pomeriggio un convoglio afgano scortava i nostri due militari nell’area di Shindand, prossima al confine con l’Iran e a un centinaio di chilometri dalla provincia di Herat, quella che - in base agli accordi con gli alleati Nato - è stata affidata agli italiani. I nostri due militari andavano a parlare con i capi villaggio della zona, secondo una politica di riappacificazione, di riconquista della simpatia delle popolazioni locali. infatti accaduto che l’offensiva Nato contro i talebani abbia tutto sommato avuto successo e che bande di talebani in fuga si siano disperse intanto per il paese. Fanno guerriglia, o politica, ma fanno anche molta malavita o sono comunque in contatto costante con elementi malavitosi. In questa parte dell’Afghanistan «coabitano bande di ladroni, insorti, gruppi di talebani, trafficanti di droga e naturalmente diversi clan e tribù» (Guido Ruotolo). Nel 2005 vi furono 30 attentati, che sono diventati 160 nel 2006. Nei primi sei mesi di quest’anno - secondo quanto dicono i servizi segreti - vi sono stati «16 eventi terroristici significativi». Alla vittoria sul terreno da parte delle truppe straniere, è seguito dunque lo sfaldamento nel rapporto con la popolazione locale, costretta a vivere in condizioni di sicurezza assai precarie. Per questo, gli stessi militari non addetti a compiti di guerra (come i duemila del nostro contingente) dedicano gran parte del loro tempo al rapporto con la popolazione. E proprio per questo (per coltivare il rapporto con la popolazione) i due italiani in questione stavano andando a parlare con i capi-villaggio. Senonché, durante il tragitto, qualcosa è successo: la Toyota Corolla e il gippone Surf su cui stavano i due sono usciti dal convoglio e se ne sono perse le tracce. Le telefonate che, a ore fisse, i nostri militari dovevano fare per rassicurare tutti sul loro stato di salute non sono arrivate. E quindi, nella tarda serata di sabato, il governo italiano ha preso atto che un sequestro era avvenuto.
Governo Per tutta la giornata di domenica, il ministero degli Esteri e il ministero della Difesa non hanno fatto trapelare notizie, sperando di risolvere la cosa in poche ore. I due militari - come si è capito poi - sono funzionari dei nostri servizi segreti, bisognosi di una tutela particolare e, insomma, tali che persino la diffusione della loro identità è una faccenda delicata. Mentre a Roma il capo del Pdci Diliberto cominciava la sua guerriglia politica dichiarando che si doveva ritirare subito il nostro contingente, Prodi e D’Alema - a New York per una sessione delle Nazioni Unite dedicata alla pena di morte - percepivano di non poter contare sulla solidarietà di un tempo, quella che aveva portato alla liberazione - sia pure sanguinosa - di Daniele Mastrogiacomo. Gli americani - contrarissimi a qualunque trattativa con i rapitori - non avrebbero fatto finta di non vedere, come l’altra volta. E il presidente afgano Karzai non avrebbe liberato nessun guerrigliero prigioniero in cambio degli ostaggi. Il governo sapeva che sarebbe uscito dai guai solo se avesse impedito ai predoni autori del sequestro di vendere gli ostaggi ai talebani, evento che avrebbe complicato enormemente il seguito della vicenda. E così hanno preso una decisione molto rara dalle nostre parti: andare all’attacco. I nostri servizi avevano individuato, nella provincia di Farah, la palazzina che era stata adibita a prigione e l’hanno assaltata fra le quattro e le cinque di mattina di lunedì, dopo aver neutralizzato i guardiani che, a bordo di un’auto, vigilavano all’ingresso. Hanno ucciso almeno cinque banditi, ma i sequestratori - per rappresaglia - hanno sparato sui due prigionieri ferendone uno in modo grave. Nel momento in cui scriviamo non si hanno altre notizie.
Camera Il bilancio della Camera mostra che, rispetto al 2006, le spese sono passate da 981 milioni e 20 mila euro a un miliardo 11 milioni e 505 mila euro, +3,11 per cento. Per il 2008, si prevede di passare a un miliardo 32 milioni e 670 mila euro. E nel 2009 a un miliardo 73 milioni e 755 mila euro. In tutto +9,2% rispetto al 2006. L’indennità dei parlamentari, che tutti giuravano sarebbe stata tagliata, crescerà invece del 2,77% (un punto più dell’inflazione). I vitalizi - cioè le pensioni che si incassano con almeno mezza legislatura alle spalle - cresceranno del 2,93 per cento. E gli stipendi del personale - già denunciati dall’Espresso (un barbiere del Senato a 133 mila euro lordi l’anno, +36 mila rispetto al lord Chamberlain della monarchia inglese; un ragioniere della Camera a 238 mila, 20 mila più del presidente Napolitano) - saliranno nel 2007 del 3,73%. In crescita anche gli affitti dei palazzi e i costi straordinari che l’anno scorso erano stati imputati al cambio di legsilatura: la voce è rimasta in vigore anche quest’anno che cambi di legislatura non ce ne sono stati. Ma, da 45 mila euro, è passata a 100.000.
Prodi «...Che senso ha allora, anche per lei personalmente, continuare a tergiversare, a durare per il gusto di durare? Che gliene importa di passare da un caso Visco a un caso Rai, da un caso Vicenza a un caso Telecom, lungo un percorso di consunzione esposto a ogni ricatto, a ogni agguato, a ogni intemperanza, a ogni vaffanculo?...» (Giuliano Ferrara, sul Foglio dei Fogli di lunedì 24 settembre, esorta Romano Prodi a dare le dimissioni).
Crisi Prodi è di nuovo in un momento molto difficile: giovedì, in un convulso dibattito al Senato sulla Rai, il governo ha ritirato la sua risoluzione per non vedersela bocciare. Fassino ha gridato che una crisi porterà a elezioni anticipate e non a un nuovo governo istituzionale. Mastella chiede verifiche. Dini ha annunciato che non entrerà nel Partito democratico e che valuterà di volta in volta se votare o no a favore dell’esecutivo, posizione che molti interpretano come un passaggio di fatto a Berlusconi. Intanto Grillo continua a tempestare di accuse la cosiddetta casta, raccogliendo a quanto pare consensi sempre più ampi tra la gente qualunque.
Miss Italia La prima serata di Miss Italia è stata movimentata da una lite in diretta tra Mike Bongiorno e Loretta Goggi: Mike ha passato la prima mezz’ora a chiacchierare in diretta con Fiorello e solo alla fine ha chiamato la Goggi. Costei è piombata sul palco furibonda, accusando il vecchio presentatore di averla trattata come una valletta. Sono seguite amarezze varie, lacrime, interviste e pettegolezzi. Lo share è schizzato in alto, la Goggi, saputo che un abbandono del programma avrebbe provocato una penale assai salata, s’è rimessa in riga.