Fabio Pozzo, La Stampa 3/10/2007, pagina 25., 3 ottobre 2007
Il risparmio socialmente irresponsabile. La Stampa, mercoledì 3 ottobre Dan Ahrens, manager di Dallas, Texas, quando lanciò il Vice Fund, fondo del vizio, nel 2002, puntando su società di armamenti, tabacco, alcolici e gioco d’azzardo, probabilmente non immaginava che la sua idea sarebbe diventata davvero una «macchina da soldi» e che avrebbe avuto un rendimento medio nei cinque anni a venire del 18%, con una performance record del 34%
Il risparmio socialmente irresponsabile. La Stampa, mercoledì 3 ottobre Dan Ahrens, manager di Dallas, Texas, quando lanciò il Vice Fund, fondo del vizio, nel 2002, puntando su società di armamenti, tabacco, alcolici e gioco d’azzardo, probabilmente non immaginava che la sua idea sarebbe diventata davvero una «macchina da soldi» e che avrebbe avuto un rendimento medio nei cinque anni a venire del 18%, con una performance record del 34%. Ma credeva fermamente che le società «politicamente scorrette» sarebbero state impermeabili alla crisi e che avrebbero fronteggiato i venti di recessione. Per convincere gli investitori, Ahrens scomodò addirittura Abramo Lincoln, riportando una frase del presidente sul prospetto informativo del fondo. Letteralmente: «Non mi fido delle persone che non hanno vizi. Solitamente hanno anche poche virtù». Ma forse, lo slogan migliore resta quello del finanziere Burton D. Morgan, il primo che a Wall Street puntò sui «sin fund», i fondi del peccato, lanciandoli nel 1979. «Puoi scegliere se far soldi o aiutare l’ambiente ed essere un bravo cittadino. Ma non puoi fare tutte queste cose insieme. Io so fare soldi». Morgan, poi, cambiò nome alla sua creatura, perché quel richiamo al peccato non piaceva a Sir John Templeton, il guru del «fund management», e optò per «funshares». Ma il concetto non cambia. Oggi, i fondi del vizio sono entrati a far parte del panorama finanziario internazionale. E tutto sommato, accettati. Negli Stati Uniti come in Europa. Anche perché registrano performance che si mantengono ben al di sopra di tutti gli altri settori, compreso quello della finanza «socialmente responsabile» d’ispirazione cattolica, e più in generale dello Standard & Poor’s 500, l’indice di riferimento americano. Possono essere, insomma, per chi non bada all’etica, una risposta sì ai venti di recessione - Ahrens dixit, ma anche ai più recenti terremoti che hanno sconquassato il mercato dei mutui e quello dei titoli derivati. Il perché, lo ha spiegato senza tanti giri di parole Richard Craven, agente di borsa britannico, Ceo del Money Portal Group, in occasione del lancio del primo «fondo del vizio» europeo (Willis Owen): «Potrà anche essere politicamente scorretto, ma sappiamo tutti che sesso, droga e rock-and-roll si vendono bene». E le armi? Charles L. Norton, co-manager di Vice Fund, forse l’offerta oggi più sofisticata della finanza «socialmente irresponsabile», è ancora più chiaro. Basta leggere sempre nel prospetto informativo del fondo: «Afghanistan, Iraq, Iran, Corea del Nord: ci sono buoni motivi per investire nella difesa. Forse in un mondo perfetto l’industria degli armamenti non dovrebbe esistere. Nell’attesa di questa perfezione, meglio avere un po’ di azioni giuste nel portafogli». Nel caso di Norton, queste azioni si chiamano Lockheed Maryin, Raytheon, Unithed Technologies. Ma anche L-3 Communications Holding, presente in Iraq con il distaccamento Military Professional Resources, che aveva sino all’anno scorso 5 mila «contractor» (l’esercito parallelo ai marines) al servizio del ministero della Difesa iracheno, con delega alla pianificazione strategica del conflitto. Norton, che prima di arrivare a Vice Fund era stato vicepresidente dell’hedge fund newyorkese Gotham Capital Management e analista alla Smith Barney, fa anche un’altra riflessione. Condivisa, per altro, dagli analisti finanziari. La sintesi: in tempi difficili, come i nostri, la gente è depressa, rifugge dalla politica e tende a bere, fumare e flirtare (ma non è questo il verbo che usano) di più. Non è un caso, dunque, se oltre il 50 per cento del portafoglio azionario del suo fondo sia formato - oltre a quelli della Boeing - dai titoli di colossi delle sigarette come Altria, British Amer Tobacco, Loews Carolina Group, oppure da «big company» del comparto alcolici tipo Diageo, Heineken e InBev. A completare il bouquet, poi, il gioco d’azzardo, con Las Vegas Sands, Mgm Mirage, Wynn Resorts. Attualmente Vice Fund, che è quotato al Nasdaq, gestisce un patrimonio - tra azioni, bond e contanti - di oltre 131 miliardi di dollari. I suoi risultati sono più che dignitosi. Ha un rendimento negli ultimi 365 giorni dell’11,65%, uno medio negli ultimi cinque anni del 18,1%; un ritorno annuale del 34,3% come risultato migliore, registrato nel 2003 e del 6,4% quello peggiore, di due anni fa. Rispetto agli altri fondi della sua categoria, quella dei «large blend», nell’ultimo anno ha reso il 6,5% in più. Una percentuale che si ripete confrontando la stessa performance di Vice Fund con quella dello Standard & Poor’s 500. Norton, che dice di non fumare, bere saltuariamente e giocare d’azzardo un paio di volte l’anno, in definitiva ha ragione quando dice che l’obiettivo di un fondo è semplicemente «fare denaro». Fabio Pozzo