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 2007  ottobre 03 Mercoledì calendario

Obama si chiama Hussein, ma non è musulmano. Corriere della Sera 3 ottobre 2007. I presidenti Usa sono stati finora (maschi) wasp (white, anglo-saxon, protestant), talora wasc (catholic) come John Kennedy

Obama si chiama Hussein, ma non è musulmano. Corriere della Sera 3 ottobre 2007. I presidenti Usa sono stati finora (maschi) wasp (white, anglo-saxon, protestant), talora wasc (catholic) come John Kennedy. Hillary Rodham Clinton è (woman) wasp. Barack Hussein (!) Obama, invece, è baam (black, afro-american, muslim). Gli Usa sono pronti al cambiamento: (solo) donna o, addirittura, nero e musulmano? Lucio Di Nisio Caro Di Nisio, ricordo ai lettori che l’espressione «bianco, anglosassone, protestante » e il suo acronimo inglese «wasp» divennero popolari negli ultimi decenni dell’Ottocento quando servirono a coloro che se ne fregiavano per distinguersi dagli immigrati di origine irlandese, mitteleuropea, mediterranea, slava, e di religione cattolica, ortodossa o ebraica che cominciarono a sbarcare, sempre più numerosi, sulle coste del continente americano. Usata nel suo senso più stretto, l’espressione «wasp» non si applica quindi ai presidenti di origine tedesca (Eisenhower, Nixon), a John F. Kennedy, che non era né anglosassone né protestante, e a Spiro Agnew, il vice presidente di origine greca del secondo mandato di Nixon. Vi è già stata quindi, soprattutto, dopo la seconda guerra mondiale, una certa evoluzione. Ma è certamente vero che i mutamenti nei prossimi anni potrebbero essere ancora più importanti. Non sappiamo chi entrerà alla Casa Bianca dopo la fine della presidenza Bush. Ma è probabile che la Convention democratica debba scegliere fra due candidati molto innovativi: una donna (Hillary Clinton) e un «meticcio » di padre keniota e madre americana (Barack Obama). Non vi sarà tuttavia, se la scelta cadrà su Obama, un candidato musulmano. Le illazioni cominciarono quando un esponente del partito repubblicano osservò pubblicamente che il nome completo del giovane senatore democratico è Barack Hussein Obama. Qualche giornalista cominciò a scherzare pesantemente sull’assonanza fra Obama e Osama, e un presentatore della Cnn dovette scusarsi pubblicamente per avere mandato in onda un’immagine di Osama bin Laden sotto la quale era scritto in grandi lettere: dov’è Obama? In un bel profilo biografico apparso recentemente presso la Utet («Barack Obama, la rock star della politica americana »), Guido Moltedo e Marilisa Palumbo ricordano che una cronista del New York Times, con una mossa ironicamente provocatoria, telefonò al quartier generale di Obama per sapere quale fosse l’esatta grafia del suo secondo nome. Senza esitare, la persona interpellata rispose: «Come quella del dittatore». Obama intendeva smontare le speculazioni dimostrando che non aveva nulla da nascondere. Le speculazioni, tuttavia, continuarono a circolare. Nella famiglia di Obama vi sono certamente due musulmani: il padre keniota e, dopo il secondo matrimonio della madre, il patrigno indonesiano. Si disse che a Giacarta, dove la nuova famiglia si era trasferita dopo il divorzio, Obama aveva frequentato una madrassa. Secondo Moltedo e Palumbo, la Cnn mandò nella capitale indonesiana, per verificare la notizia, un reporter che incontrò il vicedirettore della scuola dove Obama aveva studiato. Gli fu risposto che la scuola era laica e che l’Islam era insegnato nelle ore di religione perché quella era la confessione della maggioranza degli studenti. Vi fu poi, per chiudere il caso, un comunicato stampa dell’ufficio di Obama in cui si dichiarava che il bambino Barack, durante il suo soggiorno in Indonesia, aveva studiato per due anni in una scuola cattolica e per altri due in un istituto pubblico. Ma lo stesso Obama, in un’altra circostanza, avrebbe detto di avere studiato per due anni in una scuola cattolica e per due anni in una scuola musulmana. L’incontro con la fede avvenne più tardi, a Chicago. In un libro parzialmente autobiografico intitolato «The Audacity of Hope » (l’audacia della speranza), Obama raccontò di essere stato colpito dalla fede religiosa dei suoi amici e di avere cominciato a visitare una parrocchia battista della United Church of Christ, frequentata soprattutto da afroamericani. possibile che Obama fosse sino a quel momento agnostico e che la «conversione » sia stata una scelta di opportunità dettata dal convincimento che un uomo pubblico, negli Stati Uniti, deve apparire credente e comportarsi come tale. Ma questi sono affari di coscienza nei quali non sarebbe giusto entrare. SERGIO ROMANO