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 2007  ottobre 03 Mercoledì calendario

3 ARTICOLI

Mais, patate «super» e barbabietole Ogm, l’Europa decide nuovi «sì». Corriere della Sera 3 ottobre 2007. BRUXELLES – La già molto discussa linea della Commissione europea a favore dell’avanzata degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) si scontra con l’opposizione in arrivo dall’Italia, pronta a difendere il modello agro-alimentare di qualità. L’intervento italiano, stimolato dal movimento «ItaliaEuropa liberi da Ogm», rinforza il contenzioso aperto con Bruxelles sullo stesso argomento dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Inoltre sta evidenziando l’esistenza di dissensi interni nella stessa Commissione presieduta dal portoghese Josè Manuel Barroso, proprio mentre è in discussione il via libera a cinque nuovi prodotti transgenici: una «superpatata», una barbabietola da zucchero e tre tipi di mais transgenici.
Il movimento «ItaliaEuropa liberi da Ogm» punta a frenare gli euroburocrati della Commissione sollevando l’interesse popolare sulla problematica del «cibo Frankenstein». Conta su appoggi nel governo Prodi e in uno schieramento politico bipartisan, che va dal sindaco di Roma Walter Veltroni fino all’ex ministro Gianni Alemanno di An. Ma a sospingerlo sono soprattutto associazioni dei coltivatori e dei consumatori, movimenti ambientalisti, scientifici, culturali, cooperativi, umanitari e circoli di buongustai.
Finora la Commissione europea ha utilizzato un criticatissimo cavillo burocratico per approvare l’importazione in Europa di prodotti Ogm delle multinazionali Usa del settore, nonostante l’opposizione di una maggioranza di Paesi europei e di una grande massa di cittadini. In pratica nelle riunioni dei ministri europei gli Ogm non riescono a ottenere l’approvazione. Ma il fronte dei Paesi contrari raggiunge la maggioranza semplice e non quella qualificata, necessaria per il «no» definitivo. A questo punto la decisione passa alla Commissione, che la emette dopo una attenta valutazione degli interessi dei cittadini europei. Finora l’istituzione di Bruxelles ha favorito le multinazionali Usa del transgenico e ha trascurato gli allarmi lanciati da esperti scientifici e dalle associazioni ambientaliste europee, che ritengono troppo trascurati dagli euroburocrati i «principi di precauzione » a tutela della salute dei cittadini.
Il governo Prodi si è schierato contro gli Ogm nei consigli dei ministri, rispettando l’impegno preso durante la campagna elettorale. Ma il ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro è stato accusato di comportamento «ambiguo». Il primo a contestare frontalmente la Commissione è stato il presidente francese Sarkozy, che ha annunciato di non volere riconoscere nel suo Paese le autorizzazioni di Bruxelles per l’insufficiente rispetto del «principio di precauzione ». I governi di Gran Bretagna e Olanda, che sono quasi sempre schierati in sintonia con quello degli Stati Uniti, appoggiano l’avanzata nell’Ue dei prodotti transgenici. La Germania ha aderito al fronte pro-Ogm per favorire la multinazionale chimica tedesca Basf, che ha chiesto l’autorizzazione per la patata transgenica.
Questa «superpatata», così ribattezzata per la forte componente di amido utile agli usi industriali, sta provocando una battaglia decisiva all’interno dello scontro complessivo perché sarebbe il primo Ogm a ottenere il via libera di Bruxelles per la coltivazione sul territorio dell’Ue. Finora le approvazioni avevano riguardato solo le importazioni. La Commissione, a sorpresa, si è divisa al suo interno sulla «superpatata ». Il commissario per l’Ambiente, il greco Stravos Dimas, appare preoccupato dagli allarmi degli scienziati, che attribuiscono alla patata Amflora della Basf rischi di inquinamento di altre coltivazioni e la possibilità di rendere il corpo umano resistente ad antibiotici considerati essenziali per combattere gravi malattie.
Ivo Caizzi


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Il «referendum bio» divide già il Pd: Veltroni firma, Letta no. ROMA – L’intenzione è quella di arrivare a tre milioni di firme. Ma l’obiettivo vero è costringere i politici a prendere posizione su un tema difficile, sul quale molti preferiscono non parlare e tanti altri nascondersi dietro il fumo del linguaggio di Palazzo. Da due settimane è partita la consultazione nazionale sugli organismi geneticamente modificati.
Una sorta di referendum privato, lanciato da Mario Capanna, l’ex leader del movimento studentesco che da qualche anno si batte contro gli Ogm e le pressioni delle multinazionali. «Vuoi che l’agroalimentare – si chiede ai firmatari – il cibo e la sue genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?». Tra i primi politici a firmare Walter Veltroni, sabato scorso. Annuncia il suo no, invece, Enrico Letta, rivale (sponda Margherita) del sindaco di Roma nella corsa alla segreteria del Partito democratico: «Non firmerò – dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – perché credo che su questo tema ci debba essere sì una grande precauzione. Ma bisogna evitare anche una ideologica e generalizzata demonizzazione ». Non è una sorpresa. Prudenti aperture erano già arrivate in passato da Letta. «Bisogna smetterla – aveva detto due anni fa – di definire prodotti Frankenstein gli Ogm. Così si distruggono tanti studi che possono essere utilissimi». Ex ministro dell’Industria, buoni rapporti con il mondo produttivo (non solo del piccolo è bello), forse Letta dice quello che alcuni pensano ma non dicono, vista la scarsa popolarità del tema. Al referendum di Capanna hanno aderito una trentina di associazioni del mondo dell’agricoltura, dell’ambientalismo e della piccola impresa come Cia, Coldiretti, Confartigianato, Wwf, Legambiente e Greenpeace. In passato alcune di queste sigle hanno accusato di «ambiguità » Paolo De Castro, ministro dell’Agricoltura e uomo di fiducia di Romano Prodi. E anche il presidente del Consiglio, ai tempi di Bruxelles, era stato criticato dalle associazioni ambientaliste che gli attribuivano una linea troppo «morbida » sulla questione.
De Castro non ha messo il suo nome sotto l’appello-referendum. Ha ancora un mese e mezzo di tempo per farlo perché le firme saranno raccolte fino al 15 novembre. Ma il ministero dell’Agricoltura ha dato il suo patrocinio all’iniziativa di Capanna, contribuendo anche economicamente. Nel comitato che ha organizzato la consultazione si torna a parlare di «atteggiamento ambiguo », in ogni caso lontano dal no agli Ogm senza se e senza ma imbracciato da tutti i partiti della sinistra radicale. Un tema, quello degli Ogm, che divide la politica, ma anche il mondo dell’agricoltura. Il referendum di Capanna è promosso dalla Cia, la Confederazione italiana agricoltori e dalla Coldiretti. Non c’è invece Confagricoltura, dove più forte è la rappresentanza dei grandi produttori.
Lorenzo Salvia


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Testa: «Basta pregiudizi, il progresso non è nemico». ROMA – «Tutti noi siamo per la difesa delle nostre tradizioni alimentari ma il no agli Ogm si è ormai radicalizzato. Ci sono prospettive che dovrebbero stare a cuore dello stesso mondo ambientalista». Un mondo conosciuto bene da Chicco Testa, oggi presidente di Roma Metropolitane, già numero uno di Legambiente e dell’Enel e deputato prima per il Pci poi per il Pds.
Di quali prospettive parla?
«Penso ai prodotti vegetali che possono essere utilizzati per i biofuel, i carburanti puliti. Colture che con gli Ogm potrebbero rendere di più, evitando che la domanda crescente si trasformi in un aumento del prezzo, ad esempio, della pasta o del mais».
 un atteggiamento simile a quello che abbiamo visto per il nucleare?
«Vedo la stessa regressione oscurantista che affligge da anni il nostro Paese. Un sentimento di pregiudizio e di ripulsa per l’innovazione tecnologica in cui si sposano radicalismi opposti, quello di tradizione religiosa e quello dell’estrema sinistra.
Un’impostazione che vede il progresso come un nemico e che chiude gli occhi davanti alle tecniche che possono aiutare l’ambiente».
Non firmerà l’appello di Capanna, dunque.
«Non lo so, non credo. Credo sia necessaria una valutazione caso per caso. Altrimenti corriamo il rischio di essere esclusi ancora una volta dai progressi che invece migliorano la vita degli altri Paesi».
Lorenzo Salvia