Varie, 1 ottobre 2007
MANFREDI
MANFREDI Gianfranco Senigallia (Ancona) 26 novembre 1948. Cantante. Autore di fumetti ecc. «Negli anni Settanta cantava di ”crisi strutturale nata con il capitale” su un’arietta rossiniana da opera buffa. La sua canzone Ma chi ha detto che non c’è divenne un inno del ”77, di quel movimento studentesco tra anarchici e indiani metropolitani. Trent’anni dopo in pochi ricordano il cantautore Gianfranco Manfredi, che nel frattempo ha scritto romanzi di successo e sceneggiature cinematografiche, e ha persino recitato da protagonista in un film al fianco di Nastassjia Kinski. Oggi il nome di Manfredi rimanda semmai a un fumetto mensile di culto tra i più giovani e tra gli appassionati di ogni età che s’intitola Magico Vento, venduto con una media tra le 40 e le 50 mila copie a numero, di cui è protagonista un uomo bianco adottato dai Sioux (ha le sembianze dell’attore Daniel Day Lewis), diventato sciamano grazie alla sua facoltà di intuire il futuro. [...] ”L’80 per cento di chi legge i miei fumetti non sa che scrivevo canzoni. Ma prima che cantante io ero uno scrittore e componevo canzoni per altri, per la Pfm, per Ricky Gianco, e per Mia Martini per cui scrissi Io donna, io persona. Poi è accaduto che alcuni brani erano così personali che Nanni Ricordi mi chiese di cantarle da me. Ma non ho mai amato la canzone politica, mi piacevano di più le canzoni militanti classiche di Giovanna Marini, il folk. Certo, raccontavo la violenza di quegli anni ma anche nei gesti più violenti covava un’utopia. E non facevo proclami, nelle mie canzoni c’era tenerezza, ironia, come in ”Che’ Brambilla che partito per la Cina si ferma in Valtellina senza benzina. Non ho mai voluto fare il cantante professionista, non accettavo la promozione, mi seccava: un conto cantare per il movimento, un conto in un teatro dove ti applaudono perché hanno pagato”. Dapprima cinema e romanzi, poi l’incontro con il fumetto. ”Ho cominciato nel ”91. Ma l’appuntamento fatale avvenne nel ”74 per il mio primo disco La crisi, che in copertina aveva un disegno di Guido Crepax. All’epoca c’era molta vicinanza tra musica e fumetto, non solo a Bologna ma anche a Milano intorno alle redazioni di Linus e di Alter Alter. Il passaggio dal cinema al fumetto coincise con la fine degli spaghetti western e del genere horror e l’affermazione della commedia erotica, che non m’interessava. Un senso di frustrazione che mi portò a scrivere i romanzi Magia rossa e Ultimi vampiri [...] in Magico Vento ho incendiato Chicago, nel cinema non me lo avrebbero lasciato fare, sarebbe costato troppo”» (Carlo Moretti, ”la Repubblica” 1/10/2007).