Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 01 Lunedì calendario

STASI Alberto

STASI Alberto Milano 6 luglio 1983. Unico indagato per il delitto della fidanzata Chiara Poggi (Garlasco, Pavia, 13 agosto 2007). Arrestato il 24 settembre 2007, fu rilasciato quattro giorni dopo per insufficienza di prove. Intervenendo personalmente all’udienza, il 28 marzo 2009 richiese il procedimento con rito abbreviato. Processo iniziato il 9 aprile 2009, il 30 dello stesso mese il giudice Stefano Vitelli richiese ulteriori accertamenti. Assolto per «indizi insufficienti» nel processo con rito abbreviato (17 dicembre 2009, i pm avevano chiesto la condanna a 30 anni di reclusione), assolto anche in secondo grado (6 dicembre 2011) • «A Garlasco più del castello medioevale o del teatro Martinetti colpisce la densità dei bar: dicono 36, circa uno ogni 260 abitanti, 15 solo sul corso principale. E lavorano tutti. Dunque è nei bar che respiri l’umore della comunità e capisci che i garlaschesi il loro colpevole l’avevano già additato il giorno dopo l’omicidio di Chiara Poggi, 26 anni: il fidanzato Alberto Stasi, il primo indagato dell’inchiesta, studente bocconiano con laurea in vista. Il prete il giorno del funerale ha preferito ignorarlo, mentre abbracciava i parenti. Qualcosa lega la tragedia a quelle di altri piccoli paradisi perduti della provincia, da Erba a Cogne, da Novi Ligure a Casalbaroncolo. Ma non è solo la scena del crimine, una villetta a due piani con l’aiuola ordinata, a rendere simile Garlasco e il suo giallo di Ferragosto a tutti i più celebri delitti dello Strapaese. No, a unirli c’è dell’altro. Per esempio la difesa della comunità contro l’ombra che ha macchiato l’innocenza del paese. Non ufficiale, ma sussurrata a mezza bocca. “Gli Stasi? Non è gente di qua. Bravissime persone, ma...”. Ma, ecco il punto. Non era di Cogne nemmeno Anna Maria Franzoni, Erika ha il padre calabrese, il presunto assassino del piccolo Tommy è siciliano. Pure Olindo Romano e Rosa Bazzi non sono nati a Erba. Insomma, tutti “furest”. I garlaschesi Alberto Stasi non l’hanno visto crescere e per questo non si sono fidati di lui fin dall’inizio di questa storia. [...] Il suo sguardo trasparente, su giornali e tv, ha subito assunto una fissità “glaciale”. Sin dai primi giorni nei bar la gente recitava a memoria le contraddizioni della sua versione: una, due, tre... A Garlasco chi cercava notizie su di lui rincorreva un fantasma. La zazzera chiara e gli occhi azzurri lo rendevano ancora più impalpabile, invisibile. Probabilmente perché studiava fuori sede e a Garlasco ci è arrivato già grandicello, in tempo per finire il liceo scientifico a Mortara. Comunque in paese, dopo le prime ore in cui gli amici gli sono stati vicino e lo hanno difeso con i giornalisti, quasi tutti gli intervistati hanno iniziato a ricordarlo “solo di vista”. Arianna, una coscritta del 1983, lunedì 21 agosto raccontava così la festa alla pizzeria Lo scoglio per il diciottesimo compleanno della loro leva: “Abbiamo bevuto molto, di lui non ricordo quasi niente. Non era particolarmente appariscente”. [...] papà Nicola è originario di Ruvo di Puglia (Bari), anche se ora la sua vita è al Nord. Sulla rubrica telefonica del paese ci sono cinque Nicola Stasi, proprio come il padre di Alberto. Ma si tratta solo di omonimie. I parenti più vicini si occupano di auto come i cugini del Nord. Una zia, Rosa La Mura, li ricorda così: “Il nonno, Rocco, ha lavorato per anni in Africa, faceva il camionista, poi è morto e Nicola e il fratello Luigi si sono trasferiti vicino a Milano con la mamma”. In Lombardia Nicola, negli anni Settanta, conosce Elisabetta Ligabò, milanese di nascita, del 1956. Poi il matrimonio, la casa a Sesto San Giovanni, in via Gioberti, la nascita di Alberto. Dal 1982 al 1990 Nicola manda avanti la Autoricambi Segrate, nell’omonimo comune. In quegli anni la famiglia Stasi si trasferisce a Liscate (Milano) in via Don Bosco, in una palazzina senza pretese. [...] Alberto studia a Milano, dai salesiani, raggiungendo sempre il massimo dei voti. Nel 1998 la svolta: Nicola apre una rivendita di autoaccessori sul corso principale di Garlasco, la Nuova Invernizzi srl. Il figlio si trasferisce al liceo scientifico di Mortara. Chi gli affitta i muri del negozio ricorda così i nuovi arrivati: “Persone onestissime” assicura Guglielmina Massa, lontana parente anche di Chiara. [...] Gli affari sembrano andare bene. Nel settembre 2002 Nicola avvia un’altra attività a Milano, in via Metauro 5, periferia ovest. È l’avventura della Nibe srl, società di “compravendita di beni immobili su beni propri” che si interrompe nel 2004 con la messa in liquidazione. L’unica attività di famiglia restano gli autoaccessori e [...] gli Stasi trasferiscono la rivendita in un capannone alle porte di Garlasco, in via Tramia, che per ora, visto il bilancio sul filo del rosso (meno 2 mila euro nel 2006), fatica a ingranare. [...]» (Giacomo Amadori, “Panorama” 30/8/2007).