Alessandra Mangiarotti, Corriere della Sera 1/10/2007, 1 ottobre 2007
La hostess in divisa saluta i passeggeri e li invita ad allacciare le cinture di sicurezza per il decollo
La hostess in divisa saluta i passeggeri e li invita ad allacciare le cinture di sicurezza per il decollo. Roba da non credere: tutti pendono dalle sue labbra, ubbidiscono all’istante, nessuno fiata, nessuno si lamenta per il posto non gradito, nemmeno l’omone incastrato nell’ultima fila della classe economica. Paura? Nossignori, candida meraviglia per il miracolo che si sta per avverare: benvenuti a bordo dell’Airbus A300 di Mr Gupta, il primo aereo che non regala miglia tra le nuvole ma sogni. Anzi, il sogno: provare l’ebbrezza di un viaggio in aereo. E poco importa se il velivolo ha un’ala rotta, la coda spezzata e l’unica a decollare è la fantasia. In un Paese come l’India, dove solo un cittadino su cento ha volato, beh, l’aura romantica del viaggio in aereo resiste. E il sogno si insegue anche così. Acquistando con 150 rupie (circa tre euro, «ma ognuno paga quello che può») un biglietto per salire sull’aereo che non decolla mai. Benvenuti a bordo del Gupta- Airbus, benvenuti alla periferia di New Delhi. Quartiere di Dwarka. Poche centinaia di metri dall’aeroporto. lì, su un terreno senza forme e colori circondato da edifici diroccati, che è parcheggiata la macchina dei sogni di novanta indiani su cento. Mr Bahadur Chand Gupta è un ingegnere ex pilota dagli occhi che luccicano ancor più di quelli dei suoi passeggeri. Dopo aver indossato per anni la divisa della Indian Airlines, nel 2003 ha comprato l’Airbus dalla compagnia di assicurazioni Llyod’s. Voleva usarlo solo per formare piloti e hostess, il mercato delle low cost sta esplodendo, gli uomini dei cieli vanno a ruba. Poi però è arrivata anche l’intuizione. Si è ricordato di tutti gli amici che gi avevano chiesto di poter salire a bordo. Ma soprattutto di quando era bambino e dal suo piccolo villaggio nell’Haryana guardava gli aerei in cielo come fossero divinità con le ali: inarrivabili. «Bene – sorride ora Mr Gupta ”, dopo aver realizzato il mio sogno di bambino ho voluto concretizzare quello degli altri». Proporre un viaggio virtuale a chi non può permettersi un vero biglietto aereo. «Intere scolaresche e persone che hanno attraversato tutto il Paese per riuscire a salire a bordo», dice lui orgoglioso. «Ogni sabato sono circa una quarantina a prendere il volo». Ed eccoli lì i passeggeri del Gupta-Airbus, gli uomini con la camicia buona, le donne con tanto di sari di seta e gioielli. In fila per il check-in, poi per i controlli di sicurezza, quindi emozionati mentre scalino dopo scalino si avvicinano al loro sogno. Arora, casalinga di Gurgaon, tiene per mano la figlioletta: «In famiglia solo mio padre ha volato, non posso far crescere la mia bambina senza che veda almeno cos’è un aereo». Ajay di strada per inseguire il suo sogno ne ha fatta poca, pulisce le camere di un hotel che confina con l’aeroporto al ritmo di decolli e atterraggi: «Li riconosco dal rumore quei bestioni, ma non ne avevo mai visto uno da vicino. Tutto fantastico: gli spuntini e soprattutto le hostess». Il comandante Mr Gupta dà loro il benvenuto affacciato al cockpit, la capo cabina Mrs Gupta indica a ciascuno il proprio posto, altri cinque aspiranti steward e hostess aiutano i passeggeri a mettere nelle cappelliere i bagagli. «Prego, allacciate le cinture di sicurezza». Si parte, almeno con la fantasia, aiutati dal rombo dei jet che decollano poco lontano. Fuori il paesaggio è sempre lo stesso, ma dentro tutto si svolge come in un volo reale. Le hostess passano con il carrello delle bevande. Il capitano dall’altoparlante avverte: «Stiamo per attraversare una leggera turbolenza, vi preghiamo di restare seduti». Tutto come in un viaggio vero, con l’aggiunta di quell’imprevisto che nella realtà nessuno vorrebbe mai sperimentare: la simulazione di un incidente aereo. «Il momento più apprezzato dai ragazzi delle scuole», spiega Mr Gupta. «Dovreste vederli alle prese con le maschere d’ossigeno e con i giubbini salvagente... ». «Fantastico», s’illumina il piccolo Mohanish. « la prima volta che salgo su un aereo e non ho avuto nemmeno paura». Mondo virtuale e sensazioni reali si confondono. Fino al momento dell’atterraggio, e oltre. Jasmine non è una bambina, è una giovane insegnante. Per l’occasione ha indossato un sari giallo, l’abito delle grandi occasioni. Prima di salire a bordo del Gupta- Airbus aveva visto gli aerei solo nei film. Con un sorriso slaccia la cintura di sicurezza e sorride al suo battesimo dell’aria: «Adesso posso dire di aver volato. ancora più bello di quanto potessi immaginare ». A bordo le hostess aiutano con i bagagli e danno da bere