Fabrizio Dragosei, Corriere della Sera 1/10/2007, 1 ottobre 2007
MILANO
Il ruolo delle Ferrovie? «Certamente i treni, ma penso anche alla logistica, ai porti. Insomma a diventare il motore delle infrastrutture sul territorio, convinto come sono che proprio sulle infrastrutture e sui servizi si gioca la crescita e il futuro del nostro Paese». Le tariffe? «Se mi guardo intorno vedo che le nostre sono le più basse d’Europa a parità di qualità: il governo deve scegliere che tipo di servizio universale vuole da noi». I rapporti con i privati? «Il patto di sindacato di Grandi Stazioni è scaduto. I conti non sono in linea. Gli obiettivi non sono stati raggiunti.
Quindi la società vale meno di quanto dovrebbe essere. In queste condizioni non si può vendere ».
un Mauro Moretti a tutto campo, l’amministratore delegato delle Fs che parla di presente e di futuro dell’azienda segnale che lo ha reso inattaccabile: ha cominciato dal suo portafoglio, dandosi uno stipendio di 650 mila euro l’anno (il suo predecessore, Elio Catania, dopo due anni di lavoro se n’è andato con 8 milioni). «E i dirigenti hanno subito capito che adesso tira aria nuova: il 98% dei nostri manager ha rinunciato al premio 2006, per 15-20 mila euro. Non sono grandi cifre. Ma il messaggio è stato ricevuto ».
La Finanziaria varata l’altra notte stanzia più di un miliardo ai trasporti ferroviari: 800 milioni per le ferrovie e 235 per le infrastrutture. soddisfatto?
«Avevo mandato una lettera ai ministri Tommaso Padoa-Schioppa e Alessandro Bianchi per mettere nero su bianco quello che penso: in mancanza di soldi per i servizi resi, datemi l’elenco di che cosa tagliare. Dai dati noti c’è una disponibilità, ma non si riesce a capire bene la destinazione degli stanziamenti».
già pronto a battere di nuovo il tasto delle tariffe?
«Dati alla mano, le nostre sono sempre le più basse: nel 2006 la nostra tariffa media era di 3 centesimi per passeggero a chilometro, quando in Germania la Deutsche Bahn chiede 7,5 centesimi e i francesi della Sncf 12,5 centesimi. Su 750 treni che ogni giorno viaggiano in Italia, ce ne sono 300 in perdita: se davvero si vuole l’apertura del mercato non posso essere costretto a farli viaggiare comunque».
Si sta preparando alla liberalizzazione del settore?
«Ne sono un convinto sostenitore. Però non mi piacciono quelle finte, quelle fatte al ribasso. Le regole devono essere riviste. Io voglio confrontarmi con veri concorrenti e non con soggetti che vincono una gara per vendere poi la licenza ad altri. Si mettano le stesse regole applicate in Germania per il trasporto ferroviario, oppure quelle del traffico aereo. Due casi di liberalizzazione di successo».
Tornando alle tariffe, oggi ci sono anche i contributi dello Stato e quelli delle Regioni.
«Una premessa: le nuove Fs che ho disegnato nel Piano industriale sono orientate verso un concetto preciso: diventare impresa. Basta con l’idea di ferrovie come strumento di Stato sociale. L’obiettivo è ambizioso, ma le potenzialità ci sono. Anche per offrire servizi urbani e di ingegneria sulla scena mondiale. Quanto alle Regioni e ai loro contributi che tra l’altro vanno a compensare solo una parte dei ricavi, dobbiamo aprire un nuovo confronto. Tratterò con i Governatori. Su tutto. E con un catalogo sul tavolo ».
«I 300 scali aperti sono ancora troppi: assorbono il 20% delle risorse e producono l’1,5% del traffico. Per me è un numero eccessivo.
«Concentrando quelle risorse, oggi sparse a pioggia, su un numero limitato di scali, in modo che possano rendere e servire quella domanda che oggi non trova risposta. E noi siamo pronti a giocare la nostra parte: vogliamo diventare un operatore logistico integrato a livello europeo in un mercato sempre più globalizzato, magari attraverso nuove alleanze italiane e non. In due anni, vogliamo raggiungere due milioni di metri quadri in una decina di scali superattrezzati. Venerdì ero a Brescia, proprio per avviare uno di questi progetti. E poi pensiamo ai porti».
Quando parla di porti a che cosa pensa?
«Voltri e Trieste, tanto per cominciare. Ma anche Gioia Tauro e Taranto. Per la gara del porto ligure, il più importante d’Italia, ci siamo alleati con due dei maggiori operatori mondiali di shipping, Cosco e Psa».
Fonte: Anas Anas
in cui vive da trent’anni. Lui, che ha iniziato come ingegnere, passato poi al sindacato per cinque anni («perché mi chiamò Lama») e da un anno, dopo aver percorso tutti i gradini della carriera, al timone delle Fs («da quel giorno non ho più rinnovato la tessera della Cgil») si è posto un obiettivo su tutti: portare il conto economico in utile nel giro di tre anni. E insieme far guadagnare efficienza e qualità al servizio ferroviario, tentando di ribaltare le tante critiche negative che ogni giorno gli piovono addosso.
Tanto per cominciare è partito dai tagli, mandando un
Come?
«Vogliono treni nuovi? Vogliono i sedili in cuoio? Vogliono vagoni con l’aria condizionata? Noi siamo pronti, ma tutto ha un prezzo. Basta pagare quello giusto: ho messo tutto in un catalogo. Anche qui si tratta solo di scegliere».
Il viceministro dei Trasporti Cesare De Piccoli non sembra condividere l’idea di chiudere la quasi totalità degli scali merci gestiti dalle Fs. Che cosa gli risponde?
Bisogna scegliere».