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 2007  ottobre 01 Lunedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

KIEV – La trionfatrice delle elezioni è sicuramente lei che con la treccia bionda girata attorno alla nuca era stata la pasionaria della rivoluzione arancione di tre anni fa. Il suo partito è arrivato secondo ma ha guadagnato dieci punti percentuali rispetto alle ultime elezioni. L’Ucraina filo occidentale che vuole cambiare il corso politico del paese è con lei. Secondo le prime proiezioni, Yulia Tymoshenko assieme al presidente Viktor Yushchenko potrebbe contare su più della metà dei seggi alla Rada, il Parlamento dove siedono 450 deputati. Sarà lei, con ogni probabilità, il nuovo primo ministro.
Così ieri sera Yulia ha festeggiato a lungo il suo 32 per cento, assieme ai sostenitori e alla figlioletta, acconciata con una treccia uguale alla sua. Il quartier generale, situato nel più elegante e costoso albergo di Kiev, è rimasto illuminato tutta la notte.
Il primo ministro filorusso Viktor Yanukovich si è confermato al primo posto con il partito delle regioni che avrebbe preso attorno al 35 per cento. Non abbastanza probabilmente per arrivare alla maggioranza assieme agli alleati comunisti che si sarebbero attestati attorno al 5 per cento. Ieri sera comunque Yanukovich ha rivendicato per sé il diritto di essere il primo a tentare di formare un governo, in quanto leader del partito di maggioranza relativa.
A causa dello sbarramento al tre per cento, solo cinque partiti dovrebbero entrare alla Rada, con una percentuale complessiva dell’89 %. I seggi relativi al restante 11% dei voti verranno ridistribuiti fra i cinque partiti passati.
Ha tenuto anche il partito del presidente Yushchenko, molto criticato dagli arancioni più intransigenti per i suoi voltafaccia. La sua «Nostra Ucraina» avrebbe conservato il 14 per cento delle elezioni precedenti. Oltre ai comunisti, entrerebbe in parlamento anche l’indipendente Vladimir Lytvyn, che probabilmente si schiererà con gli arancioni, ma che potrebbe invece anche buttarsi con l’altro fronte se i suoi seggi diventassero determinanti.
Se questi dati verranno confermati nelle prossime ore, il futuro del paese dipenderà dalla ritrovata unità tra gli arancioni. Già dopo il 2004 la vittoria era sembrata definitiva, con l’elezione di Yushchenko alla presidenza e la nomina della Tymoshenko alla carica di primo ministro. Yanukovich, che aveva condotto una campagna con l’appoggio diretto di Mosca, era battuto. La coalizione arancione aveva in mano l’Ucraina e si apprestava ad avvicinarla sempre di più all’Europa. Poi le cose iniziarono a mettersi male. Yulia affrontò di petto il problema delle privatizzazioni «disinvolte» che erano state attuate sotto il precedente regime. Yushchenko tentava di frenare l’alleata, mentre i collaboratori dei due iniziavano a scambiarsi accuse di corruzione, fino all’allontanamento della Tymoshenko dal posto di primo ministro. Ad aggravare la situazione contribuì la guerra con la Russia per le forniture di gas che portò all’inizio del 2006 alla chiusura dei rubinetti da parte del colosso russo del gas Gazprom e alla mancanza di metano anche in Europa Occidentale. Alla fine Kiev e Mosca raggiunsero un’intesa che però passava attraverso una misteriosa e opaca azienda russo- ucraina, la Rosukrenergo che fungeva da mediazione. Nuove accuse di corruzione e guerra aperta tra gli ex alleati arancioni.
I mesi seguenti videro la ripresa dei conflitti infiniti che avevano caratterizzato la vita politica di questo paese prima del 2004. Parlamento paralizzato, coalizioni che si frantumavano. Poco più di un anno fa Yushchenko fu costretto ad affidare l’incarico di guidare il governo al suo ex acerrimo nemico Yanukovich, che poteva contare sul maggior gruppo parlamentare e che aveva condotto una attenta «campagna acquisti» nella Rada. Ma la coabitazione tra i due Viktor si era subito dimostrata impossibile. Yanukovich usava il suo potere per limitare le prerogative del presidente. Yushchenko faceva di tutto per bloccare l’avversario anche scegliendo propri fedelissimi per le più alte cariche dello Stato e del governo. Così si è arrivati alle elezioni anticipate di ieri.