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 2007  settembre 30 Domenica calendario

Sara Wasington, 26 anni. Torinese, minuta, molto carina, figlia unica di una famiglia di grandi lavoratori, commessa in una crêperie del centro, viveva con la mamma Caterina al quinto piano di un palazzo anni Settanta

Sara Wasington, 26 anni. Torinese, minuta, molto carina, figlia unica di una famiglia di grandi lavoratori, commessa in una crêperie del centro, viveva con la mamma Caterina al quinto piano di un palazzo anni Settanta. Allegra e tranquilla, fidanzata da sei anni con Simone di 27 anni, alto e magro, tatuaggi sulle braccia, amante della palestra e delle auto sportive, aveva la passione della discoteca, spesso ci andava col fidanzato, talvolta con una compagnia di amici suoi. Giovedì scorso nel tardo pomeriggio si incontrò con Simone, «alle 20 ci siamo salutati, lei mi ha detto che andava a prendere un cocktail nel solito bar e poi, dopo, sarebbe andata al The Beach, ai Murazzi, con i soliti amici». Al bar Sara incontrò l’amico Nando Locampo di anni 25, montatore di stand, che da tre anni in segreto l’amava, i due sorseggiarono qualche cocktail, poi lui la accompagnò a casa e si diedero appuntamento due ore dopo davanti all’ospedale Maria Vittoria, per andare in discoteca. Lei arrivò con la Fiat Punto bianca ma ripartirono a bordo della Fiesta verde di lui, vagarono per le strade, Locampo cominciò a provarci, lei lo rifiutò, scoppiò una lite furiosa, d’un tratto lui le saltò addosso, le diede un cazzotto in testa, la guardò agonizzare per ore e quando infine smise di respirare l’andò nascondere nella cantina di casa sua. Subito dopo gli venne in mente di rimediare i soldi per la fuga in casa della morta, così con le chiavi di Sara si intrufolò nell’appartamento ma fu sorpreso dalla madre di lei, allora la colpì in testa con un posacere, poi scappò via e se andò a dormire. Il giorno dopo di buon mattino chiuse Sara in un sacco di plastica nero, lo caricò in macchina, l’andò a gettare in un rivolo d’acqua all’isola del pescatore fra Borgaro e Caselle, per meglio nasconderlo lo coprì d’arbusti, gli fece rotolare addosso un vecchio frigorifero e subito dopo, come nulla fosse, se ne andò al lavoro. Sabato 1 ottobre, acchiappato dai carabinieri, tra i singhiozzi si disperò: «Non volevo farlo, non so perché l’ho fatto. Io le volevo bene». Verso l’una di notte di giovedì 27 settembre a Torino.