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 2007  settembre 30 Domenica calendario

«Gli uragani, violenti e distruttivi, sono ancora un enigma per la scienza». Kerry Emanuel del Massachusetts Institute of Technology, grande specialista di questi fenomeni che con tragica puntualità si abbattono ogni anno su vaste regioni del pianeta, non fa mistero dei tanti punti oscuri che li caratterizzano

«Gli uragani, violenti e distruttivi, sono ancora un enigma per la scienza». Kerry Emanuel del Massachusetts Institute of Technology, grande specialista di questi fenomeni che con tragica puntualità si abbattono ogni anno su vaste regioni del pianeta, non fa mistero dei tanti punti oscuri che li caratterizzano. E li spiegherà con dovizia di dettagli sabato 13 ottobre a BergamoScienza. «Anzi – dice con pragmatismo da scienziato – fino a quando non sono arrivati i satelliti eravamo disarmati, non riuscivamo quasi nemmeno a contarli, e inseguirli con gli aerei o le navi era un’impresa ardua. Poi, grazie agli occhi elettronici dei robot cosmici dagli anni Settanta abbiamo incominciato seriamente le indagini; ma la scienza degli uragani è ancora giovane». Intanto sarà utile far chiarezza sui nomi. E bisogna ricordare che stiamo parlando di cicloni tropicali chiamati uragani nell’Atlantico settentrionale e nel Pacifico settentrionale a est della linea del cambiamento di data, mentre ad ovest di questa sono detti tifoni. Altrove sono cicloni con l’aggiunta di qualche aggettivo come ad esempio tropicale. La loro potenza è classificata a cinque livelli secondo la scala Saffir-Simpson che fa riferimento soprattutto alla velocità del vento per cui abbiamo una categoria uno con una velocità tra i 118 e i 152 chilometri orari arrivando alla categoria cinque con raffiche superiori ai 248 chilometri orari. Comunque, dopo oltre trent’anni di ricerche anche dallo spazio, gli uragani conservano sempre quattro grandi misteri. PERCH COS INTENSI – Il primo enigma riguarda l’intensità. «A partire dagli anni Settanta l’energia media rilasciata – dice Kerry Emanuel – è aumentata del 70 per cento riferendomi sia alla velocità del vento sia alla loro durata, cresciuta del 60 per cento. Si tratta di valori ben superiori alle previsioni dei modelli teorici. Di certo sappiamo che questi record sono correlati all’aumento della temperatura superficiale degli oceani nelle zone tropicali le quali sono la culla dei terribili fenomeni». Ma la diversità rispetto al passato rimane da spiegare con la necessaria precisione. PERCH QUESTO NUMERO – Ogni anno il numero degli uragani è intorno a 80-90. Ma perché non sono 20 oppure 200? «Se riuscissimo a rispondere a questa domanda – dice Guido Visconti dell’Università de L’aquila – sapremmo predire il futuro. Nel periodo 1995-2004 si sono avuti in media per l’Atlantico 14 tempeste tropicali otto delle quali sono diventate uragani raggiungendo, per la metà, il massimo della categoria. A livello globale non ci sono grandi variazioni. Il minimo si è avuto negli anni Settanta e un picco tra il 1990 e il 1994». PERCH NON SI SPIEGA L’ORIGINE’ La genesi e l’evoluzione di un uragano dipende da una serie di fattori sui quali si sono raccolti finora ancora pochi dati sperimentali. Perciò la loro origine non è ben spiegata, ma anche la previsione del tragitto è difficile soggetta com’è a fenomeni caotici. «In questi anni abbiamo compiuto alcuni progressi – nota Kerry Emanuel – ma ancora non siamo riusciti a capire come si formino esattamente. Questo può dipendere dal fatto che ci siamo concentrati molto sulla dinamica del fenomeno e poco sulla termodinamica, vale a dire sul bilancio energetico che sta alla base dell’evento. Quando avremo decifrato questi aspetti fondamentali potremo formulare previsioni più attendibili sul loro comportamento. Di certo i nuovi satelliti ci danno una mano significativa e già si sono ridotte di molto le vittime negli ultimi anni». PERCH NIENTE URAGANI NEL MEDITERRANEO – «Nel Mediterraneo non si sono mai osservati uragani – spiega Guido Visconti – anche se formazioni simili si sono verificate in passato; nel gennaio del 1995 e del 1982 ma anche nel settembre del 1947, del 1969 e del 1973. Le condizioni climatiche del Mediterraneo sono molto marginali rispetto alla formazione degli uragani e un ostacolo al loro sviluppo è anche rappresentato dalla limitata estensione del mare». «Ma al di là dei problemi scientifici – conclude Kerry Emanuel – bisogna occuparsi di quelli sociali inevitabilmente legati. E ciò indipendentemente dal riscaldamento globale del pianeta. Quanto sia indispensabile ce lo ha insegnato l’uragano Katrina che si è abbattuto sul sud degli Stati Uniti nel 2005 con la forza devastante di una guerra». Giovanni Caprara