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 2007  settembre 29 Sabato calendario

ROMA – Come chiesa il reparto di rianimazione. Come altare un letto collegato alle macchine. Come anello un bacio sulla bocca

ROMA – Come chiesa il reparto di rianimazione. Come altare un letto collegato alle macchine. Come anello un bacio sulla bocca. Come sottofondo il «bip» dell’autorespiratore. Il matrimonio che avevano sognato non doveva essere così, ma Lorenzo e Francesca sono lo stesso marito e moglie. Contro il destino, contro la morte. Lorenzo D’Auria, agente del Sismi, voleva sposare la sua compagna. Un sogno che ripeteva ai colleghi in missione in Afghanistan e che aveva confessato anche al padre Mario due mesi fa, poco dopo la nascita del suo terzo figlio. Giovedì sera, mentre in un altro reparto il procuratore aggiunto Franco Ionta aveva appena finito di ascoltare l’altro «007» ferito con D’Auria, il cappellano dell’ospedale militare del Celio ha unito per sempre Lorenzo e Francesca, la mamma dei suoi tre bambini, con il matrimonio «in articulo mortis». Una cerimonia struggente, silenziosa: al capezzale del paracadutista di 33 anni, in coma irreversibile e tenuto in vita solo dal respiratore artificiale, c’erano la sposa, la madre Angela, il cappellano. Fuori dalla porta della rianimazione però aspettavano tutti gli altri. Chi con le lacrime agli occhi, chi con i fiori. Annunziata, la sorella del sottufficiale. Medici, infermieri, militari ricoverati. Il collega di Lorenzo, l’unico a condividere con lui le ultime drammatiche ore in Afghanistan. Il sequestro, le torture, il blitz dei reparti speciali, la liberazione. «Forse anche a lui, in quei momenti, ha ripetuto che voleva sposare Francesca », racconta un militare. La cerimonia è durata pochi minuti. Un concentrato di commozione, che tuttavia al «Celio» ha lasciato il segno. Eppure in questi reparti sono passate decine di soldati italiani feriti in missione, in Iraq, in Afghanistan e in altre parti del mondo. Molti sono tornati a casa, qualcuno non ce l’ha fatta. Un matrimonio in punto di morte, però, i più giovani non l’avevano ancora visto. Ci ha pensato il ministro della Difesa Arturo Parisi ad abbattere i tempi della burocrazia, anche per la convalida civile dell’unione. «Il loro matrimonio è stato un grande atto di amore – sottolinea il padre di Lorenzo – mio figlio e Francesca avrebbero voluto sposarsi, ma le missioni all’estero e i pochi giorni di licenza l’avevano impedito. E poi era giusto così: adesso la compagna di Lorenzo potrà avere la pensione come vedova di un militare, per giunta caduto in servizio facendo il proprio dovere». «In articulo mortis» è una fattispecie contemplata dal diritto canonico. Il matrimonio è concesso dalla Chiesa in concreto e reale pericolo di morte di uno dei contraenti. «L’Ordinario del luogo – si afferma nel canone 1079 del Codice di diritto canonico – può dispensare i propri sudditi, dovunque dimorino, e quanti vivono attualmente nel suo territorio, sia dall’osservanza della forma prescritta per la celebrazione del matrimonio, sia da tutti e singoli gli impedimenti di diritto ecclesiastico, pubblici e occulti». Non c’è stato bisogno di testimoni, perché tutti già conoscevano l’amore di Lorenzo e Francesca. Al termine della cerimonia la signora Angela e la figlia sono tornate dal papà di Lorenzo nella loro casa vicino a Castelfranco Emilia, nel Modenese. A Roma, accanto al marito, è rimasta Francesca. In attesa dell’ultima decisione, purtroppo obbligata, quella di «staccare la spina», che nessuno vuole prendere. Rinaldo Frignani