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 2007  settembre 29 Sabato calendario

La proposta di Casini di riprendere la strada del nucleare ha del clamoroso. Quando parla di rischio demagogia non pensa che in realtà ad agire da demagogo risolutore dei problemi energetici è proprio lui

La proposta di Casini di riprendere la strada del nucleare ha del clamoroso. Quando parla di rischio demagogia non pensa che in realtà ad agire da demagogo risolutore dei problemi energetici è proprio lui. Afferma che il nucleare di terza generazione garantisce minori costi e maggiore sicurezza: mi chiedo e giro la domanda a lei, che cosa può significare maggiore sicurezza quando un solo errore o un solo guasto può devastare per 3000 anni a venire aree di una vastità che non è mai possibile determinare. Perché parlare di valenza strategica di tali argomenti energetici quando la «valenza» in realtà è totalmente politica? Del resto non ho mai visto molti politici cercare di sottolineare l’importanza di tecnologie realmente pulite, come il fotovoltaico, in quanto non completamente soddisfacenti dal punto di vista economico per le istituzioni e per le teorie economiche. A volte mi spaventa il primato della politica, che credo realmente sia l’arte più nobile ma che necessariamente deve integrarsi e proseguire il cammino con una comunità scientifica che possa far sentire la sua voce come un parere obbligatorio se non vincolante. Luca Frigerio l.frigerio@libero.it Bersani ha parlato di centrali nucleari per la produzione di Energia. Ne siamo carenti ed è vero, la comperiamo in altri Paesi dove è prodotta da centrali nucleari. Le domando perché siamo stati così stupidi da non costruirne anche noi in attesa di tecnologie migliori. Ci furono discussioni a suo tempo, ma come al solito abbiamo perso il treno e lo perderemo anche per le energie rinnovabili. Una classe politica di incompetenti o un popolo troppo suggestionabile? Mario Ragionieri mario.ragionieri@virgilio.it Cari Frigerio e Ragionieri, le vostre lettere riflettono punti di vista opposti, egualmente presenti nella società italiana. Quello appassionatamente anti- nucleare di Luca Frigerio è probabilmente maggioritario. Ma credo che con la sua lettera al Corriere del 13 settembre Pier Ferdinando Casini abbia avuto il merito di riaprire un dibattito a cui gli uomini politici (anche quelli favorevoli all’energia nucleare) si sono da troppo tempo sottratti. Non è demagogico ricordare che il 70% dell’energia consumata in Francia è nucleare e che l’Italia illumina le sue case, accende le sue caldaie, si riscalda d’inverno, si raffredda d’estate e ricarica i suoi cellulari anche con elettricità prodotta dalle centrali francesi a poche centinaia di chilometri dalle sue frontiere. Non è demagogico ricordare che quasi tutti i Paesi in cui il nucleare civile ha subito negli ultimi vent’anni una battuta d’arresto (dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna) stanno incoraggiando la costruzione di nuove centrali. Esiste il caso della Germania, dove il governo rosso-verde di Gerhard Schröder e Joschka Fischer decise di smantellare le centrali nucleari. Ma la decisione fu politica, imposta dalla necessità di un’alleanza con i Verdi, e prevede tempi lunghi (25 anni) che non escludono correzioni di rotta.  vero che alcuni Paesi, mentre i governi italiani davano prova di una sconcertante indifferenza, hanno avviato ambiziosi programmi per la produzione di energie alternative. Ma l’esperienza di questi ultimi anni ha dimostrato che queste energie possono presentare parecchi inconvenienti. Consumano energia tradizionale. Richiedono attrezzature che producono uno spiacevole inquinamento estetico, come i mulini a vento dell’energia eolica. E hanno spesso effetti economici o ambientali indesiderabili. L’uso dei trucioli di legno per la produzione di bioetanolo ha fatto lievitare il prezzo del compensato. L’uso di grano e mais per lo stesso scopo è in parte all’origine dell’aumento del prezzo dei cereali su scala mondiale. Le piantagioni di palma per la produzione di biodiesel hanno decretato la morte, soprattutto in Indonesia, di grandi foreste naturali. Ci rimane il sole del Sahara, materia prima per i grandi impianti di «Concentrated solar power» (il sistema preferito dagli spagnoli con la consulenza di Carlo Rubbia). Ma dove troveremo nel deserto l’acqua necessaria per il loro funzionamento? Il nucleare, in questa situazione, resta l’energia più pulita, quella che permetterebbe all’Italia di sfuggire alle conseguenze delle crisi politiche dei Paesi produttori e ai loro ricatti. Il maggiore inconveniente, in questo caso, non è rappresentato dagli incidenti (le centrali di ultima generazione hanno un alto grado di sicurezza) e dalle scorie (i francesi hanno fatto grandi progressi per il loro trattamento). Il vero inconveniente è il costo di realizzazione. Ma esistono soluzioni possibili. In una intervista al Sole 24 Ore del 20 settembre Alberto Clò, economista e ministro dell’Industria nel governo Dini del 1995, ricorda che la nuova centrale finlandese sarà realizzata da un consorzio composto da produttori di energia e grandi consumatori che possono «garantire un ritiro certo di energia a costi/prezzi prefissati e annullare i rischi e le incertezze del mercato». Se i finlandesi, a queste condizioni, possono costruire una centrale, perché non dovrebbe riuscirvi l’Italia?