Dagospia, 29/9/2007, 29 settembre 2007
ARTICOLI SULLA MODA. SFILATE AUTUNNO 2007
CORRIERE DELLA SERA, 29/9/2007
PAOLA POLLO
MILANO – Un minuto di silenzio per la Birmania. Anche se latitano le magliette rosse, la moda ricorda. Ermanno Scervino comincia spegnendo luci e suoni per sessanta secondi. Poi irrompe: giallo, rosso, nero, bianco. Rasi, organze e ricami. Coincidenza: omaggio nell’omaggio. Protagonista è l’Oriente, interpretato secondo usi e tradizioni fiorentine. Obi, kimoni, sete e fiori, allora. Ma con forme occidentalizzate. A uovo soprattutto. Così tutto è rotondo, e morbido. Gli spolverini di tessuto tecnico con le piccole ruche, i soprabiti di nylon ricamati con fettucce colorate, le bluse-caftano, i mini-abiti scultura serrati a grandi fiocchi, gli spolverini di lino gonfi, le sottovesti ricamate rotonde sui fianco. Apre e chiude il giallo, la tinta dell’allegria.
ORIENTE, ORIENTE – Quasi si fossero messi tutti d’accordo, ieri. A dir il vero che spirasse «quel» vento già un po’ si era percepito. Nei giorni scorsi per esempio la bella collezione di Alessandro Dell’Acqua e il suo «China-Tecno-Chic» fatto di obi color carne, abiti di raso doppiati piume, bondage e fasciature maliziose.
«Intrippatissimo» anche Manuel Facchini, stilista di Byblos. La sua storia è surreale: l’architettura di Calatrava che incontra la cultura samurai. Materia e rigore. Forme e interiorizzazione. Così dalle zeppe alla blusa, all’abito al pantalone è un rincorrersi di costruzioni e tagli che danno movimento. Plissé e origami enfatizzanti se in sete o cotoni ma molto sensuali se in jersey. «China Tour» con Gaetano Navarro: da Mao ai giorni nostri. Dalle divise al tecno, passando dalla couture, anni Cinquanta. Così obi e bustier. Gonna a pagoda e giacchine di seta.
Grandi fiocchi e piccoli origami. Maglie kimono e bluse coreane.
Altro giro, altra muraglia! Da Love Sex Money, Lorella Signorino – stilista, imprenditrice e signora di grande garbo e sensibilità – c’è il Japan style, gli anni 50 e il buon proposito di semplificare la vita alle donne con proponendo «pezzi» che vestano senza costringere e in grado di vestire malgrado i capricci della bilancia, quando va su è giù. C’è il ki-Money, allora. Il kimono nero e ricamato buono per ogni occasione. E la «lady doll», sfiziosa blusa di tulle a balze da indossare con i pantaloni. Tubini, bustier e gonne a ruote con i ricami d’oriente.
GONNE A RUOTA – I Cinquanta, grande grandissima tendenza per la prossima estate. In linea con l’attitudine generale, che è quella di vestire un po’ di più le donne dopo un bel po’ di stagioni fra punte di volgarità ed esibizionismo. E in fatto di eleganza il dopoguerra non è secondo a nessuno. Così Anna Molinari con la sua Blugirl, linea giovane di Blumarine. A dire il vero esagerando pure un po’ nella sua fedele ricostruzione in fatto di gonnellone a ruota, body, short e giacchine. Coloratissima (arancio, rosso, fucsia, giallo) e croccantissima (taffettà e tulle, tulle e taffetà). a va sans dire che in fatto di colore, come dire Emilio Pucci non si scorda mai. Matthew Williamson ha ripreso a darci dentro: tinta unita e il caleidoscopico di famiglia. Pardon, personale. Per la prima volta solo stampe by Matthew: stelle, raggi, slot machine e ventagli. Più o meno... Per abiti lunghi o mini, morbidi e drappeggiati, per lo più. Costumi e caftani a gogo. Scarpe architettoniche, con zeppe lavoratissime e lacci-budellini di seta.
IL KIMONO DI MAGLIA
Il grande amore di Gaetano Navarra: la maglia. Lo stilista, per la prossima estate, la reinterpreta in chiave Giappone. Risultato? Il kimono
IN TESSUTO RICAMATO
Il kimono che Lorella Signorino chiama il ki-Money, da Love Sex Money. nero, ricamato ma leggero per le giornate primaverili e le sere estive
SOTTO & SOPRA
Pantaloni e zeppe da samuraiCalatrava di Byblos. A destra l’obi di pelle color carne indossato sulla blusa di chiffon di Dell’Acqua
ROSSO CINA
Un abito in seta presentato da Scervino.
Zeppe altissime e cinturone in vita
CORRIERE DELLA SERA, 29/9/2007
PA.PO.
MILANO – Nel 2008 il museo del Tessuto di Prato la celebrerà addirittura con una mostra e con un concorso per disegnare la nuova, partendo dall’originale di Thayaht, l’artista futurista che la creò – negli anni Trenta – e la battezzò «Tu.Ta». Da Belstaff e Kristina Ti. E poi Frankie Morello. Almeno ieri. La tuta si è vista, coincidenza, su più passerelle. In quella forte e grintosa del marchio del giubbotto da moto che fa impazzire George Clooney (e per fare impazzire lui...). In nylon light color champagne, molto sensuale e accattivante quella di Belstaff allora. Punto d’incontro di svolta di una collezione particolarmente avveniristica. Atmosfere Blade Runner naturale conseguenza di continui passaggi fra passato e futuro: i giubbotti di pelle o le sahariane di tessuto tecnico, ma pure i tailleur di neoprene o le giacchine di canvas a rete guarnito di pelle.
No techno, sì romantic! Con Kristina Ti la libertà di vestirsi come ci si sente non è un’opinione, ma un invito tassativo della stilista, Cristina Tardito. «Personalità e non scopiazzatura di stili di altri. La donna non deve stare ore davanti a uno specchio, ma deve essere capace di vestirsi con gioia pescando di qua e di là, un capo qualche anno prima. Uno appena comperato. Un altro rubato al marito». Così la sua, «chiffon-issima»: mini-abiti, short, bluse, spolverini e la «Tuta» a top, a stampa macro o più soft. Qualche volta, perché no, la lingerie, meglio indossarla sopra: anche perché, è questo il caso, sottovesti e reggiseni sono assai preziosi!
Da Frankie Morello è «la» pilota, donna «del» pilota. Tute di pelle arancione o di raso stretch fucsia. Eccentricità allo stato puro, naturalmente. Ma senza particolari sotto-sopra, eccetto una borsa che ha una ventina di impugnature a seconda dell’umore. La ragazza se la tira da B.B., cioè Brigitte Bardot, ma vive a New York e va su e giù in metrò. Contaminazioni inevitabili: giubbotti da biker e abiti di taffettà e tulle, il cappello di paglia con i buchi sugli occhi, le sneakers con la zeppa, gli hot pants di paillette come la bandiera a scacchi della Formula 1, lo smoking con la braga da jogging. Brigitte o Beyoncé?
Pa. Po.
IN NYLON, CHIFFON E RASO
Da sinistra, la tuta di seta color champagne proposta da Belstaff. Poi quella coloratissima di raso stretch fucsia, indossata con il bolerino di cristalli in tinta, di Frankie Morello. A destra la proposta in chiffon stampato di Kristina Ti: sbracciata e a sbuffo, a mo’ di braga da jogging
Fu inventata negli Anni 30. Il Museo del tessuto di Prato le dedica una mostra e un concorso
PEZZO UNICO
CORRIERE DELLA SERA, 29/9/2007
Ritorna il poncho, ma non quello rustico dei campesinos sudamericani. Il nuovo
revival è improntato all’estremo lusso in versione reversibile. Da una parte fine cashmere, dall’altra Windmate, microfibra sottile, setosa e impermeabile. Loro Piana l’ha pensata per la donna che ama girare la città in bicicletta o vuole qualcosa di molto confortevole e anche molto costoso in campagna o in barca. E per il mare anche i piccoli caban di cotone idrorepellente
CORRIERE DELLA SERA 30/9/2007
MILANO – Voglia di leggerezza. Nuovo romanticismo. Arte. E tromp nude look. Dunque: chiffon e organze; fiori e ricami delicati; concettualità; color crema e carne. Tra gonna e pantalone, nessuno dubbio: buona la prima. Su tutti, comunque l’abito, inteso come pezzo unico, dunque pratico. La forma che vince sulle forme: bozzoli, trapezi, drappeggi, plissé. Che qualche volta lasciano un retrogusto di non finito perché non tagliato «su» e «per» i corpi. Come se non fosse tempo di definire.
Piuttosto di essere imprecisi.
Forse il dubbio: chi li indosserà quegli abiti, spesso teatrali, complicati? Non sempre è necessario rendere conto del realismo.
E’ la moda per la prossima primavera-estate, così come l’hanno scritta le passerelle milanesi.
Con gli stilisti allineati contro volgarità ed eccessi. Dove le forme degli abiti vincono su quelle dei corpi e dove la donna è vestita ma di color carne: il trompe d’esprit di Picasso, quello che inganna prima e fa riflettere poi.
Due mondi che hanno una forza unica: da una parte i grandi creatori di prodotti (come Gucci, Fendi, Armani) impeccabili nel loro sapere interpretare il mercato; dall’altra gli «art isti» (come Prada, Dolce&Gabbana, Ferretti), designer consapevoli che lo show è una cosa e il business è un’altra. Ma non così stolti da non capire che - forti di fatturati floridi - il futuro è anche questo. «I nostri stilisti sono finalmente diventati autori - coglie Quirino Conti, un intellettuale- stilista e autore di libri sulla moda - , consapevoli di essere un fatto culturale. Non c’è più il cinema in Italia. C’è la moda. Che con saggezza ha messo un piede in qualcosa che ha che fare con la cultura. Così non è necessario che si manifesti il vestito. Ma un’identità che indichi la possibilità: penso a tutte quelle crinoline dipinte o i veli con le fate disegnate o le dee greche sui drappeggi... Ora chi mai potrà indossarli? Poche, pochissimi. Ma non è questo il punto. E’ la riflessione che ne consegue. Non è detto che un grande architetto arredi sempre le case con oggetti confortevoli, allora perché non deve essere così con il corpo».
Conti, ma non solo. Ha trovato questa settimana di moda – kamikaze, certo dal punto di vista organizzativo per i ritardi, le sovrapposizioni, il traffico e il resto – ma interessante come non mai. «E la lettera della direttrice di Vogue Usa (Anna Wintour che ha ringraziato gli stilisti italiani di essersi concentrati in pochi giorni ndr) - aggiunge lo scrittore - è l’unica cosa savia che abbia mai detto la signora: creiamo un nucleo di moda forte che abbia la sua leadership concentrata. E difendiamolo. Perché mai come ora Milano è moda-cultura. A Parigi resta solo lo spettacolo, a New York e Londra... lasciamo perdere. E tutto questo grazie a una Miuccia che fu la prima cominciare». Il mercato, la concettualità e le conferme: i giovani (dai 6267 ad Albino) ma anche una Donatella Versace, completamente emancipata dal fratello Gianni e con una sua convincente personalità stilistica, fra le più rispettose della donna.
Una settimana di moda intensa, dunque, sotto tutti i punti di vista dal prodotto al creativo, che si è chiusa ieri con l’inaugurazione del nuovo spazio Alviero Martini: sfilata e show di Claudio Bisio. Battute e leggerezza. Il guardaroba della viaggiatrice con bagaglio a mano, peso consentito due chili e cinque look: l’abito foulard con i laccetti di cuoio; camicia, gilet e short; pantalone preciso e k-way da barca; giacca impunturata ed elegantina: trench da sera. Da Malloni si ritorna a parlare di forme e sperimentazioni: la giovane donna è creatura lunare, futuribile, che indossa abiti salopette in lattice e georgette, pettorine di cuoio su bluse romantiche in materiali ultra tecnici, leggings in nylon operato con maglie plissé. Da Ab/Soul, invece, il microshort è il pezzo cult: malizioso con la blusina di chiffon a pois, quasi da città portato con il blazer minimo. Dalla spiaggia all’ufficio anche con le zeppe di corda e le borse di rafia con catenelle dorate, abbinate ad abitini corti con orli ricamati. Un po’ Brigitte Bardot e un po’ Jackie Kennedy. Ad interpretare B.B., l’allegria di Cristina Chiabotto.
Paola Pollo
TACCO ARTISTICO
Zeppe a gogò anche altissime e tacchi di ogni tipo in queste sfilate. Molto artistici quelli di Miuccia Prada: sono fiori colorati montati a testa in giù TORNA LO STILETTO
Se lo dice Frida Giannini by Gucci c’è da crederle: ritorna il tacco a spillo, quello assassino, e per di più altissimo.
Camminare? Un optional
CORRIERE DELLA SERA, 30/9/2007
GIAN LUIGI PARACCHINI
MILANO – A prima vista, in quella foto, chi lo immaginerebbe? Ma basterebbe fargli togliere gli occhialoni neri e sotto i capelli biondi, vistosamente ossigenati, risulta facile capire da dove vengano quegli occhi, quel naso, quella bocca.
Perdurando gli occhiali, è però il nome a fianco che chiarisce somiglianza e parentele: Tuki Brando, 17 anni, nipote del grande Marlon, l’ultimo personaggio per la campagna maschile di Versace. Il primo scatto, ora sui giornali di tutto il mondo, lo ritrae di tre quarti, giacca nera di foggia beatlesiana, camicia bianca, i suddetti maxi-occhiali pure neri.
Il magazine francese Paris Match
pubblica una sua foto vicino a una giovanile del celebre nonno: il fascino non è lo stesso ma almeno quei tre attributi sì, non ci sono dubbi.
il primo passo verso una carriera sugli stessi binari, magari con diverso percorso, del grande mito? Sarebbe facile pensare allo scontato destino d’un ragazzo iper-fortunato, sfacciatamente ricco, con un bonus di partenza fin troppo facile.
E invece no, perché a parte quel cognome, il giovane Tuki (in tahitiano vuol dire battito di cuore), dal nonno ha preso soltanto scampoli di rassomiglianza. Non un soldo, perché l’attore stranamente lo aveva diseredato, non una porta aperta.
In più il ragazzo è protagonista passivo d’una vera tragedia hollywoodiana, non di una fiaba. Tutti la ricordano perché giornali e tv l’hanno raccontata nei minimi particolari. La mamma di Tuki è Cheyenne Brando, figlia prediletta di Marlon. Il babbo è Dag Drollet, tahitiano affascinante ma di pessimo carattere. Per la coppia tre anni d’amore e cazzotti fino a una notte del 1990 a Hollywood, quando Christian Brando vendica la sorella uccidendo Dag con un colpo di pistola.
Seguiranno il clamoroso processo, con l’attore in aula, per salvare il figlio dall’accusa di omicidio volontario ma soprattutto un nuovo lutto (1995) che mutilerà per sempre la vita di Tuki: il suicidio (impiccagione) della madre Cheyenne, mai ripresasi da una grave forma depressiva.
Orfano, prima di compiere 5 anni, Tuki sarà preso in casa a Tahiti dalla nonna Tarita, che Marlon conobbe e poi sposò durante la lavorazione de «Gli ammutinati del Bounty». Da allora una vita, se si può dire, serena: tanto sport, l’iscrizione al liceo, qualche foto su Vogue e poi l’idea di Donatella Versace, da sempre fan dell’attore e colpita da quel viso così evocativo, che affida la nuova campagna al fotografo Mario Testino.
Visti la posa e il nome, gli osservatori d’immagine pubblicitaria hanno ritenuto di catalogare la scelta di Tuki Brando tra quelle dei personaggi in qualche modo «fascinosi e maledetti «, che sembra funzionare visto, giusto per fare l’ultimo esempio, l’ingaggio del cantante Pete Doherty (ex di Kate Moss) come testimonial
di Roberto Cavalli.
Ma il ragazzo Tuki di maledetto ha soltanto l’eredità di un passato che vorrebbe soltanto dimenticare.
Come Pete Doherty, l’ex di Kate Moss, scelto dallo stilista Cavalli: bello e maledetto