Guido Olimpio, Corriere della Sera, 28/9/2007, 28 settembre 2007
WASHINGTON – I
qaedisti idolatrano la «sorpresa» militare. Il colpo di mano che nessuno si aspetta. Dunque organizzare un attacco con ultraleggeri, alianti e altre «macchine volanti» rientra in questo schema operativo. Già usato da altri militanti in Medio Oriente. Diverse formazioni palestinesi, alla fine degli anni 80, si dotano di alianti per colpire Israele. A fare da esploratore è Abu Abbas, il regista del sequestro della Achille Lauro poi morto in Iraq. I feddayn del Fronte popolare cercano di infiltrarsi con mongolfiere e deltaplani. Una serie di attacchi però neutralizzati dalla difesa israeliana. Ha invece successo, nel novembre del 1987, il raid lanciato dal gruppo di Ahmed Jibril. Usando un deltaplano, l’estremista piomba nel mezzo di una base israeliana a Kiriyat Shmona, al confine con il Libano. La sorpresa tra i soldati è totale. Il palestinese ne uccide sei e ne ferisce molti altri prima di essere fermato dal fuoco dei militari. Fallisce invece l’azione di un complice abbattuto sulla frontiera. L’assalto – passato alla storia come «Operazione Qoubaya» – darà una scossa alla piazza palestinese che si lancerà nella prima intifada.
Il successo dell’incursione spinge gli uomini di Abu Nidal e di altre organizzazioni a dotarsi di mezzi aerei. Con l’aiuto di mediatori insospettabili, gli estremisti acquistano alianti e deltaplani in Europa. Piccole società in Francia, Gran Bretagna, Germania e forse Italia vendono i velivoli, alcuni modificati per rendere meno rumoroso il motore. I mini-aerei diventano quasi uno status symbol per i guerriglieri: facili da guidare, sfuggono ai controlli, si possono trasportare smontati.
La tradizione è proseguita più di recente con gli Hezbollah libanesi. Assistiti dai pasdaran iraniani hanno creato piccole basi d’addestramento. I mezzi subiscono delle modifiche per poter agganciare degli ordigni da far detonare una volta toccato terra. Il testimone passa quindi ai miliziani di Hamas – che tentano di costruire aerei radiocomandati riempiti d’esplosivo – e ai ribelli iracheni. Per superare ostacoli tecnici si affidano a Internet: in alcuni siti islamisti si trovano informazioni e si scambiano consigli sull’uso degli ultraleggeri. Non solo. Rivolgendosi a qualche centro di volo amatoriale, gli aspiranti Icaro del terrore possono cercare di seguire corsi in vista della prossima «sorpresa ».