Erika Dellacasa, Corriere della Sera, 28/9/2007, 28 settembre 2007
GENOVA
L’ex presidente della Regione Liguria, Sandro Biasotti, contro il presidente in carica Claudio Burlando, centrodestra contro centrosinistra e tutti insieme contro Beppe Grillo «colpevole» di aver avvelenato la politica. Il consiglio regionale che ieri ha respinto con venticinque voti contrari e dodici a favore la mozione di sfiducia contro il governatore è finito con Burlando «costretto» a raccontare in aula la sua vita privata. La sofferenza di una separazione dalla moglie «che avviene con fatica perché c’è in gioco il futuro di un figlio, un adolescente adottato che si cerca di proteggere».
Burlando ha parlato di se stesso in terza persona, provando forse a mantenere l’ultimo velo sui propri sentimenti, sul fatto che da tempo vive metà settimana in casa di un amico e trascorre i weekend con la moglie e il figlio.
Ma quell’amico è Franco Lazzarini, presidente di Italbroker, prima società italiana di brokeraggio (assicura Camera e Senato), ed era sua l’auto che il presidente della Regione guidava quando domenica 16 settembre ha imboccato una superstrada contromano.
stato l’inizio di una valanga: dalle polemiche per aver guidato contromano e aver mostrato agli agenti della Polstrada un tesserino scaduto da deputato («L’unico documento che avevo nel portafogli») si è arrivati alla vita del governatore messa sotto accusa da un Biasotti scatenato. «Voglio sapere se è lecito che il presidente della Regione guidi l’auto di proprietà di una società privata – ha tuonato Biasotti – se è normale che viva in casa dello stesso imprenditore che ha vinto le gare per l’assicurazione di aziende pubbliche come Uomini politici e personaggi pubblici hanno spesso dovuto (o voluto) fare outing confessando tensioni familiari, separazioni, tendenze sessuali Aster e Amt». Burlando ha risposto minacciando querela: «Conosco Lazzarini da quando avevamo tre anni e giocavamo insieme, non l’ho mai favorito in nulla e se Biasotti ritiene che lo abbia fatto si rivolga in Procura, non ho nulla da nascondere». Poi ha parlato di quelli che si separano e portano i figli in un’altra famiglia senza problemi e di quelli «che hanno una difficoltà di rapporto, ne soffrono e cercano di capire se si può togliere un ragazzino da un contesto familiare senza danno». E ha amaramente concluso: «Mio figlio non si meritava che ci si occupasse di lui in quest’aula, ma io so che non avrà mai nulla di cui vergognarsi ». Alla fine, anche nella minoranza che ha votato compatta la sfiducia ci sono stati segnali di disagio: «Se ci siamo ridotti a questo è colpa della cultura di sinistra, dei suoi Beppe Grillo e dei suoi Ballarò. Sono rattristato, sul piano privato si è andati oltre la misura», ha detto il consigliere di An Alessio Saso. Per nulla dispiaciuto il collega di An Gianni Plinio che ha tentato di consegnare a Burlando un portafogli («grande abbastanza per metterci la patente ») e un pupazzetto di Pinocchio. stato stoppato dal presidente del consiglio Mino Ronzitti. Esterrefatto il pubblico che non ha apprezzato il violentissimo attacco personale di Biasotti. «Dobbiamo parlare in aula di chi ha l’amante? – ha detto Burlando – Dobbiamo arrivare alla barbarie? Biasotti non ha mosso precise accuse ma ha parlato di sospetti, e questo è inaccettabile. Allora anch’io qui, oggi, parlo dei sospetti che fino ad ora non ho manifestato sugli appalti che la giunta Biasotti ha aggiudicato poco prima di finire il mandato». stato un crescendo di accuse che ha coinvolto anche il progetto degli Erzelli (Burlando quella domenica si era recato in quell’area per incontrare un imprenditore).
In un clima sempre più gelido si è arrivati al voto. «Spero – ha commentato Burlando – che almeno sia stato utile per capire che non si può alimentare questo clima. Ho sentito la solidarietà dei cittadini e ho visto l’isolamento del centrodestra».