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 2007  settembre 28 Venerdì calendario

VIGEVANO

(Pavia) – Il sangue sui pedali della bicicletta, tanto per cominciare: «I dati ad oggi emersi appaiono parziali, acquisiti nell’ambito di accertamenti ancora in itinere e quindi privi del grado di certezza scientifica, che deve renderli dimostrabili oggettivamente di per sé, necessario affinché possano considerarsi indizianti di una responsabilità penale». E poi c’è tutto il resto: otto pagine per fare a pezzi, ad uno ad uno, tutti gli indizi messi assieme contro Alberto Stasi in oltre 40 giorni di indagini. Ecco i passaggi decisivi della «bocciatura» del gip di Vigevano, Giulia Pravon.
IL PERICOLO DI FUGA – «Non può non rilevarsi che lo Stasi, iscritto nel registro indagati da oltre un mese, in relazione ad un’ipotesi delittuosa di particolare gravità, non risulta avere mai serbato, fino ad oggi, condotte tali da far anche solo ipotizzare una sua volontà di sottrarsi al procedimento penale in corso o ai singoli atti d’indagine che lo hanno visto ripetutamente coinvolto, talora anche con iniziative di presentazione spontanea». Quindi l’ipotesi che Alberto possa fuggire è priva «del fondamentale presupposto richiesto dall’art. 384 c.p.p.(...) considerato che alcun elemento è emerso che consenta di ritenere concretamente fondata una tale eventualità». E in particolare il pericolo di fuga «deve essere non immaginario e non meramente congetturale ». Di più: «Non può considerarsi che la mera circostanza dell’aver trascorso una vacanza-studio in Inghilterra, prima della consumazione di un delitto in relazione al quale, allo stato, non pare neppure ipotizzabile la premeditazione, valga ad integrare elemento concreto attestante una sua intenzione di espatriare, con la precostituzione di un rifugio all’estero».
LA RELAZIONE DEL RIS – I passaggi più duri della stroncatura del gip riguardano la «prova», cioè le tracce ematiche sui pedali della bicicletta dell’indagato. «La richiesta di misura cautelare qui in esame è stata avanzata dal pm all’esito del deposito dei Ris di una relazione preliminare sugli accertamenti biologici (...), successivamente integrata con nota del 26.09.2007 a seguito di osservazioni della difesa. Il pm argomenta la propria richiesta sul presupposto che le analisi condotte dai suoi consulenti avrebbero accertato la presenza, sui pedali della bicicletta, di tracce biologiche di natura ematica riconducibili alla vittima (...). Sottolinea l’inverosimiglianza delle spiegazioni date dal fermato nel corso dell’interrogatorio (aver calpestato il sangue mestruale della fidanzata, che ha avuto il ciclo pochi giorni prima del fatto), ed il contrasto della circostanza della presenza del sangue sui pedali con il racconto costantemente reso dall’indagato circa le modalità del rinvenimento del cadavere. (...). Il pm evidenzia, altresì, le contraddizioni in cui sarebbe rincorso lo Stasi durante l’ultimo interrogatorio (...). In particolare, l’indagato ha dichiarato, per la prima volta, di essersi recato a casa della fidanzata a bordo della bicicletta in questione in uno dei giorni tra il 5 agosto (data in cui è tornato dall’Inghilterra) e il 12 agosto, giustificando l’uso della bicicletta con il fatto di non aver potuto utilizzare l’auto non avendo, in quel periodo, la disponibilità del telecomando del cancello carraio della propria abitazione (...)».
LE OBIEZIONI DELLA DIFESA – Scrive il gip: «A seguito delle argomentazioni tecniche svolte dalla difesa, su indicazione del proprio consulente, nel corso dell’interrogatorio del fermato da parte del pm, il ct del pubblico ministero, con ulteriore nota tecnica