Giuliano Ferrara, 28/9/2007, 28 settembre 2007
Al direttore - Spiace dissentire da Carlo Pelanda che sul Foglio attribuisce l’aumento dei prezzi di taluni generi alimentari all’utilizzo di materie prime agricole per la produzione di energia
Al direttore - Spiace dissentire da Carlo Pelanda che sul Foglio attribuisce l’aumento dei prezzi di taluni generi alimentari all’utilizzo di materie prime agricole per la produzione di energia. Un’opinione semplicistica. Innanzitutto in Italia, per responsabilità del governo, non si è ancora prodotto un litro di bioetanolo. Inoltre gli aumenti dei prezzi internazionali delle principali commodities agricole dipendono da fattori sia strutturali che congiunturali che hanno influito insieme sull’offerta e sulla domanda delle materie prime. C’è una riduzione strutturale della produzione in area Ocse e quindi diminuzione degli stock di cereali e semi oleosi causata dal minore sostegno comunitario. C’è un sensibile calo della produzione di cereali a causa di eventi climatici nel 2006 in Australia, Usa, Ue, Canada, Russia e Ucraina. C’è poi una crescita strutturale della domanda di prodotti agricoli trasformati da parte di economie emergenti (Cina e India), fenomeno destinato a durare anche se è prevedibile un aumento della capacità produttiva di questi paesi. Questi fatti determinano le attuali dinamiche dei prezzi. Infine: gli Usa producono bioetanolo dal mais e il Brasile dalla canna da zucchero, e quindi, seguendo il ragionamento di Pelanda, non si spiegherebbe l’aumento della quotazione della soia e dei frumenti. Paolo Scarpa Bonazza Buora, sen. FI