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 2007  settembre 28 Venerdì calendario

In nessun paese del mondo occidentale o libero, dico in nessuno, avviene in tv quel che avviene da noi

In nessun paese del mondo occidentale o libero, dico in nessuno, avviene in tv quel che avviene da noi. Sputare in faccia ai presidenti delle Camere, al ministro della Giustizia, al premier-mortadella, e trattare da delinquenti abituali i politici è cosa che non si fa, semplicemente non si fa. Non parlo delle manipolazioni surreali dei direttori unici delle coscienze, un Santoro che passa dalla casta politico-parlamentare a Raidue con l’aureola del martirio, l’altro Floris che tribunalizza su Raitre la sua trasmissione perché ora va di moda il travaglismo di ogni giorno. Dico i telegiornali, per esempio: non esiste che un comizio con vaffanculo al premier, al capo dell’opposizione e a tutta la compagnia vada in onda in tutte le edizioni, con un minutaggio superiore alla Finanziaria o alla rivolta birmana, con una sistematicità impressionante ed efficace, un lazzo continuo che eccita la folla anche più svogliata. Non c’è un Vespa americano, e parlo di un contegnoso signore della tv politica e di palazzo, che dopo lo scandalo Abramoff convochi su una tv pubblica o privata, come è avvenuto mercoledì scorso su Raiuno, un Di Pietro, ministro e capopartito dopo essere stato giustiziere moralmente controverso, parecchio controverso, per sputtanare a mezzo del tribuno di piazza e attor comico Grillo, ancora una volta, una volta ancora, ancora e ancora, i parlamentari additati al pubblico disprezzo per i loro guai con la giustizia. Eppure tra i congressmen di Washington non mancano i sospetti di affarismo, di concussione, di corruzione, non mancano gli indagati, insomma quelli nei guai con la giustizia, e quelli che entrano nel circuito mediatico-giudiziario per infrazioni varie al codice etico puritano, dai messaggini omoerotici agli adescamenti gay dei paggetti della Camera dei rappresentanti fino agli scandali etico-politici come la storia del disvelamento dell’identità di una agente della Cia, Valerie Plame. A loro tocca una sorte diversa. Non la gogna, ma un tentativo di giustizia, anche severo, che alla fine in molti casi li espelle dalla vita pubblica e in qualche caso li porta in carcere dopo un giusto processo, con una pena proporzionata stabilita da un giudice terzo. Nel frattempo tv e giornali, anche e soprattutto quelli della sinistra liberal, informano, dicono le notizie, ma non si trasformano in patiboli. Giustizia, non gogna. E’ vero che anche nella corruttela massima o minima, nelle pratiche del privilegio o nell’esercizio abusivo del potere, la classe dirigente americana è meno scollacciata, le sue pecche sono meno diffuse ed evidenti delle nostre. E’ vero che i loro indagati o sospettati di bassa moralità pubblica spesso si dimettono, escono con sanzione dell’opinione dalla scena pubblica, che il ricambio è maggiore, almeno al livello dell’esecutivo (i parlamentari restano lì una vita, ma i presidenti e i loro staff arrivano massimo a otto anni). E’ vero che lì ci si fida di più del sistema di giustizia, rispettato da tutti e capace di non farsi mettere in discussione causa politicizzazione e faziosità spinta. Ma resta il fatto che nemmeno nello scandalo del Watergate o del traffico di armi Iran-Contras o delle prestazioni sessuali della stagista della Casa Bianca nello studio ovale occupato da Bill Clinton, nemmeno in quei casi colossali a paragone del volo di stato del cugino di Marini o della gita a Monza di Mastella e dei suoi cari, si assiste in tv e sui giornali alla clamorosa messinscena della bastonatura collettiva del reprobo, agguati in piena regola con tanto di pubblico plaudente e fomentare la più calda e piena e cinica immedesimazione dello spettatore. L’ex presidente francese Chirac fu locupletato di biglietti aerei gratuiti per le vacanze fino a cifre molto corpose, ebbe la disponibilità di appartamenti pubblici per i suoi, è stato investito da scandali per il finanziamento illegale del suo partito, affaires di prima grandezza. L’ex premier Juppé è stato condannato per reati finanziari, ha scontato la pena, è tornato sulla scena per tornarsene poi a Bordeaux, ma solo dopo una batosta elettorale. Il capo socialista Emanuelli ebbe analoga sorte, ma poi è tornato in pista in Parlamento nel rispetto generale verso la sua persona, e quando ci fu un tentativo di gogna, questo tentativo fu respinto. I privilegi immobiliari della signora Blair finirono nel mirino. In Germania e in Spagna il privilegio castale e la corruzione non sono degli sconosciuti. Ma in nessuno di questi casi, che sono stati portati a conoscenza della pubblica opinione da giornali e tv con durezza misurata, con severità equilibrata, si è mai scatenata l’ordalia barbarica del prime time. In nessun paese occidentale si prende a calci nel sedere in tv, con il compiacimento e la baldanza che tutti sappiamo essere la caratteristica altra faccia del famoso servilismo italiano, chi è stato eletto per guidare gli affari di giustizia, il ministero degli Esteri, l’esecutivo, e nemmeno chi appartiene al corpo rappresentativo, da noi ormai sbrigativamente ribattezzato ”la casta”. Qui adesso non diamo giudizi di valore. Salvo due. Forse questo fenomeno unico dipende dalla debolezza antichissima e fatale delle nostre istituzioni, è la misura, insieme con l’abuso di privilegi e l’inefficienza del potere decisionale, del nostro scarsissimo senso dello stato. C’è uno stato debole, dunque un senso dello stato risibile. Forse dipende, come alcuni sostengono, dall’insopportazione sociale acuta, dalla delusione per la mancanza di riforme e di crescita che affligge i più deboli e i giovani come il ceto medio-basso. Forse all’origine sta l’invadenza della politica, e la gogna, come ha scritto Sandro Viola su Repubblica, è il rovescio della medaglia dei pastoni parlamentari, del gran bla bla inconcludente di politici semianalfabeti che non ne azzeccano mai una e irritano oltre misura l’opinione, allagando tutti gli spazi esistenti. Forse dipende dalla radice, dalla filosofia da tagliagole con cui è stata abbattuta la Prima Repubblica, e dalla lunga coda velenosa dell’antiberlusconismo eccitato e sudato. Resta il fatto che siamo un caso unico al mondo, e che le persone serie devono ammettere che con queste pratiche bestiali non si è mai costruita una prospettiva responsabile, libera, significativa per le istituzioni, per la società e per il paese. Il fatto che nessuno si ribelli a questo andazzo, e che anzi l’ondata di merda che sommerge la classe dirigente sia accompagnata dalle coccole benevole della società civile cosiddetta, della sua stampa, dei suoi mentori e maestri, e dalla vigliacca reazione della gran parte della politica, la dice lunga. E ci condanna, bel risultato, a comportarci da servi e servette, portinaie ciarliere di un tempo e piccoli invidiosi, che rinunciano alla vera politica, alla responsabilità di decidere e di autogovernarsi mediante la pratica della democrazia, per la pornografia politica vista dal buco della serratura.