Francesca Paci, La Stampa 28/9/2007, pagina 12., 28 settembre 2007
«Guarda i jeans dello scorso anno: ci ho messo tre mesi a rientrarci dentro dopo il Ramadan». Fatima al Shafi, vent’anni, studentessa all’Università palestinese di Birzeit, solleva fin sopra i fianchi la jilbab celeste con i bordi dorati, la lunga veste sagomata che la copre fino alle sneakers: «Lo crederesti? A forza di digiunare ero ingrassata quattro chili»
«Guarda i jeans dello scorso anno: ci ho messo tre mesi a rientrarci dentro dopo il Ramadan». Fatima al Shafi, vent’anni, studentessa all’Università palestinese di Birzeit, solleva fin sopra i fianchi la jilbab celeste con i bordi dorati, la lunga veste sagomata che la copre fino alle sneakers: «Lo crederesti? A forza di digiunare ero ingrassata quattro chili». Tra un paio di settimane la festa di «id al fitr» celebra la fine del Ramadan, il mese sacro dell’Islam, e le ragazze guardano con ansia la bilancia. Il divieto di mangiare, bere, fumare, fare sesso, dura dall’alba al tramonto. Al calar del sole si eccede, specie in cucina: salvo poi pentirsene davanti allo specchio. «Alcuni musulmani trasformano la rottura del digiuno in un’orgia notturna di cibo supercalorico» osserva il professor Alain Delabos, nutrizionista francese e autore di numerosi libri sull’alimentazione. Il suo ultimo fortunato saggio s’intitola «La chrononutrition, spécial Ramadan», un manuale dietetico post-Ramadan che va a ruba su Amazon. «Siamo ragazze, cosa credete? Stiamo attente alla linea come tutte». Rania Shanab ride, divertita. Venticinque anni, laurea in lingue straniere all’Università Al Quds di Gerusalemme, porta l’hijab, il velo, e un brillantino rosa sul naso. «Da una parte arrivi all’ora del pasto affamata, dall’altra genitori e parenti sono sempre lì a insistere, assaggia questo, prova quello... L’ultima volta ho preso tre chili e mia sorella Samira quattro! Adesso non ci casco più, mi controllo». Le riviste femminili islamiche, da Muslim Girl a Modest Flair, smentiscono la simmetria tra velo e mortificazione. Certo, si tratta di una minoranza, la punta dell’iceberg non emerso dell’altra metà della umma, ma sempre più spesso le musulmane inventano le proprie linee di moda tipo Niyaah o Burquini, rendono fascianti come tubini le tuniche lunghe fino ai piedi, tenendo d’occhio la bilancia. «Tunisine, palestinesi, egiziane, siamo tutte ossessionate dal peso forma» ammette Vanessa, speaker di Beur Fm, l’emittente radiofonica delle banlieues parigine. Il digiuno di Ramadan, uno dei cinque pilastri dell’Islam, purifica lo spirito ma, talvolta, appesantisce il corpo. Perché ogni sera la rottura del digiuno è una festa che merita piatti ricchi di sapori. Che sia il mansaf giordano, agnello misto a riso yoghurt e cipolla, il fried kofta, pasticcio di carne uova e prezzemolo tipicamente egiziano, la torta rustica vegetariana pakoray di origine indo-pakistana o il pollo musakhan alla libanese che Nidal Jaffal ha imparato a Beirut e ora prepara per la famiglia a Ramallah, la quantità generosa di calorie non cambia. E, soprattutto, lievita bene durante la notte. Cibo e sonno sono una miscela esplosiva, secondo il professor Delabos: «Se ingerisci grandi quantità di cibo ipercalorico prima di andare a dormire ingrassi, è una regola. Mentre riposa il corpo assimila di più». Il suo libro propone 130 ricette per osservare la festa senza rovinarsi l’umore. Perché c’è l’effimera questione della linea ma anche il diabete, il colesterolo, l’affaticamento del cuore. Regola numero uno, cominciare con uno spuntino, un piccolo assaggio di carne, amidi, formaggio; regola numero due mangiare lentamente; regola numero tre costruire il menù intorno a un piatto di pesce magro. E infine, last but not least, concludere il pasto con uno snack dolce. Non la konafa a base di burro, riso, latte e pistacchi che piace tanto a Kadija Barghouti, una infermiera di Betlemme: «Basta guardarla per prendere tre chili». Lei non vorrebbe, ma la tentazione è forte. Così ha ordinato il manuale su Internet: tredici euro sono quasi un sesto del suo stipendio, ma per una volta... A buon rendere: per concludere il Ramadan in pace con il mondo e con lo specchio. Francesca Paci