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 2007  settembre 28 Venerdì calendario

MILANO

Va di corsa la ginecologa Barbara Acaia: «In sei ore hanno partorito 14 donne. Per fare fronte all’ondata di nascite abbiamo improvvisato letti volanti in corsia». L’ostetrica Nella Chiappini allarga le braccia: «Le neomamme sono state sistemate anche in Oncologia, mai visti tanti bebè insieme in 40 anni di lavoro alla Mangiagalli». Alle 16 di ieri pomeriggio nelle sei camere destinate alle puerpere, a due passi dalla sala parto, c’è il tutto esaurito. Al completo anche i reparti maternità. Se la ride Roberta Colombari, 37 anni, impiegata, su un lettino in corridoio, in braccio Cristian, nato alle 15.21: « figlio del Natale 2006. L’ho concepito in quei giorni».
Immagini di un baby boom sorprendente. La Mangiagalli, la clinica milanese più importante della Lombardia, da sempre considerata un tempio dell’ostetricia a livello italiano, è al centro di una nuova tendenza: il ritorno della voglia di fare figli. Un desiderio legato a doppio filo a una data ben precisa: il Natale e il Capodanno 2006. Mai a memoria di statistica a Milano ci sono stati tanti parti in un mese come nei primi 27 giorni di settembre. L’ospedale di via Commenda è a quota 567, il 16,5% in più rispetto alla media mensile degli ultimi quattro anni. Si contano 21 nascite al giorno (con punte di 28) contro le 18 registrate a partire dal 2004. «Otto bambini su dieci sono italiani – spiega il direttore sanitario Basilio Tiso ”. il 3% in più rispetto al passato. L’incidenza dell’immigrazione, per una volta, è marginale ».
In crescita anche i bebè all’ospedale San Paolo (già arrivati a 186 contro i 177 del settembre 2006). Lo stesso vale al Niguarda (158 contro 129). In crescita i parti pure alla Macedonio Melloni e al Buzzi, obbligati negli ultimi giorni insieme con la Mangiagalli a chiudere a singhiozzo le accettazioni causa sale parto piene. In caso di sold out le donne vengono trasferite in ambulanza negli ospedali con posti a disposizione.
Settembre 2007, Milano si candida a guidare la riscossa della maternità. un dato choc per la città, nota finora per ben altri record: a fine 2006 era finita in prima pagina per il sorpasso storico dei single (220 mila) sulle coppie con figli (159 mila), la scorsa primavera il tasso di mortalità si era confermato superiore a quello di natalità (13.584 decessi contro 12.285 nascite), in controtendenza rispetto al resto della Lombardia. Ma cos’è successo da allora? « arrivato il momento della resa dei conti delle donne – osserva Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia San Raffaele-Resnati (www.alessandragraziottin.it) ”. il loro redde rationem. Negli ultimi dieci anni hanno puntato tutto sulla carriera oppure sono state in balia della precarietà del lavoro. Adesso stanno facendo i conti con l’orologio biologico, anche perché hanno capito che la professione non riesce a colmare i vuoti affettivi».
Invita a valutare i numeri con prudenza, Mauro Buscaglia, primario di Ginecologia e ostetricia all’ospedale San Carlo, 4 parti al giorno a settembre, stabili negli ultimi tre anni: «La conferma del baby boom si avrà solo a fine anno – sottolinea ”. Ma le premesse sono buone». Beatrice Masini, invece, traduttrice in Italia di Harry Potter, guarda già avanti: «Bisogna rendere le metropoli come Milano meno ostili ai bambini – insiste, mentre tiene per mano nel traffico la figlia più piccola, Emma, 8 anni ”. Metterli al mondo è facile, il difficile è farli crescere in città inquinate e con pochi spazi verdi».

CORRIERE DELLA SERA
S.RAV.
Almeno nella fabbrica dei bambini di Milano, com’è definita la clinica Mangiagalli, il ritorno alla voglia di fare figli registrato nell’ultimo mese è democratico: la classe sociale non c’entra nulla, i soldi neppure. Lo dicono, ancora una volta, le statistiche: due donne su tre che partoriscono in via Commenda 12 lo fanno nei reparti di maternità coperti dal servizio sanitario nazionale. A costo zero, dunque.
Nel corso degli anni sono passate da qui alcune delle più note famiglie milanesi, dai Mondadori ai Moratti, fino agli Archinto e ai Pesenti. Oggi il ricorso alla Santa Caterina – con le sue camere destinate a chi può permettersi di pagare fino a 12 mila euro per mettere al mondo un figlio – è appannaggio solo del 8,5% delle neomamme. Il restante 21,5% chiede, invece, il servizio alberghiero (camera a pagamento, ginecologo del servizio sanitario): una singola costa 540 euro più Iva al giorno, una doppia 370 più Iva. «Il boom di nascite è trasversale alle classi sociali – spiega Basilio Tiso, direttore sanitario della Mangiagalli ”. Non solo: molte delle neomamme che vengono ricoverare in Santa Caterina si fanno aiutare dalla famiglia di origine. Come regalo per la maternità ».
L’età media delle donne italiane che partoriscono è 34 anni. Per le straniere si scende a 29. «Ma tra le milanesi sono in crescita soprattutto le over 40, come ha mostrato di recente uno studio dell’Università Bocconi – sottolinea Tiso ”. I giornalisti stranieri vengono spesso in Mangiagalli per raccogliere interviste sul primato italiano delle mamme 40enni».
Nel luglio 2006, però, la clinica aveva lanciato un allarme: «Una donna su tre decide di abortire perché fa fatica ad arrivare a fine mese », aveva rivelato in un suo dossier dove erano stati esaminati i motivi dei 1.720 aborti l’anno. Il problema adesso è stato superato? «Oggi per lo meno il numero di interruzioni di gravidanza, spesso legate alle difficoltà economiche anche tra le italiane, si è stabilizzato. Solo quattro anni fa qui si toccava quota 2.130 aborti. Stiamo cercando di risolvere il problema con aiuti economici e psicologici alle donne incinte resi possibili grazie alla collaborazione dei consultori pubblici, di Madre segreta e del Centro di aiuto alla vita. Insomma: le interruzioni di gravidanza considerate senza scelta, anche nella Milano dai 23 mila euro di reddito pro capite, sono in diminuzione ». Gli ultimi dati fanno pensare a una svolta per Milano nel segno della vita. Ma solo con la fine dell’anno si avrà la certezza che qualcosa stia cambiando davvero.