Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 27 Giovedì calendario

Fenomenologia di Lapo Elkann. Nova Il Sole 24 Ore 27 settembre 2007. La mano abbronzata rimesta inquieta il primo caffé al vetro

Fenomenologia di Lapo Elkann. Nova Il Sole 24 Ore 27 settembre 2007. La mano abbronzata rimesta inquieta il primo caffé al vetro. Una spruzzata di cioccolato e panna condisce questa giornata iniziata a Roma e destinata a terminare a New York. Si porta in giro un’immagine che suscita un mucchio di domande: chi è? che cos’è oggi un creativo? qual è la sua responsabilità? perché la sua storia, necessariamente, attrae e respinge? e soprattutto: qual è il suo valore? Sono le nove del mattino e, nel bene e nel male, Lapo Elkann, trent’anni il prossimo 7 ottobre, è sveglio. Saluta con gentile affetto la proprietaria del bar in Piazza di Pietra, alle spalle del Parlamento. E senza il filtro dei suoi occhiali Italia Independent, ma con inconfondibile erre roulante, spiega: «Non mi piace dare del lei alle persone. Dò a tutti del tu, e riservo la terza persona solo ai personaggi autorevolissimi, con cui c’è una distanza siderale, e che non conosco. Non so, mi viene in mente Rita Levi Montalcini...». Prima sigaretta della giornata. Una Marlboro rossa. «Ieri ho attraversato un momento emotivamente forte. Ho parlato alla Saatchi&Saatchi in una tavola rotonda dedicata a Paolo Ettorre. Un amico che è mancato lo scorso anno, amministratore delegato dell’agenzia e al quale sono state titolate borse di studio per giovani creativi. Con Ettorre ho condiviso momenti importanti, anche nella progettazione del marchio della mia azienda. Mi manca, adesso che non c’è più». Lapo indossa una maglietta di cotone a mezze maniche che scopre segni colorati impressi sulla pelle con la violenza dell’indelebile. «Il tatuaggio qui in alto sul braccio riprende un quadro che mi ha regalato mio fratello, l’autore è Roy Lichtenstein. appeso alle pareti nel mio loft americano, tra Chinatown e Little Italy, e raffigura il sole. Perché sono due le cose che amo, e che mi rappresentano. Il sole, e le tempeste. In arte, quindi, Lichtenstein, ma poi anche Joseph Turner, con i suoi paesaggi grigi e tristi». Vanity Fair Usa l’ha appena selezionato come l’unico italiano tra i 30 giovani "futuri potenti" del globo. Vogue America l’ha incoronato uomo più elegante del pianeta. Ma lui, con le sue babbucce nere e dopo il secondo caffè, dice che «la moda mi interessa fino a un certo punto. Gli oggetti che studiamo sono orientati al design, alla costruzione creativa di senso più che al consumo. Non voglio che i prodotti di I-I si spengano come candele, ma che siano come pietre, con la consistenza della verità. Quello che conta è essere veri, perché la gente non si prende per i fondelli. Tutti abbiamo debolezze e punti di forza, e dobbiamo usare entrambi al meglio. Essere coerenti vuol dire questo. Conoscersi e non chiudersi nei personalismi. In Italia sono già troppi quelli che girano intorno a se stessi. Io non ci credo, al one man show. Io credo nella squadra, e nella possibilità di cambiare il mondo insieme agli altri, premiando i bravi – e in Italia invece vincono spesso i mediocri yes-men – attraverso riconoscimenti, prestiti, responsabilità, sistemi incentivanti». E tutto si può dire, ma non che Lapo non sia un link internazionale tra tanti e diversi mondi. Con il suo cellulare che non si capisce quale sia la compagnia telefonica, la mail su Blackberry e il suo apparato di conoscenze connette eccellenze italiane e straniere. E naviga di progetto in progetto, selezionando cervelli: «Tra poco inauguro un programma di un’ora la settimana su Syrius Radio, la più grande frequenza satellitare americana. Ci vorrei portare anche talenti italiani, e metterli a confronto con artisti di fama internazionale. Penso ad esempio a Fabri Fibra, con il quale ho inciso anche un brano. Vorrei fargli incontrare Eminem, o 50 Cent». Terzo caffè, decaffeinato stavolta. «Gli obiettivi... Lavorare con le persone che vogliono innovare, mettere in piedi squadre creative. Studiare la comunicazione e i prodotti. Oltre a Italia Independent (oggi c’è la presentazione dei pezzi unici alla stampa internazionale, a Milano, ndr) ho appena acquistato delle quote di Care Label, un’azienda che produrrà magliette e blue jeans eco-sostenibili. Un giorno vorrei applicarmi anche allo sport: prendere una squadra di basket o di pallavolo e portarla ai massimi livelli... Ci sto già lavorando... Poi, nella vita privata, l’avventura. La traversata dell’Atlantico in barca a vela la farò molto presto. Per il giro del mondo ci vorrà tempo, magari tra tre o quattro anni...». Sportivo o radio-voice. Imprenditore o personaggio. Collezionista o manager. Sregolato o creativo. Chi è Lapo? «Le persone cercano di incanalarti in sigle e stereotipi perché la vita è più facile, nascosti dietro al muro della prevedibilità. E anche giudicare è più semplice. Ma le cose stanno cambiando, e come tanti altri, oggi anch’io rifuggo le facili definizioni. In Fiat certamente facevo il manager e vivevo una vita ereditata. Oggi sono un imprenditore, sto creando la mia storia. Ma sono anche tante altre cose, indecifrabili o meno. Per esempio, mi sento più vicino alla figura di un artista che a quella di un business-man. Non sono un materialista. Ho avuto la fortuna di non pensare al sostentamento e grazie a questo, credo, ho maturato una sorta di distacco... Coi soldi non ci compro cose... li spendo in viaggi. Che se mi togli il viaggio, allora sì che mi togli l’aria, e la vita...». Generazione Lapo. Di quelli che hanno tre famiglie «quella in cui per caso nasci, quella delle persone con cui lavori e quella che ti farai, con una compagna e un figlio. Che è tanto più importante del matrimonio o di altri contratti tra persone...». Di quelli che la casa ti segue perché sei tu il centro, «il luogo in cui sto meglio è l’aereo, il non luogo per eccellenza. Perché ho il cellulare spento, non devo pensare a niente, sono in viaggio con me stesso, una culla tra le nuvole e il silenzio...». E poi, un posto sicuro dove tornare «Villar Perosa, nella campagna torinese. Sono le mie radici, ma non riesco a starci più di una settimana, poi ci soffoco», un appartamento tuo, fatto come piace a te: «Quello di New York, un open space di 90 metri quadri, all’undicesimo piano, e l’ho dipinto io insieme agli amici di azzurro, per ricordare il cielo, e l’Italia». Amici che ti ospitano o ti ospiterebbero in tutto il mondo: «Mi piace Zurigo, ci voglio fare una sorta di quartier generale in futuro, e invece preferisco star lontano da Londra, dove ci sono le conoscenze più pericolose, per me». Tante lingue a disposizione per parlare «l’inglese per decidere, l’italiano e il francese per spiegare, ma anche per le dietrologie. Il portoghese, poi. Lo spagnolo, anche se a spizzichi. E giusto trenta parole di russo. Che il marito di mia madre è di Mosca». Infine, la paura di sbagliare: «Mi piace Vasco Rossi perché canta storie e sofferenze vissute davvero. Sono stato io a insistere perché fosse la colonna sonora di uno spot Fiat». Lapo non abbassa gli occhi. Da lontano il suo autista-amico ci osserva. da mò che lo aspetta, paziente, su un’utilitaria Alfa Romeo. Sono passate due ore. La signora del bar ha preparato di sua sponte focaccine al pomodoro che promettono bene. Lapo gentilmente ringrazia e declina. Continuiamo ancora un pò. Un’altra sigaretta. Le scarpe da ginnastica, «perché lo sport è bello praticarlo. Ne ho tantissime di tutti i tipi, ma mi piacciono le Nike perché sono amico dei creativi che le fanno». Disillusione nei confronti della politica: «Se non cambiano il sistema, in Italia è impossibile governare qualunque sia il vincitore alle elezioni. Mi piacciono D’Alema, Berlusconi, Sarkozy, Obama e la Merkel. Mi piaceva Blair, anche. Ma non ho mai avuto o cercato contatti con nessuno di loro...». Un leader si vede dal fatto che «la gente lo segue senza che debba alzare la voce. uno che tratta tutti alla stessa maniera, dal Presidente del Consiglio all’ultimo degli uscieri di palazzo». Gli artisti preferiti sono il fenomeno globale del momento «Damien Hirst, di cui ho due print, e poi Marco Perego, Lichtenstein, Vincenzo Amato (mia sorella Ginevra mi ha regalato una sua "palma"). Ho anche una foto di Dita von Teese, fatta dal mio amico Wayne...». Fenomenologia di Lapo. Testimone del suo tempo, come e, fatalmente, più di tutti noi. Genio e, notoriamente, sregolatezza. Velocità ed eccessi, e anche l’onestà di guardarti, alla fine, e dire «non tagliare niente, di questo articolo. Hai capito? Non tagliare, che va bene così». Perché in fondo descrive la sua responsabilità: collegare mondi diversi. Con l’ambiguità del caos e la semplicità di una biografia senza barriere. Cristina Tagliabue **** Le sue letture - «Il primo giornale che sfoglio la mattina è "La Gazzetta dello Sport", perché non ammetterlo. Come tutti gli italiani, sono un tifoso appassionato. In America, quando sono a New York, mi piace passare ore tra gli scaffali di Universal News di Broadway, un’enorme edicola dove ho fatto amicizia con il proprietario indiano e dove si può trovare davvero di tutto, da tutto il mondo. Mi piace "The Ecologist", il cui editore è anche mio amico – Zac Goldsmith ”, e poi "Intersection" per le auto, "Monocle", "NY Observer". Durante il weekend irrinunciabile è "NY Times", che offre di tutto per tutti i palati. E poi tutte le riviste curate da Tyler Brulé. Uno bravo davvero. Il creatore di Wallpaper». Cosa ascolta - «Vita Spericolata di Vasco Rossi, la mia preferita in assoluto. Sono anche andato a un concerto di Vasco, qualche anno fa. E io non vado spesso ai concerti... Vasco non è un mito, ma ha dato un nuovo linguaggio alla musica italiana, non glielo si può negare. Poi direi tutti i Pearl Jam e nello specifico Once, i Metallica, Fabri Fibra e 50 Cent per il genere hip hop. I Gipsy Kings mi ricordano le vacanze e la musica brasiliana, che ascolto dall’infanzia, da quando abitavo a Rio. Sulla scena rap francese segnalo Mc Solar. Dei classici mi piacciono Johnny Holliday,la colonna sonora di «C’era una volta in America». La mia romanza preferita è Ridi Pagliaccio dall’opera "I pagliacci" di Ruggero Leoncavallo. Film preferiti: "Romanzo Criminale" e "La ricerca della felicità" di Gabriele Muccino». I suoi progetti - Italia Independent è un’azienda creata insieme a Giovanni Accongiagioco, Ceo, e Andrea Tessitore (http://andreatessitore.nova100.ilsole24ore.com ), vicepresidente. Sul sito di I-I è stato inaugurato un blog molto visitato, in cui lo stesso Lapo scrive con una certa frequenza. Dopo l’evento mondano di ieri sera, oggi, a Milano, la società presenterà la fase 2.0 della creatività del Made in Italy, mostrando i 12 nuovi prodotti di home design, capi spalla e accessori, nati dalle menti di un team multietnico capitanato da Elkann e Renato Montagner (Showroom di via Bergamo 4, 9:30/20:30). Indipendent Ideas, invece, è la società di Comunicazione dove il creativo, insieme a Alberto Fusignani e Ivan Maria Vele, studia strategie-media. I suoi miti - Winston Churchill: «Grande statista, primo ministro durante la Seconda guerra mondiale ma anche soldato, giornalista, scrittore, Nobel per la letteratura, nel ’53. Un esempio per tutti. Ha saputo dire basta: lasciando il potere al momento giusto, senza accanirsi sul potere per il potere». Madre Teresa di Calcutta: «Ha dato una testimonianza forte ma silenziosa per il mondo del credere». Patrick De Gayardon: «Quando gli ho stretto la mano ho provato una scossa di adrenalina.  uno che ha sfidato il mondo facendo sport ad altissimi livelli, sempre alla ricerca del limite estremo». Eric Tabarly: «Un grande velista morto nell’88 sulla sua barca a vela Pen Duick. Ha vinto tutto quello che si poteva vincere, e aveva un rapporto con il mare come se fosse stato, non so, sua moglie. Personaggio affascinante».