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 2007  settembre 27 Giovedì calendario

La spesa pubblica, i veri poveri e i precari L’articolo del professor Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 26 settembre contiene alcune affermazioni sulle caratteristiche degli interventi previsti nell’accordo governo e parti sociali dello scorso luglio non corrispondenti alla realtà

La spesa pubblica, i veri poveri e i precari L’articolo del professor Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 26 settembre contiene alcune affermazioni sulle caratteristiche degli interventi previsti nell’accordo governo e parti sociali dello scorso luglio non corrispondenti alla realtà. A) Si afferma che l’aumento delle pensioni basse deciso a luglio ha favorito «solo in piccola parte i veri poveri, cioè le famiglie degli otto milioni di pensionati che non arrivano a 750 euro al mese». Tale affermazione risulta sorprendente in relazione a un aumento del valore delle pensioni che l’accordo stabilisce riservato solo ai pensionati con redditi personali complessivi inferiori a ࿬ 8.504,73 (pari a ࿬ 654,21 mensili). Quindi tutti i pensionati che sono nella «fascia di povertà» godranno dell’aumento definito nell’accordo. Il fatto che tale aumento riguarderà anche i pensionati con redditi familiari più alti (ma pur sempre con pensioni individuali inferiori a 650 euro mensili), e che estenda la platea dei beneficiari anche a famiglie collocate al di sopra della soglia definita, non cambia il fatto che l’aumento sia collocato sostanzialmente nella fascia delle pensioni più basse. Infatti è stato calcolato che il 63 per cento del trasferimento di reddito dovuto alla misura sulle pensioni basse si indirizza verso i primi quattro decili della distribuzione del reddito. Inoltre, con tale intervento, usciranno dall’area definita di povertà circa 800.000 famiglie di pensionati. B) L’affermazione che tale area di pensionati riguardi quelli che hanno goduto e godranno in particolare delle pensioni di anzianità (che sono più iscritti al sindacato) e che «hanno beneficiato più di altri dell’abbassamento da 60 a 58 anni» è inspiegabile di fronte a un aumento che viene erogato solo a coloro che hanno più di 64 anni di età! Inoltre, come è facilmente ricavabile dalle banche dati Inps le pensioni di anzianità si collocano nella stragrande maggioranza su livelli più alti di 650 euro mensili, mentre una quota maggiore di pensioni basse riguarda coloro che si pensionano all’età di vecchiaia. C) L’intervento sull’età pensionabile (ammorbidimento scalone) non costerà 10 miliardi ma 7,5 miliardi. I restanti 2,5 miliardi sono destinati a consentire il pensionamento anticipato solo ai lavori usuranti. D) La «tassazione» sui precari, che finanzierebbe una parte dell’intervento, non è un aumento di imposte sui giovani, bensì un aumento di contributi previdenziali a prevalente carico dei datori di lavoro che, unitamente ad altre misure previdenziali come la totalizzazione e il riscatto degli anni di laurea, consentirà ai lavoratori parasubordinati (flessibili) – per i quali vige il sistema contributivo – di avere pensioni significativamente più alte rispetto a quelle previste dalla normativa in vigore negli anni precedenti. Cosimo Torlo Portavoce del ministro del Lavoro Cesare Damiano • F. Gia. La distribuzione per fasce di reddito delle famiglie che riceveranno i fondi destinati all’aumento delle pensioni minime è disponibile sul sito www.lavoce.info in un articolo di Massimo Baldini. Lì si mostra che le famiglie più favorite sono quelle dei decili terzo e quarto, certamente non le più povere e (non a caso) quelle più rappresentate tra gli iscritti ai sindacati. Il fatto che una parte delle risorse finanziarie necessarie per eliminare lo «scalone» verrà reperita tramite un aumento dei contributi sul lavoro precario, a fronte dei quali, come ricorda il ministro, vi saranno future prestazioni previdenziali, significa che quella norma non ha copertura e quindi non potrà essere approvata in Parlamento. Osservo, infine, che il ministro Damiano non affronta il problema dell’unificazione dei contratti di lavoro. Debbo quindi ritenere che egli, come disse due settimane fa a Milano, sia contrario alla proposta Treu-Boeri, fatta propria, invece, da Walter Veltroni.