M.Sid., Corriere della Sera 27/9/2007, 27 settembre 2007
Quanto costa essere deboli per l’Alitalia e per un hub, se così lo vogliamo chiamare, che non ha mai superato la fase della pubertà come Malpensa? Qualche numero sul fruttuoso movimento delle merci può dare la risposta che, per inciso, è: costa molto
Quanto costa essere deboli per l’Alitalia e per un hub, se così lo vogliamo chiamare, che non ha mai superato la fase della pubertà come Malpensa? Qualche numero sul fruttuoso movimento delle merci può dare la risposta che, per inciso, è: costa molto. Anzi moltissimo. Molto più di quanto possa emergere a prima vista calcolando semplicemente i passeggeri che tra valigie perse, sbuffi e stanchezza sono costretti a volare in un’altra capitale europea per affrontare i viaggi intercontinentali. «Un aeroporto come Malpensa sposta 400 mila tonnellate di merci - ragiona Gianfranco Sgro, ceo di Ceva Italia (ex Tnt) con la responsabilità per tutto il sud Europa - e il potenziale aumento che lo scalo potrebbe avere con un servizio più efficiente e meno costoso è pari al 50%. Ora tutte quelle merci sfuggono al traffico aereo perché a noi conviene portarle in camion a Francoforte e farle partire con la Lufthansa o altre compagnie». La Ceva è leader nella regione con 1,2 miliardi di fatturato solo in Italia. E se il ragionamento vale per il gruppo il cui controllo è passato da un po’ di tempo dalle Poste olandesi al fondo Usa Apollo vale anche per gli altri concorrenti. Insomma, magari non era questa la variabile unica per evitare la crisi. Ma per il futuro delle compagnie e degli scali aerei in Italia forse vale la pena ricordare che qualche sacrificio fatto prima può risvegliare ricavi insospettabili. (m. sid.)