Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 26 Mercoledì calendario

[FIRMA]FULVIO MILONE

ROMA
C’è un’invasione di rom, «dalla Romania è in atto un vero e proprio esodo». Il ministro Giuliano Amato lancia l’allarme sull’immigrazione comunitaria, e cala il suo asso davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato mentre illustra il pacchetto sicurezza. Bisogna rendere più facili le espulsioni per motivi di ordine pubblico, dice.
Anche se non c’è una condanna: «Se una sentenza penale non è ragione di espulsione, ciò non significa che per espellere qualcuno ci voglia una condanna. Quando si fermano personaggi come quelli arrestati a Roma per una serie di stupri, io li espellerei anche se non dovessero essere condannati». Già, ma come rendere efficace il giro di vite contro gli «indesiderabili»? Attribuendo ai prefetti il potere di decidere l’espulsione per motivi di sicurezza pubblica e lasciando al Viminale le decisioni sui provvedimenti motivati con la sicurezza nazionale. «Nel decreto legislativo di sette mesi fa che ha attuato la direttiva Ue sui cittadini comunitari di altri paesi è stato fatto un errore tecnico - ammette il ministro -, che ha in qualche modo ridotto la possibilità di intervento».
La proposta
L’allarme riguarda soprattutto i rom. Su di loro si concentra anche l’attenzione del ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, secondo il quale «è assolutamente indispensabile che l’esodo dalla Romania verso l’Italia, dettato da condizioni di vita impossibili, sia limitato». Dal canto suo Amato spiega di aver discusso il problema con un rappresentante del premier rumeno, a cui ha chiesto di intensificare l’azione di controllo in patria.
Ma a preoccupare il ministro dell’Interno non è solo l’immigrazione selvaggia. Amato confessa che in lui «c’è un pizzico di cattiveria» quando lancia una proposta su un altro tema scottante, quello della prostituzione: «Penso a una multa non conciliabile per i clienti, quindi spedita a casa degli interessati», dice, quasi divertendosi all’idea di tutto quello che ne seguirebbe: la moglie che scopre il vizio segreto del marito, i figli in lacrime e così via. Ma ce n’è anche per loro, le prostitute, che affollano le strade cittadine sfidando le ire dei sindaci: «Siccome non riesco a immaginare una legge che proibisca quell’attività, sarei propenso ad applicare sanzioni amministrative per l’esercizio della prostituzione nelle vie di solito frequentate dai minori o vicine ai luoghi di culto».
Il volontariato
Amato tiene conto delle perplessità delle associazioni del volontariato, «a cominciare dalla Caritas preoccupata per il rischio che le prostitute finiscano per esercitare la loro attività in posti orridi come le marrane o, peggio, in luoghi chiusi in cui nessuno conoscerà mai la loro sorte». Le donne già vittime del racket sarebbero sempre più emarginate, ecco perchè il ministro è scettico sulla possibilità di dichiarare tutte le strade off limit per l’adescamento.
Il no alla multa a casa dei clienti delle prostitute non arriva solo dall’opposizione. Paola Balducci, responsabile per la giustizia dei Verdi, spiega che «con quella misura ci si accanirebbe contro le persone che sono in strada, piuttosto che contro chi le sfrutta». La destra legge paradossalmente la proposta come un attentato alla famiglia. «Amato ha dimenticato il suo collega Sircana (fotografato a colloquio con un trans; ndr) che denunciò l’impossibilità di gestire la sua ”passione” di fronte a moglie e figli?», chiede Alessandra Mussolini. Dello stesso parere è Francesco Storace, segretario de La Destra: «Amato vuole sfasciare le famiglie». «Nascondere la polvere sotto il tappeto non risolve il problema», sostiene Barbara Saltamartini di An.
Naturalmente c’è dell’altro nel pacchetto sicurezza illustrato da Amato, che chiede più fondi e più uomini. Il ministro insiste sulla certezza della pena e soprattutto sulla modifica di alcune norme. Parla di «rafforzamento delle misure cautelari», dell’arresto anche in caso di alcuni reati che prevedono pene inferiori ai tre anni, di una diversa applicazione della sospensione della pena in caso di sentenza irrevocabile, di una maggiore incisività delle misure di prevenzione e della confisca dei beni dei mafiosi.

Stampa Articolo