Vari 26/9/2007, 26 settembre 2007
ARTICOLI SULL’ESODO DI ZINGARI
CORRIERE DELLA SERA 26/9/2007
F.SAR.
ROMA – In materia di sicurezza sono sempre apparsi distanti. Divisi, soprattutto per quel che riguarda i poteri da assegnare ai sindaci e le misure per combattere i cosiddetti «reati di strada». Ma adesso Giuliano Amato e Paolo Ferrero si trovano concordi nel lanciare l’allarme su un possibile esodo di Rom che dal loro Paese vogliono trasferirsi in Italia. E se il ministro dell’Interno annuncia che nel disegno di legge governativo sarà inserita una norma che concede al prefetto la possibilità di espellere i cittadini stranieri comunitari - come appunto sono i rumeni - per motivi di ordine pubblico, il suo collega della Solidarietà Sociale afferma: «Se l’obiettivo è l’integrazione è assolutamente indispensabile che l’afflusso venga limitato e che si possa quindi intervenire in maniera efficace nei confronti dei 150.000 Rom che già risiedono in Italia».
Amato parla di «vero e proprio esodo». In Senato per illustrare il provvedimento che il governo dovrebbe approvare a metà ottobre, spiega di aver «detto al rappresentante del governo rumeno che azioni repressive contro i Rom servono nel loro Paese. Da lì le persone scappano perché sono in condizioni di non vita». Le strade percorribili sono due. Quella della cooperazione che, come spiega il sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi, «preveda programmi di rimpatrio volontario». E quella della repressione che, come sottolinea Amato, concederà poteri più ampi al prefetto.
«Nel decreto legislativo del febbraio scorso - ammette il ministro - è stato commesso un errore interpretativo di una direttiva comunitaria, di cui mi assumo la corresponsabilità, finendo con l’attribuire di fatto al solo ministro il potere di espulsione. Questo errore va corretto. E, in particolare, il fatto che una condanna penale di per sé non comporti l’espulsione, non significa che per espellere qualcuno ci sia bisogno di una condanna. Pensiamo ai rumeni arrestati a Roma dalla polizia per aver aggredito alcune coppie. Anche se non dovessero essere condannati, io li espellerei lo stesso. E se questo potere non fosse delegato al prefetto, lo eserciterei come ministro visto che si è in presenza di un pericolo certo e reiterato ».
Secondo le stime della Caritas il flusso verso l’Italia oscilla ogni anno tra le 60.000 per 105.000 persone. Il Viminale non ha cifre precise né appare in grado di fare previsioni. Ma il fatto che Amato parli di esodo e Ferrero chieda di fermare gli arrivi, sembra significare che le stesse autorità rumene abbiano confermato i timori dei rappresentanti del nostro governo.
Di fronte ai senatori il ministro dell’Interno ha affrontato anche gli altri nodi del cosiddetto «pacchetto sicurezza » e si è soffermato sulla lotta alla prostituzione, tema caro ai sindaci che hanno più volte sollecitato misure per vietarla in strada. Amato pensa a «multe non conciliabili per i clienti con il verbale notificato a casa». E aggiunge: «Penso ad un divieto con sanzione amministrativa applicabile dai vigili urbani in strade frequentate da minori o vicino a luoghi di culto. C’è in me una certa cattiveria nei confronti dei clienti». Per ottenere «più sicurezza » sollecita norme «ma soprattutto risorse». Il leader di An Gianfranco Fini approva, ma commenta: «O il governo stanzia in Finanziaria ciò che Amato giustamente chiede, oppure rassegni le dimissioni».
LA BANDIERA ROM
La ruota di carro e i colori del cielo e della terra sono simboli della natura girovaga dei Rom. I sedici raggi della ruota alludono alla molteplicità delle genti LO SGOMBERO
Una coppia di rom cacciati dalla ex Snia di Pavia nel settembre scorso mettono insieme le loro cose in due carrelli dei supermercati (foto Milani)
LA REPUBBLICA, 26/9/2007
VLADIMIRO POLCHI
ROMA - Allarme nomadi in Italia. «Dalla Romania è in corso un esodo di rom», avverte il ministro dell´Interno, Giuliano Amato. «E´ assolutamente indispensabile che il loro afflusso venga limitato», gli fa eco il ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero. Insomma, anche a sinistra si parla ormai d´emergenza. Un´occasione troppo ghiotta, perché il centrodestra se la lasci sfuggire: dalla Lega Nord a Forza Italia è infatti un coro di critiche ai «ritardi accumulati dal governo».
«Dalla Romania è in atto un vero e proprio esodo». Il ministro Giuliano Amato lancia l´allarme durante un´audizione in commissione Affari costituzionali al Senato e spiega: «Le azioni di repressione sul nomadismo servono in Romania più che da noi». Non solo. Il responsabile del Viminale sta anche valutando la possibilità di espellere i cittadini comunitari con atto del Prefetto, anche senza una sentenza di condanna: «Quando si fermano personaggi come quelli presi nei giorni scorsi dalla mobile romana, responsabili di stupri a Tor Vergata - afferma il ministro - anche se non dovessero essere condannati io li espellerei».
Qualche ora prima, durante un incontro con una delegazione romena, il ministro della Solidarietà Sociale aveva lanciato analogo allarme: «E´ assolutamente indispensabile che l´afflusso dei rom dalla Romania venga limitato e che si possa quindi intervenire in maniera efficace nei confronti dei 150mila che già risiedono nel nostro Paese». Secondo Paolo Ferrero, la strada da percorrere rimane infatti quella dell´integrazione e degli aiuti ai rom già residenti. E per il futuro? Potrebbe essere un tavolo permanente Italia-Romania ad affrontare le problematiche relative ai nomadi: di questo hanno parlato ieri al Viminale il sottosegretario all´Interno, Marcella Lucidi, e il consigliere del primo ministro romeno per la problematica dei rom, Dana Varga.
L´allarme nomadi scatena forti reazioni a destra. Per il capogruppo della Lega, Roberto Maroni, coi rom «bisogna prendere misure serie, come quelle votate dall´assemblea francese che prevedono il test del dna per i ricongiungimenti familiari e l´esame di francese». Gianfranco Fini bacchetta Amato: «Il compito di un ministro non è quello di dire ciò che tutti sanno, ma quello di mettere in campo iniziative perché l´Italia non sia meta dei rom». Jole Santelli, (Forza Italia) prende invece di mira Ferrero: «Si è svegliato dal torpore di buonismo che lo ha contraddistinto in questi mesi di governo e adesso che i nomadi sono un allarme sociale, il ministro chiede di limitare i flussi». Altri invece preferiscono attaccare la riforma Amato-Ferrero (abrogativa della Bossi-Fini), che oggi comincia il suo iter parlamentare in commissione Affari Costituzionali della Camera. «Dopo l´ammissione di un vero e proprio esodo di rom verso il nostro territorio a causa della mancata applicazione della moratoria - sostiene Roberto Cota, vice capogruppo Lega Nord - in un Paese normale si imporrebbe una pausa di riflessione invece domani (oggi, ndr) questo governo farà iniziare l´iter parlamentare della legge Amato-Ferrero, la cosiddetta legge sull´immigrazione libera: è scandaloso».
LA REPUBBLICA, 26/9/2007
RITA DAZZI
ZITA DAZZI
MILANO - Una società arretrata, chiusa, patriarcale, che sconta antichi pregiudizi profondamente radicati, ma anche nuovi, dirompenti problemi sociali, dall´analfabetismo all´alcolismo, dalla difficoltà di inserimento nel lavoro regolare alla perenne precarietà abitativa. Questioni che fanno della presenza in Italia di almeno 160.000 zingari una delle prime emergenze nazionali, almeno sul piano delle politiche sociali. Le storie degli sgomberi e delle rivolte nei quartieri dove arrivano i «figli del vento» sono ormai all´ordine del giorno in molte città italiane, da Milano ad Appignano del Tronto, da Pavia alla provincia di Cosenza. Qui, ieri, un villaggio di prefabbricati costruito per gli zingari romeni nel Comune di Rose è stato occupato da cittadini italiani che non ne vogliono sapere di un nuovo campo nomadi.
Eppure non è un fenomeno nuovo in Italia, come spiega Massimo Converso, presidente nazionale dell´Opera nomadi, autore di un dossier sulla presenza dei gitani nel nostro paese. Sono qui fin dal 1400. Gli abruzzesi, i calabresi, i synti piemontesi come i «camminanti» siciliani, i kalderasha e gli harvati originari della Croazia, da secoli facevano i giostrai, i calderai, i commercianti di cavalli e di rame. E si spostavano, come si pensa facciano tutti gli zingari del mondo. Invece le cose oggi sono molto cambiate. Dall´est, negli anni ”60, hanno cominciato ad arrivare i bosniaci khorakhané, i serbi kaniara, i polacchi lovara, i romeni rudari. «Decine di migliaia di persone che progressivamente sono diventate stanziali. Anche se la loro miseria e la paura che incutono nella gente non è affatto diminuita, anzi», spiega Converso. Il panorama è cambiato da quando ai 70.000 rom con la cittadinanza italiana si sono aggiunti altri 90.000 romanì, immigrati a ondate successive, con la guerra nei Balcani e con la crisi economica che, dopo la caduta del Muro di Berlino, ha colpito tutti i paesi dell´est.
L´allarme sociale e politico in Italia è diventato ossessivo soprattutto dall´inizio del 2006, quando la Romania - 3 milioni di rom su 25 milioni di abitanti - è stata ammessa nell´ Unione europea. In un anno almeno 60.000 zingari si sono messi in viaggio dall´Ostenia, dalla Transilvania e dalla Moldavia. Sono loro il «terrore» d´Italia, quelli che fanno gridare all´emergenza l´Anci, l´associazione dei Comuni, che a metà agosto ha chiesto «fondi straordinari» al Governo. Da Milano la giunta Moratti, con 10.000 zingari accampati in una ventina di campi abusivi e altrettanti regolari, chiede soldi al Governo e «poteri speciali» per il prefetto. Il quale, proprio ieri, ha concordato col vicesindaco De Corato un piano di sgomberi e di controlli a tappeto in tutte le baraccopoli. A Roma il sindaco Veltroni, firmando il Patto per la sicurezza col ministro Amato, ha promesso di mandare fuori dal raccordo anulare i nuovi campi nomadi. A Pavia il sindaco di centrosinistra, dopo lo sgombero di un gruppo di rom, ha finito per dare 1000 euro a ogni famiglia pur di convincerle a tornare in Romania. «Ma da Craiova, la loro città d´origine, - racconta don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità - ci dicono che quel gesto non ha fatto altro che convincere altre centinaia di famiglie rom a mettersi in viaggio».