Claudia Provvedini, Corriere della Sera 26/9/2007, 26 settembre 2007
MILANO
Undici minuti di applausi ininterrotti, standing ovation ieri sera per la prima volta di «Arlecchino» alla Scala. stata una serata di gran festa, di battimani a scena aperta – nel primo quarto d’ora ben quattro volte, poi ad ogni virtuosismo dei personaggi ”, di risate sonore – spettatori giovani, incredibile! si divertono dunque non solo con le gag tv – e di un’esplosione di grida al momento in cui Ferruccio Soleri in proscenio si toglie la maschera, la bautta nera, e si rivela essere il piccolo grande uomo con i capelli bianchi e la bocca dipinta di rosso.
Dopo aver fatto 5 volte il giro del mondo e oltre 2500 repliche, lo storico spettacolo del Piccolo, Arlecchino servitore di due padroni, la deliziosa, rocambolesca storia goldoniana ricreata da Giorgio Strehler ha dato il via – un via gioioso, pieno di battute nei vari dialetti e dei colori dei costumi del ’700’ alle celebrazioni per il decennale dalla morte del grande regista.
Una serata straordinaria, aperta all’intera città: tra palchi e platea almeno 1800 erano i milanesi ospiti, nessuno se ne è andato via, compresi gli invitati delle istituzioni e degli sponsor. Tra loro, tra gli amici e gli ammiratori di Arlecchino, Carla Fracci eterea in bianco accanto al marito Beppe Menegatti; Missoni e famiglia, Giò Pomodoro, Ezio Frigerio (autore delle scene), Milva, Roberto Abbado, Forattini... Rappresentanti della politica, dell’editoria, della cultura come Borrelli, Rimini, Sgarbi, Valduga, Bonelli, Shammah, Dalla Chiesa, Romano; tra gli attori, oltre ad Albanese e alla Piccolo, ecco la Lazzarini e Dettori così come Andrea Jonasson, interpreti dell’ultima edizione di Arlecchino con i «grandi».
Sarebbe il caso di parlare di un giovanissimo Arlecchino, non solo perché si è trattato di un debutto, per quanto speciale, ma perché il suo meraviglioso interprete da 45 anni ha di nuovo stupito tutti con la freschezza d’attore: quando fa le capriole, quando lancia i piatti, quando esce dal baule vestito da donna... Scattano gli applausi come se la Scala fosse piena di bambini felici.
«Il momento che più mi ha divertito stasera come sempre è il frenetico lancio di piatti – ha rivelato il sovrintendente Stéphane Lissner, complice del direttore del Piccolo, Sergio Escobar ”. Ma stasera ho vissuto il momento che mi ha più commosso: stare vicino a questo interprete straordinario mentre ha un attimo di panico prima di entrare in scena».
Attorno al 77enne attore fiorentino, si è mossa in piena sintonia la compagnia che, diretta da Stefano De Luca in un vero lavoro corale che attenua anche la fatica del protagonista, lo ha seguito nelle recenti tournée mondiali, in un unico grande successo dall’America alla Cina: con (in ordine alfabetico, non di entrata) Enrico Bonavera, Giorgio Bongiovanni, Paolo Calabresi, Francesco Cordella, Luca Criscuoli, Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Tommaso Minniti, Sergio Leone, Stefano Onofri, Annamaria Rossano, Giorgia Senesi, Sara Zoia. Di corsa, tutti insieme, tenendosi per mano hanno cantato e ballato in risposta agli applausi scroscianti.
Leggerezza quasi mozartiana (come sarebbe piaciuta allo Strehler del Così fan tutte),
contenuta la mondanità del pubblico, durante le oltre tre ore di spettacolo si è verificata una sorta di contagio di allegria inedita alla Scala, che invece il pubblico del «Piccolo» conosce da sessant’anni.
E in particolare da quel 1963 in cui Ferruccio Soleri prese ufficialmente «en charge» il personaggio del Servitore di due padroni, nascondendo dietro la maschera del finto sciocco, ma certo ignorante Arlecchino, tutta la vivacità e la cultura del suo interprete. «Ho provato, ho rivissuto la stessa emozione di quando, il 10 luglio 1963, interpretai da titolare il mio primo Arlecchino – ha detto l’artista dietro le quinte ”. Recitare al Teatro alla Scala è il massimo che mi potevo aspettare nella mia lunga carriera di attore».