varie, 25 settembre 2007
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Brocco Donato
• Bari 31 agosto 1952. Il transessuale (noto come Patrizia) che si trovava in compagnia di Lapo Elkann la notte in cui quest’ultimo si sentì male • «’Ci ho messo tanto a farmi accettare, e adesso guarda che situazione pazzesca”. [...] veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse. Il treno per Torino lo ha preso quasi trent’anni fa, dalla Puglia. nato a Bari, ultimo di tre fratelli, figlio di Giuseppe, agente di commercio in pensione e della casalinga Emma. Lui se n’è andato poco dopo la maggiore età, per seguire la sua natura era più facile cambiare tutto, e non dev’essere stato indolore. ”Non ci parliamo da anni, viaggiamo su due binari opposti”. Il gelo di Francesco, il suo fratello grande, lascia intravedere ferite mai risanate: ”Io non condivido niente della sua vita, e adesso è diventato anche famoso, Gesù che vergogna”. ”Patrizia” invece si è costruito una vita all’interno di un microcosmo strano, quello dei travestiti come lei che lavorano sul marciapiede di casa, una ventina di persone che si muovono sul ferro di cavallo composto da corso Dante, corso Massimo d’Azeglio, e via Marochetti, dove lei abita da [...] anni, dove [...] si sono incontrati due mondi lontanissimi, il suo e quello di Lapo Elkann. ” una cara persona, un ragazzo bravissimo che non farebbe male a una mosca”, dice in modo spontaneo, di getto, con una specie di istinto protettivo. ”Non ci sono grandi segreti nella mia vita”, aggiunge convinta. La sua scelta l’ha fatta da tanto tempo. Accettarsi così, senza inibizioni, fino alla partecipazione a Miss Trans Puglia, sapendo bene che una buona parte della sua famiglia non avrebbe capito. Fare il travestito per campare, ”il mio unico lavoro”, incontrarsi con personaggi del sottomondo calcistico e dello spettacolo fino a confessarlo in televisione, come ai tempi dell’inchiesta sul centro massaggi Viva Lain [...] si è svenata per aiutare quello che in strada chiamano ”suo marito”, un pregiudicato da anni in carcere per rapina a mano armata e altri reati del genere. Paga sempre in anticipo l’affitto di uno dei suoi due monolocali nel condominio di via Marochetti. Appena ha i soldi, paga. ”Così se per caso mi succede qualcosa non avete problemi”, dice sempre ai proprietari, che nel palazzo hanno la filiale della loro piccola azienda e quei trenta metri quadrati pensavano di affidarli a un direttore che non c’è mai stato. Tutti sanno che ”Patrizia” è una persona particolare, come si guadagna da vivere, chi è, chi vorrebbe essere. ”Io faccio quel lavoro per vivere, e da molti anni”, spiega lei cortese. ”Non ho mai dato problemi a nessuno, so stare alle regole”. Certo, fa impressione, dice Marika, la segretaria che riscuote il suo affitto. Sentire quel vocione, vederlo, alto più di un metro e ottanta, massiccio, e sempre vestito da donna, un trucco pesante spalmato su lineamenti molto maschili. Ma poi ci si abitua. Patrizia sa che il suo aspetto può causare imbarazzo. Con Marika parla e scherza, vivono quasi una accanto all’altra. Il travestito la rimprovera sempre quando sbaglia l’abbinamento dei vestiti, le fa vedere la sua nuova bigiotteria, parla orgogliosa e dei suoi seni, rifatti nuovamente pochi mesi fa. ”Ma quando sono in compagnia di altre persone che lei non conosce, non mi saluta mai, non vuole mettermi in imbarazzo”. Poi capita quella sera, e ”Patrizia” diventa famosa sulla scia della disgrazia di Lapo Elkann, che frequentava da qualche tempo il suo monolocale, con il quale – sostiene – c’era un rapporto di confidenza e fiducia. La sua versione dei fatti è necessariamente fredda, da mattinale di questura. Ha raccontato di averlo visto arrivare alle 23, da solo. Lo ha fatto salire e lui ha chiesto altra compagnia. ”Patrizia” ha chiamato ”Cinzia” e ”Tani” perché sapeva che erano poco distanti, le aveva appena lasciate una volta ricevuta la chiamata del manager Fiat. Dice di essersi astenuta dall’uso di droga. Gli altri due travestiti se ne sono andati verso le 4.30 del mattino. Lapo è stanco, chiede se può fermarsi a dormire. Mette la sveglia al suo telefono cellulare, – ”7.30, credo” – perché al mattino deve andare in ufficio, ma non la sente, o non funziona. Quando ”Patrizia” si alza, lo trova sveglio, ma incapace di muoversi, rantolante, e chiama (’subito”, dice) il 118. Questa è la storia, e questo è Donato Broco, con l’imbarazzo che si porta dietro e quasi si scusa di avere causato. [...]» (Marco Imarisio, Corriere della Sera” 12/10/2005) • Raccontò il 12 dicembre 2006 al pm Henry John Woodcock: «Io fui interrogato dal pm Tatangelo e Laudi a Torino, dopo di che dovetti un pochino nascondermi, perché i media assediavano casa mia. Purtroppo riuscirono a risalire a dove ero ubicato e qui venne il signor Corona, e mi propose di vendere una intervista anche al giornale ”Chi”, che mi voleva intervistare. Mi portò Corona da Torino a Milano, mi venne a prendere. In quella suite all’Hotel Palace c’era Lele Mora, c’era Signorini, il vicedirettore di ”Chi”, il fotografo, una fotografa, la truccatrice e... Corona. Io ero accompagnato da un mio amico che faceva, che fungeva da agente, fungeva, certo Roberto. Poi l’intervista me l’ha fatta tutta Signorini. Praticamente, andarono via tutti, rimanemmo soltanto io e Signorini [...]» (’la Repubblica” 13/3/2007).