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 2007  settembre 25 Martedì calendario

Dal 1995 a oggi si scoprono sempre nuovi pianeti in orbita attorno a stelle diverse dal Sole. Se ne conoscono ormai più di 240 e si comincia a pensare che quando si forma una stella si formi anche un sistema planetario

Dal 1995 a oggi si scoprono sempre nuovi pianeti in orbita attorno a stelle diverse dal Sole. Se ne conoscono ormai più di 240 e si comincia a pensare che quando si forma una stella si formi anche un sistema planetario. Il nostro non sarebbe una rarità ma piuttosto la regola. di pochi giorni fa la notizia che un gruppo di ricercatori guidato da Roberto Silvotti dell’Osservatorio di Napoli ha scoperto un pianeta paragonabile come massa al nostro Giove in orbita attorno a una stella della costellazione del Pegaso, V 391 Pegasi. Fin qui nulla di straordinario. Ma V 391 Pegasi è una ”gigante rossa” cioè una stella di diametro pari a circa un centinaio di volte quello del nostro Sole (da cui ”gigante”) e con una temperatura superficiale di circa 3000 gradi, che la fa apparire di colore rossastro, mentre il Sole con la sua temperatura superficiale di circa 6000 gradi appare di colore giallastro. Il nostro Sole ha un’età di 5 miliardi di anni ed è circa a metà «del cammin di nostra vita» come direbbe Dante. Fra altri 5 miliardi di anni entrerà nella «terza età». Avrà esaurito il combustibile nucleare idrogeno che lo ha fatto risplendere in maniera costante per 10 miliardi di anni, e comincerà a trasformare l’elio in carbonio. Ma prima avrà subìto una contrazione del nocciolo centrale che avrà fatto aumentare la sua temperatura centrale dai 13 milioni di gradi odierni a quasi 100 milioni. La produzione di energia nucleare che dipende fortemente dalla temperatura, aumenterà e il Sole per non esplodere dovrà aumentare la sua superficie di almeno 10.000 volte per poter dissipare l’energia prodotta irraggiandola nello spazio interplanetario. Il Sole inghiottirà Mercurio e Venere e la sua superficie arriverà a lambire l’orbita della Terra e forse anche a inghiottirla. Il pianeta di V 391 Pegasi (battezzato V 391 Pegasi b) si trova a una distanza dalla stella circa eguale a quella che avrà in futuro la Terra dal Sole a causa delle perturbazioni naturali fra i pianeti, ed è sopravvissuto alla trasformazione che il suo sole ha subito passando dallo stato di «nana gialla» come il Sole a quello di «gigante rossa». V 391 Pegasi e il suo pianeta sono un po’ l’immagine di quello che succederà alla Terra fra 5 miliardi di anni. Forse la Terra non sarà inghiottita dal Sole ma la sua temperatura diventerà insopportabile per esseri viventi. Non solo: la luce e il calore emessi dal Sole non saranno più rigorosamente costanti, come oggi, ma il Sole diventerà una stella variabile come lo è V 391 Pegasi (il V sta proprio per indicare la variabilità) e questo renderebbe ancora più difficile la sopravvivenza di qualsiasi specie. Secondo un articolo apparso in proposito sulla rivista Nature, la Terra non sarà inghiottita dal Sole perché fra 5 miliardi di anni la sua distanza da esso sarà aumentata abbastanza, circa 1,7 la distanza attuale, come è il caso del pianeta di V 391 Pegasi. Questa affermazione mi sorprende un po’, perché secondo vari studiosi dell’evoluzione del sistema solare è molto difficile stabilire le massime possibili variazioni delle orbite planetarie su scale di tempo pari a 5 miliardi di anni. Secondo altri si stima che varierà l’eccentricità dell’orbita della Terra, ma non apprezzabilmente la sua distanza media dal Sole, mentre invece varieranno abbastanza quelle di Mercurio e Venere, tanto che fra 3,5 miliardi di anni i due pianeti potrebbero entrare in collisione. Si tratta comunque di dati abbastanza incerti.