Marco Del Corona, Corriere della Sera 25/9/2007, 25 settembre 2007
PECHINO
Anche la Cina ha le sue ambizioni polari. La Russia si affanna a piantare bandiere, non solo metaforiche, su fondali e idrocarburi dell’Artico, tallonata dal Canada e dalla preoccupazione occidentale. La Cina invece guarda a sud e decide di incrementare presenza e investimenti in Antartide. Non un debutto. I cinesi lanciarono la loro prima spedizione nel sesto continente nel 1984. Erano i primi anni dell’apertura di Deng Xiaoping e lo slancio per uscire da un isolamento di decenni stava prendendo forza. Adesso, la partita è più articolata: orgoglio nazionale, certo, ma c’è pure la certezza che dagli studi condotti laggiù, su ghiacci e clima, possano ricavarsi dati da impiegare in molti campi, utili alla grandeur di Hu Jintao e della sua «società armoniosa».
ANTICA – Il nocciolo del programma di Pechino, per il quale ha stanziato complessivamente 57 milioni di euro, prevede la costruzione di una terza stazione di ricerca in aggiunta alle due esistenti. La più antica, «Changchen» (Grande muraglia), risale al 1985 e sconta i suoi anni: «Alcuni pavimenti hanno ceduto, ci sono punti pericolosi», ha ammesso Qin Weijia, vice responsabile dell’Istituto di ricerche polari. I lavori di ristrutturazione sulla King George Island si concluderanno, salvo intoppi, entro l’anno. Prevedono un ampliamento della superficie della base, ora di 4.200 metri quadri (esito di interventi successivi: 1986, 1992 e 1996), un nuovo edificio di mille metri quadri e un sistema di smaltimento dei rifiuti. La seconda stazione, «Zhongshan», sulle Larsemann Hills, venne costruita nel 1989 ed è più piccola, 2.700 metri quadri: anche qui, restauri e ampliamenti (di quasi 2 mila metri), e anche qui il tentativo di innalzare gli standard di ecosostenibilità. Sarà rimessa a nuovo, poi, la nave «Xuelong» (Drago delle nevi), 20 milioni di euro, impiegata in Antartide. La vera scommessa cinese al Polo Sud, tuttavia, è nella terza base. Già battezzata «Duxia» (Passare l’estate), verrà piazzata sul punto più alto del plateau antartico, sul Dome A, 4093 metri di spaventosa inabitabilità, con temperature anche di meno 90 gradi centigradi.
ADDESTRAMENTO – La posizione esatta della futura base, annota la
Beijing Review, è stata localizzata due anni fa, quando una spedizione di ricerca ha lasciato «Zhongshan » per raggiungere, dopo 1228 chilometri di viaggio, il Dome A. Le operazioni per la terza base antartica della Repubblica Popolare sono già in corso. In agosto, tecnici e scienziati si sono addestrati in Tibet dove hanno trovato «condizioni climatiche e altimetriche paragonabili a quelle che troveremo sul Dome A». Altre sessioni himalayane di acclimatazione più a ovest, sui ghiacciai del Xinjiang. Terminati i lavori sulla nave «Xuelong », la missione, la ventiquattresima della Cina al Polo Sud, partirà in ottobre da Shanghai e coinvolgerà oltre 200 persone, distribuite sui vari progetti.
La stazione sul Dome A nasce come insediamento estivo, solo in seguito si verificherà se possa essere abitata tutto l’anno in condizioni così estreme. I responsabili scientifici della missione hanno già annunciato parte delle attività previste, dall’istallazione di sette telescopi e un radar acustico a carotaggi del ghiaccio («lo cerchiamo antico di un milione e mezzo di anni»), dall’attivazione di una rete di sensori sui ghiacci all’istallazione di un’antenna per rilevazioni meteorologiche alta 30 metri.
ARSENALE – I risultati, se dovranno venire, verranno. Ora a Pechino si esibisce l’arsenale di risorse e buone intenzioni necessarie a rendere possibile l’impresa. Si coglie un’eco di quando Mao Zedong scriveva e predicava della doverosa trasformazione della natura da parte dell’uomo, del necessario assalto al mondo per trasformarlo. A fine agosto, l’agenzia Xinhua ha decantato i due robot che, per la prima volta, assisteranno gli scienziati polari cinesi: un cingolato da 2 quintali, con autonomia di 25 chilometri, e un piccolo elicottero di 20 chili, capace di volare per un’ora, velocità anche di 100 km orari, «strumenti indispensabili per ridurre i rischi, indifferenti come sono alle condizioni ambientali, per quanto ardue», secondo Qin Weijia. La lunga marcia questa volta è bianca.
Condizioni proibitive: meno 90 gradi