Corriere della Sera 24/9/2007, 24 settembre 2007
Carissimi Rizzo e Stella, ci sono molte cose da cambiare nella vita delle istituzioni parlamentari e molte voci di spesa che è possibile progressivamente contenere e ridurre
Carissimi Rizzo e Stella, ci sono molte cose da cambiare nella vita delle istituzioni parlamentari e molte voci di spesa che è possibile progressivamente contenere e ridurre. Molte di queste, le più importanti, abbisognano di riforme legislative e costituzionali, altre sono possibili in via amministrativa e regolamentare, a legislazione e Costituzione vigente. Io e i miei colleghi Questori, perché questo è il nostro compito, ci stiamo attivamente occupando di queste ultime e abbiamo assunto delle decisioni (non delle «dichiarazioni di buona volontà» o «pensosi inviti») e altre ne assumeremo nei prossimi mesi che, però, cominceranno ad avere i loro effetti sul bilancio del 2008. Considerare il bilancio del 2007 come la cartina di tornasole che dimostrerebbe l’immobilismo degli organi di direzione e governo della Camera è operazione non corretta che alimenta l’idea che nulla si stia facendo e nulla si possa fare. Il bilancio 2007 è stato predisposto a fine 2006 e approvato dall’Ufficio di presidenza della Camera nei primi mesi dell’anno e non poteva contenere, neanche nella sua proiezione triennale, i risultati di atti che sono successivi. Non chiediamo di essere assolti a priori o fiducie precostituite, anzi l’attenzione critica della stampa è sempre di stimolo ai riformatori veri. A quelli falsi basta cavalcar l’onda senza preoccuparsi delle contraddizioni. Tuttavia vorrei che ci dessimo appuntamento alla presentazione del bilancio preventivo 2008 per verificare insieme se quanto ho detto nella relazione introduttiva che ho tenuto in aula nel luglio scorso, che tutti, anche nel dibattito in aula, hanno bellamente ignorato, potrà essere mantenuto: e cioè che l’insieme dei provvedimenti presi in questo scorcio d’anno, e quelli che ancora prenderemo di qui a fine 2007, porteranno a una diminuzione del 10% della spesa per beni e servizi in termini economici e consentiranno di ridurre ulteriormente, rispetto a quella preventivata, di 110 milioni, da qui al 2010, la dotazione richiesta al ministero dell’Economia. Elenco i principali di questi provvedimenti e delle decisioni assunte o in corso, poiché temo sia necessario esser puntigliosi e non vaghi. 1. Esternalizzazione del ristorante interno per deputati e giornalisti con un risparmio di 3.700.000 euro. 2. Riconsiderazione dei contratti nel settore informatico con un risparmio annuo di 2.500.000 (per un totale di 7.500.000 al 2010). 3. Passaggio ovunque possibile dal cartaceo all’on line con un risparmio di 1.000.000 di euro. 4. Eliminazione dal primo gennaio 2008 dei rimborsi spese per i viaggi di studio all’estero dei deputati per un risparmio secco di 2.000.000 già sul primo bilancio. 5. Sospensione e congelamento degli aumenti automatici, legati agli stipendi dei magistrati, per quanto riguarda le indennità dei deputati con un risparmio già per il 2007 di circa 1.500.000 euro (non si vede nel bilancio 2007 perché la legge del 1965 ci fa obbligo di prevederli, tuttavia non li abbiamo erogati). 6. Blocco selettivo del turn over dei dipendenti (che vuol dire assumere solo in casi motivati e palesi), con l’avvio di una nuova fase di contrattazione con i sindacati che porti fin dal prossimo contratto ad introdurre meccanismi di controllo sulla crescita delle retribuzioni e a rivedere da subito per i nuovi assunti le curve retributive portandole a livelli competitivi ma comparabili con il resto del pubblico impiego e facendo partire dal 2001 il nuovo regime pensionistico fondato sul sistema contributivo. In questo caso non è semplice indicare la cifra del risparmio, poiché gli effetti si vedranno in piccola parte subito e in gran parte sul medio periodo. 7. Riforma dei vitalizi dei parlamentari, già deliberata nel luglio scorso, con eliminazione dell’istituto del riscatto (non sarà più possibile percepire il beneficio dopo soli 2 anni e mezzo ma ce ne vorranno almeno cinque e anche in questo caso ci sarà una riduzione al 20% dell’indennità), blocco fino a un massimo del 60% anche per chi farà più legislature, estensione delle non cumulabilità del vitalizio con altre indennità pubbliche nazionali, regionali e locali. Già qualcosa si vedrà sul bilancio 2008, ma molto - circa 40.000.000 di euro - si risparmierà quando il nuovo sistema andrà completamente a regime. 8. Revisione degli affitti con la richiesta già inoltrata al ministero dell’Economia per ottenere dall’Agenzia del Demanio una sede in cui collocare molti degli uffici e servizi oggi operanti in sedi in affitto, con un risparmio quando l’operazione sarà completata, di circa 2.500.000 euro. Capisco che nel grande mare della spesa pubblica questi obiettivi possano sembrare poca cosa e certo molto di più, sia in termini di efficienza della democrazia che in termini di minori oneri, si potrebbe ottenere da riforme che riducano significativamente il numero dei parlamentari e cambino la funzione di una delle due Camere. Ma qui i deputati Questori possono far poco se non auspicare che si realizzi presto un’intesa su queste riforme. Tuttavia l’elenco dei provvedimenti che ho minuziosamente riepilogato e altri che, nei prossimi mesi intendiamo mettere in cantiere, come per esempio l’adeguamento ai prezzi di mercato di tutti i servizi interni (dal ristorante, al bar, alla barberia, ecc.) rappresentano un tentativo concreto di ricondurre l’attività parlamentare all’essenziale e di tagliare privilegi e sprechi. Molti in questi mesi hanno parlato, annunciato, proposto; nessuno ha fatto in poco tempo così tanto di concreto, fra mille difficoltà di navigazione in mezzo allo Scilla di chi non vuol cambiare e al Cariddi di chi vorrebbe di più. Ma questo è il destino faticoso di chi, per modificare le cose, deve ottenere il consenso degli organi di autogoverno del Parlamento. Questore anziano della Camera dei Deputati Deputato dell’Ulivo Non si può considerare il bilancio del 2007 come una cartina di tornasole, non poteva contenere risultati di atti che sono successivi ______ Ringraziamo Gabriele Albonetti per il tono cortese della sua replica. Gli diamo atto di essere uno dei pochi che a ridurre le spese del Palazzo ci stanno almeno provando. Ci rallegriamo per il fatto che non rettifichi neppure una delle nostre cifre, peraltro contenute nel bilancio ufficiale di Montecitorio. Prendiamo per buone le sue rassicurazioni circa il fatto che i lodevoli impegni assunti dalla Camera possano produrre effetti concreti nel futuro prossimo. Ma ce lo lasci dire: in nemmeno un anno e mezzo, il tempo già trascorso dall’inizio di questa quindicesima legislatura, l’Assemblea costituente riuscì a stendere la carta fondamentale della Repubblica. Allora forze politiche che pure si combattevano aspramente e che erano divise da alti steccati ideologici avvertirono l’urgenza e la necessità di risollevare il Paese dopo una sanguinosa guerra civile. E in tempi straordinariamente brevi scrissero il patto costituzionale. Lo stesso senso di urgenza non sembra sia avvertito oggi, quasi che la classe politica nel suo complesso non si renda conto fino in fondo di quanto sta accadendo. Eppure proprio su questo giornale un esponente di primo piano della maggioranza ora al governo, come il presidente dei Ds Massimo D’Alema, aveva ammesso allarmato il 20 maggio: « in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni 90 segnarono la fine della prima Repubblica». Da allora i segnali che la situazione si stia facendo sempre più seria e che il fossato fra il Paese reale e la politica (accusata di aver smarrito il senso dell’interesse generale e di non saper dare risposte adeguate) si vada approfondendo sempre di più, si sono moltiplicati. Nemmeno l’estate, cui forse qualcuno aveva affidato le speranze che la marea montante evaporasse sotto il solleone, ne ha attenuato l’impeto, mentre dal Palazzo non arrivavano che reazioni deboli. Contraddittorie. Impalpabili. Un taglietto qua, un aggiustamento là. Si andava dalle alzate di spalle all’annuncio di provvedimenti che poi non riuscivano nemmeno a superare i veti politici degli enti locali, rimanendo sepolti (e lo sono ancora) nei cassetti del governo. Al punto che i pur lodevoli impegni assunti dal Parlamento sui vitalizi e altre marginali voci di spesa (impegni previsti come sempre «dalla prossima legislatura») sono stati spacciati addirittura come svolte epocali. Ci si deve accontentare? No. Tanto più che la loro portata è ancora tutta da valutare. E il Parlamento che li dovrà digerire è lo stesso che il 17 maggio 2006, mentre il governo Prodi prestava giuramento, prendeva come prima decisione (prima!) della nuova legislatura quella di aumentare molto generosamente i contributi per i gruppi parlamentari. Ha detto Fausto Bertinotti, cercando di menar vanto dei ritocchi: «Abbiamo lavorato di lima». Questo è il punto: la gravità della situazione, come è nella convinzione anche dei lettori che hanno scritto ieri al «Corriere» un diluvio di lettere, imporrebbe di lavorare di accetta.