Marco Cremonesi, Corriere della Sera 24/9/2007, 24 settembre 2007
DAL NOSTRO INVIATO
MASLIANICO (Como) – «Adesso con quella cravatta lo strozzo». Umberto Bossi minaccia il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che al «matrimonio interetnico» sfoggia una vistosa cravatta verde leghista, dono di Roberto Maroni. Non per altro, spiega: «Il verde gli sta male». A Maslianico, a un tiro di schioppo dalla frontiera svizzera, si sposano la bionda parlamentare padana Carolina Lussana da Bergamo con il bruno deputato Udc Giuseppe Galati da Lamezia Terme. Diavolo e acqua santa, «democristi» e nibelunghi si mescolano di fronte alla parrocchiale del paese, scelta perché i genitori di lui, recentemente scomparsi, erano soliti trascorrere le vacanze nella vicinissima Cernobbio.
L’annuncio del fidanzamento, per qualche tempo tenuto nascosto ai rispettivi partiti, aveva fatto scalpore, con qualche leghista che addirittura aveva gridato al tradimento. E ieri, tutti quanti a giocare con la parte di quelli costretti a relazioni innaturali. A partire da Casini, che sfoggia il cravattone smeraldino: «Cosa non si fa per campare» sospira all’arrivo. Lo raccontano a Bossi, che si presenta con un inedito gessato blu: «Se lo sapevo, non venivo» ridacchia prima di entrare nella parrocchiale. Per motivi geopolitici, il
parterre è prevalentemente padano, e quando Bossi entra in chiesa lo accoglie un’ovazione. Poi, c’è il faccia a faccia con Casini: «Il verde ti sta male» ghigna il capo padano. L’ex presidente della Camera allarga le braccia, si toglie la cravatta, e fa per consegnargliela, ma Bossi rifiuta: «Ti ci strozzo».
I testimoni sono rappresentazione dell’evento: per Galati, Casini e l’ex ministro Mario Baccini. Per la Lussana, la sindacalista padana Rosy Mauro e l’amica d’infanzia Tiziana, a sua volta pugliese. Va detto che quello di ieri non è stato il primo matrimonio «d’unità nazionale»: la moglie di Baccini, infatti, è Diana Battaggia, oggi responsabile dell’Unido di Roma, nel 1994 era parlamentare in camicia verde.
Il primo ad arrivare è Bobo Maroni, poi il segretario leghista del Piemonte Roberto Cota, quindi, nell’ordine, Bruno Tabacci, Paolo Berlusconi, Mara Venier che scatena il primo visibilio dei curiosi. E ancora, il leghista Paolo Grimoldi, il segretario udc Lorenzo Cesa, Mario Baccini, il presidente del Torino Urbano Cairo, Rocco Buttiglione, l’ex patron di Sanremo Adriano Aragozzini, la bella showgirl Ramona Badescu. Si vociferava di un arrivo di Berlusconi, che è mancato. Con i leghisti, il Cavaliere festeggerà il suo compleanno sabato prossimo a Vicenza, al Parlamento del Nord.
Infine, lo sposo. Che fa una prima rivelazione: «Ci conosciamo da quattro anni, ma di matrimonio abbiamo cominciato a parlare la sera del Family day, tutte quelle coppie giovani... ». Delle istanze padane, dice di apprezzare soprattutto «il giusto senso di difesa dell’identità territoriale. Ora la vado predicando anche io in Calabria». Ciò che non gradisce sono certi eccessi: «Sapete, io vengo dalla Dc, sono un moderato, certe parole d’ordine che sconfinano nel razzismo... o anche la rivolta fiscale ». Finalmente arriva la sposa con tanto di strascico, l’abito è firmato dalle Spose di Giò. «Quello di Bergamo » specifica. Ma insomma, che matrimonio è? Di unità nazionale, interetnico? « un matrimonio d’amore, scrivetelo». La cerimonia corre via, le musiche sono di Corelli, Haendel, Bach. Unica concessione al nibelungico, forse, la marcia nuziale del Lohengrin wagneriano. Bossi è di ottimo umore, e continua a tenere banco: «Sapete, le bergamasche... Sognano il principe azzurro, poi il tempo passa, il principe non arriva e han paura di non avere più figli... ». Ma il «matrimonio d’amore» fa un’altra magia. A Villa d’Este, dove si è svolto il ricevimento, si sentirà Casini inneggiare: «Padania libera ».