Varie, 25 settembre 2007
TINTI
TINTI Bruno Roma 19 dicembre 1942. Magistrato • «[...] uno dei magistrati italiani più esperti sul fronte della lotta ai reati finanziari, traccia nel suo libro [...] Toghe rotte, per Chiarelettere, prefazione di Marco Travaglio [...] un affresco inquietante dei meccanismi che regolano l’autogoverno della sua categoria. Quei meccanismi che avrebbero dovuto preservarne l’autonomia dai ”poteri forti” e che, invece, l’hanno trasformata in una Casta, con i propri rituali, i propri compromessi e le proprie spartizioni. [...] ”Praticamente tutti i posti di potere sono ormai lottizzati dalle correnti - scrive Tinti - . Il sistema funziona più o meno così: a fare il presidente del Tribunale di Roncofritto ci mandiamo Michele, che è dei Gialli, così loro ci votano Luigi, che è dei nostri, a procuratore di Poggio Belsito. Alle prossime elezioni del Csm possiamo quindi candidare Carmelo…”. Tinti descrive nei dettagli il funzionamento dei Consigli Giudiziari, i piccoli Csm regionali che a loro volta ”pre-selezionano” i magistrati che poi il Consiglio superiore della magistratura dovrà scegliere per gli incarichi direttivi. ”I candidati contattano i loro santi protettori… Le lodi si sprecano, ogni corrente sostiene il suo candidato, che certe volte è espertissimo e altre non ha mai ricoperto quel ruolo ma è proprio quello che si vuole, talvolta è il più anziano talvolta il meno anziano ma molto più bravo, e così via” [...] Le correnti e i mali interni della magistratura non sono l’unico oggetto del lavoro che Bruno Tinti ha scritto con la collaborazione di tre, anonimi colleghi. La depenalizzazione del falso in bilancio e la constatazione che la maggior parte dei procedimenti per reati finanziari non possono nemmeno cominciare o si concludono con la prescrizione occupa un capitolo chiave: ”Oggi in prigione finiscono solo i poveracci e qualche spacciatore di droga, per poco tempo, e i magistrati come me rischiano la disoccupazione”. [...]» (Vera Schiavazzi, ”Corriere della Sera” 25/9/2007).