www.repubblica.it, www.corriere.it 24/9/2007, 24 settembre 2007
www.repubblica.it GARLASCO (Pavia) - Lo ha incastrato una piccola macchia di sangue rilevata su una delle sue biciclette
www.repubblica.it GARLASCO (Pavia) - Lo ha incastrato una piccola macchia di sangue rilevata su una delle sue biciclette. Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto, è stato fermato per omicidio. Nonostante lui avesse sempre detto che quel giorno, a casa della ragazza c’era andato con l’auto, i carabinieri dei Ris hanno scoperto che il sangue sulla bici appartiene a Chiara. E queste sono "prove, non più indizi" ha detto il procuratore della Repubblica di Vigevano Alfonso Lauro. "Se questa fosse la verità - ha detto la madre di Chiara all’avvocato di famiglia - è come se mia figlia fosse uccisa per una seconda volta. Il fermo di Alberto è la soluzione peggiore e amplifica il nostro dolore: è quanto di più doloroso potesse accadere". Ad incastrare il giovane universitario ci sarebbero inoltre le dodici impronte raccolte nella casa dell’omicidio e le incongruenze in cui l’imputato era caduto nei lunghi interrogatori delle scorse settimane. Ultimo, il giallo del muretto. Alberto aveva raccontato: "Ho telefonato Chiara per quattro ore ma lei non rispondeva. Allora sono andato a casa sua e per entrare ho scavalcato il muretto". Ma nel punto indicato dal ragazzo, i carabinieri non hanno rilevato alcuna impronta. L’elenco dei dubbi sull’innocenza del fidanzato di Chiara è lungo. Sotto le suole delle scarpe indossate da Alberto quel giorno, non c’è nessuna macchia di sangue. Eppure fu lui stesso a dire ai carabinieri che era entrato nell’appartamento e si era avvicinato al corpo della fidanzata tanto da ricordare il colore del volto e quello del pigiama. "Sul pavimento c’era sangue dappertutto", disse un soccorritore, eppure Alberto non si sporcò. Come mai? "Un indizio si è trasformato in prova", ha detto stamane uno degli inquirenti uscendo da palazzo di giustizia. Le impronte rilevate in prossimità della scala sulla quale è stato rinvenuto il corpo di Chiara erano dodici, ma almeno 50 sono le tracce repertate dai carabinieri dei Ris. Sono state recuperate sull’auto e sugli asciugamani del bagno dove un’impronta di scarpa da uomo dimostra che l’assassino è entrato per lavarsi le mani sporche di sangue. Anche sul braccialetto e gli orecchini che la ragazza indossava quella sera sono state condotte analisi. E poi c’è il portatile di Alberto, sventolato come un alibi, trasformato presto in un boomerang. Il ragazzo aveva dichiarato che nelle ore in cui veniva assassinata la sua fidanzata, lui era al lavoro sul computer per redigere la tesi, ma la polizia postale ha svelato che alla tastiera il laureando era rimasto solo pochi minuti. www.corriere.it GARLASCO - Svolta nell’inchiesta sul delitto di Garlasco: Alberto Stasi, il giovane 24enne indagato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi a Garlasco, è stato fermato. Gli inquirenti si sono decisi a questo passo convinti dagli ultimi risultati delle verifiche effettuate dai Ris ma non si conoscono ancora ufficialmente i motivi che hanno portato al fermo di Alberto Stasi, accusato di omicidio volontario aggravato, lo stesso reato contestato nell’avviso di garanzia notificatogli lo scorso 20 agosto. Uno dei suoi difensori, il prof. Angelo Giarda, ha detto di «non sapere i motivi del fermo». Il legale è arrivato a Vigevano, dove ha sede la Procura che indaga sull’omicidio di Chiara Poggi. LE PROVE - «Ora abbiamo delle prove e non più solo degli indizi». Così il procuratore capo di Vigevano Alfonso Lauro ha spiegato il fermo di Stasi. Lauro ha confermato il fermo del laurendo 24enne che ora viene ascoltato dagli inquirenti nella caserma di Vigevano. Prove che sarebbero arrivate dai laboratori del Ris di Parma e che incastrerebbero il ragazzo come l’autore del delitto. Una di quelle che avrebbero convinto gli inquirenti a dare una svolta alla vicenda dell’omicidio di Garlasco sarebbe, secondo indiscrezioni, il ritrovamento di tracce del Dna di Chiara Poggi su una delle biciclette sequestrate il 20 agosto scorso durante la perquisizione in casa Stasi. Sulla bici - così come sulle auto - erano emerse minime tracce positive al Luminol, nel corso degli esami del Ris e dei consulenti di parte. E quella sulla bicicletta avrebbe ricondotto a Chiara. DOLORE AMPLIFICATO - «La soluzione peggiore che amplifica il nostro dolore». Così Rita Preda, la madre di Chiara ha reagito al fermo del fidanzato della figlia ora accusato dell’omicidio della giovane. « quanto di più doloroso potesse accadere». Così ha replicato la donna quando è stata informata dal suo legale Gianluigi Tizzoni del fermo di Alberto. www.lastampa.it GARLASCO E’ arrivata la tanto attesa svolta nelle indagine sull’omicidio di Garlasco. E’ stato emesso un fermo nei confronti del fidanzato di Chiara Poggi, firmato dal pm titolare dell’inchiesta, Rosa Muscio. Le analisi del Ris Alberto Stasi era l’unico indagato per l’omicidio della giovane venteseienne, proprio da lui trovata cadavere nella villetta dove viveva con i genitori, il 13 agosto scorso. Sarebbero stati i risultati delle ultime analisi condotte dai Ris a portare al fermo di polizia giudiziaria nei confronti di Alberto Stasi. In particolare, secondo un investigatore, «un indizio si sarebbe trasformato in una prova». Il Dna di Chiara sulla bici di Alberto Una delle prove che hanno convinto gli inquirenti a dare una svolta alla vicenda dell’omicidio di Garlasco sarebbe, secondo indiscrezioni, il ritrovamento di tracce del dna di Chiara Poggi su una delle biciclette sequestrate il 20 agosto scorso durante la perquisizione in casa Stasi. Sulla bici - così come sulle auto - erano emerse minime tracce positive al Luminol, nel corso degli esami del Ris e dei consulenti di parte. E quella sulla bicicletta avrebbe ricondotto a Chiara. Gli indizi contro Alberto L’avviso di garanzia era arrivato tra le mani del giovane il 20 agosto, a pochi giorni dal ritrovamento del corpo, in forza di alcune contraddizoni trapelate dal racconto del ragazzo. La più forte di tutte riguardava le scarpe indossate dal giovane il giorno dell’omicidio, incredibilmente pulite nonostante un luogo del delitto intriso di sangue attraverso il quale Stasi doveva per forza di cose essere passato per individuare il cadavere della fidanzata. Cadavere steso lungo le scale che dal piano terra portano al garage e che il giovane ha detto di aver visto, tanto da poter indicare il colore del volto e quello del pigiama. Le contraddizioni del ragazzo Qui stavano le altre contraddizioni: sbagliato il colore del volto, stranamente giusto quello del pigiama nonostante la penombra dell’ambiente. Infine, le tracce sul muretto di cinta della villetta: Stasi aveva dichiarato di averlo scavalcato ma non sono state trovate tracce che possano confermarlo. Tuttavia, nessuno di questi indizi aveva giustificato fino ad oggi un eventuale fermo del giovane. Proprio oggi però erano attesi i primi dati sulle numerose perizie tecniche affidate ai Ris di Parma.