Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 24 Lunedì calendario

ROMA - Dopo settimane di polemiche, il caro pane arriva ufficialmente a Roma, con un aumento "consigliato" dei listini che in alcune zone, come quelle del centro, potrebbe spingere il prezzo dei tipi più diffusi a sfondare quota tre euro al chilo

ROMA - Dopo settimane di polemiche, il caro pane arriva ufficialmente a Roma, con un aumento "consigliato" dei listini che in alcune zone, come quelle del centro, potrebbe spingere il prezzo dei tipi più diffusi a sfondare quota tre euro al chilo. La rosetta, ad esempio, arriverà a 2,6 euro. Il via libera agli aumenti è arrivato alla fine di un´animata assemblea straordinaria della Unione Panificatori. Una scelta dettata, come hanno spiegato, «dai rincari del costo dei cereali. Ed è per questo che adesso non ce la facciamo più e dobbiamo alzare i prezzi». ROMA - La rosetta ad almeno 2 euro e 60 , il filone di casereccio a 2 e 20 al chilo. Dopo settimane di polemiche, annunci e smentite, il caro pane sbarca ufficialmente a Roma, con un aumento "consigliato" dei listini che in alcune zone – come quelle in cui, come il centro, a pesare molto sono anche i canoni di locazione - potrebbe spingere il prezzo delle pezzature più diffuse anche a sfondare quota tre euro al chilo. Il via libera agli aumenti è arrivato alla fine di un´animata assemblea straordinaria della Unione Panificatori, convocata per «fare chiarezza» su una realtà che secondo il leader della categoria, Claudio Conti, non lascia a questo punto alternative ad un adeguamento dei prezzi: «A dispetto di quel che è stato detto e scritto – sostiene – abbiamo tenuto i cartellini invariati, sostenendo da soli l´onere degli aumenti del costo dei cereali: solo il 10 per cento dei panificatori ha ritoccato i prezzi, ritenendo di poterli adeguare senza contraccolpi sulla clientela. Tutti gli altri hanno resistito finché è stato possibile. Ora non ce la fanno più». Il risultato è un quadro a macchia di leopardo, con esercizi in cui la rosetta è già da settimane schizzata sopra i 2 euro e 70, e altri, concentrati soprattutto nelle aree periferiche, dove è difficile vedersi chiedere più di un euro e 50, un euro e 80 per un chilo di pane. I nuovi listini indicativi, spiegano in Confcommercio, sono stati elaborati sulla base di una sorta di proiezione dei costi medi, e scontando una lievitazione dei prezzi delle farine che nell´ultimo anno, sostengono i panificatori, è stato nell´ordine del 100 per cento, da 24 euro al quintale agli attuali 44. A un panificio di circa 100 metri quadrati, che impiega due operai – è il ragionamento – produrre un chilo di casereccio costa un euro e 73, e un chilo di rosette un euro e 97: «Se si vuole mantenere un livello di qualità – calcola Conti – difficilmente a Roma la rosetta potrà costare meno di 2 euro e 60». Ma anche tra i suoi colleghi c´è chi ritiene la stima ancora troppo prudente: «La mia impressione è che sia necessario un adeguamento dei prezzi nell´ordine di non meno di 50 centesimi al chilo», sostiene il vicepresidente dell´Unione panificatori Osvaldo Corinaldesi: «Sarà difficile stare sotto i 3 euro al chilo se soltanto vogliamo tenere il passo dei costi». Un fronte in più, dopo le tariffe, in quello che nella capitale si annuncia come un autunno caldo dei prezzi.