Fabrizio Roncone, Corriere della Sera 24/9/2007, 24 settembre 2007
ROMA – sempre un piacere varcare il cancello del liceo classico Mamiani. Bel cortile, bella nostalgia di scuola che ti mette dentro, belle facce di studenti che giocano a pallone, si baciano, si chiamano per nome e che allegramente, stavolta, progettano dove mettere la scala, la sedia, le sedie, dove insomma arrampicarsi per scavalcare il muro di cinta ed entrare, ufficialmente, nella prima protesta scolastica dell’anno
ROMA – sempre un piacere varcare il cancello del liceo classico Mamiani. Bel cortile, bella nostalgia di scuola che ti mette dentro, belle facce di studenti che giocano a pallone, si baciano, si chiamano per nome e che allegramente, stavolta, progettano dove mettere la scala, la sedia, le sedie, dove insomma arrampicarsi per scavalcare il muro di cinta ed entrare, ufficialmente, nella prima protesta scolastica dell’anno. Riepilogo delle ultime ore. Il preside Cosimo Guarino ha deciso di diventare severo («Dal ministero, d’altra parte, arrivano direttive precise »). Niente più tolleranza sull’orario di ingresso: si arriva alle 8, punto e basta e niente 10 minuti di tolleranza. Chi arriva tardi, resta fuori, e non è detto che gli verrà consentito l’ingresso alla seconda ora. Superati i 20 ritardi, scattano le sanzioni e, usando il linguaggio della scuola italiana d’oggi, verranno abbassati i cosiddetti crediti per la maturità. Basta, tutto questo, per la rivolta? già bastato. Mentre si preparano a scalare i muri – «arriveremo tardi in massa, e in massa daremo l’assalto» – dovreste vederli certi teneri sguardi indignati. Con quelli che scuotono la testa (Marco, Luca, Toni, Monica) e gli altri (Chicca, Francesca, Alessandro) pronti addirittura a giurare che non c’era mai stata una stretta così perfida e severa, che non era mai successo niente di simile qui, proprio qui, in questo liceo celebre e ambito, discusso, invidiato e con tanti alunni eccellenti che se ti metti a fare l’elenco, cominci con leggende del giornalismo come Mario Pannunzio ed Eugenio Scalfari e finisci con i premi Nobel (il fisico Emilio Segrè) e i premi Oscar (il musicista Nicola Piovani). Però che non fosse successo mai niente di simile, questo si può discutere. Certo, c’è il regista Gabriele Muccino, 41 anni, che giura: «Anche ai miei tempi, mai visto niente di simile ». Poi interviene il presidente dell’Auditorium Gianni Borgna: «Feci la maturità nel 1967. Ebbene, posso testimoniare che, all’epoca, c’era un tasso di severità assolutamente inimmaginabile. Oggi, il Mamiani gode fama d’essere un liceo di sinistra, democratico, ma finché non arrivò il ’68... ». Finché lo studente Stefano Poscia non diede un ceffone al vicepreside dell’epoca, il liceo non fu occupato e a dar man forte arrivò anche Paolo Liguori, direttore di TGcom, all’epoca gran capo del gruppo extraparlamentare degli «Uccelli», che proprio al Mamiani fu soprannominato «Straccio ». sempre così, che succede, qui dentro. Ci arrivi per raccontare l’ultima insurrezione, l’ultima occupazione, e ti ritrovi a navigare nel passato. Ancora Borgna: «Ripenso ai fratelli Bolaffi, Guido e Angelo, e poi a Petraglia, lo sceneggiatore, e poi ancora... beh, poi ricordo Marco Lombardo Radice». L’autore, insieme con Lidia Ravera, del libro «Porci con le ali». Il libro di un’epoca. Con Rocco, il protagonista del racconto, che veniva a scuola appunto qui, al Mamiani. Così Rocco, il curioso esploratore del sesso, te lo immagini insieme agli studenti veri, insieme a Duccio Trombadori (il figlio di Antonello) e a Laura Pecchioli (la figlia di Ugo), la cui bellezza, a metà degli anni Settanta, divenne addirittura leggendaria. Meno appariscenti, raccontano, le studentesse Enrica Bonaccorti e Milly Carlucci («sempre con una mortificante tuta da ginnastica», si rammarica un suo ex compagno di classe). E chissà com’erano Anna Proclemer e Publio Fiori, Age e Sandro Ciotti. «Sandro chi?». Sandro Ciotti, ragazzo, che poi divenne il più bravo radiocronista italiano. «Ah... boh... ». Va bene. Basta divagare con la memoria. Se no dovremmo metterci a ricordare pure di quella volta che Antonio Ricci, il gran cerimoniere di Striscia, nel corso d’un dibattito in aula magna fu accusato d’essere un qualunquista e di quando furono quasi cacciati il calciatore Francesco Totti e il suo sponsor. «Okay, parliamo del preside». Per dire cosa? «Per dirgli che questo liceo non può diventare una caserma». Ragazzo, senti: tu non hai nemmeno idea di che cosa possa essere un liceo severo. Per capire, vatti a sfogliare ciò che raccontano due tuoi ex compagni, Paola Ghione e Mauro Morbidelli, in un libro dal titolo «Rosso di lusso» (e rosso non è un colore casuale): «Nel 1965, gli studenti e le studentesse del Mamiani entravano da due ingressi diversi... alle studentesse era vietato il trucco e imposto il grembiule... ». Ragazzo, hai capito? «Quel taxi, scusi, aspetta lei?».