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 2007  settembre 22 Sabato calendario

CORRIERE DELLA SERA, RAFFAELLA POLATO

MILANO – Fioccheranno querele, garantito, ma che gli importa? lì che le aspetta. E si diverte da pazzi. Come lunedì sera, quando «mi ha chiamato uno di voi e anzi, a proposito: c’è quel signore? Venga qui, mi devo scusare. Perché vedete, mi sono comportato molto male con lui, sono stato bugiardo, ho fatto una putt... Mi telefona e mi fa: ma allora, è vero che ha scritto un libro contro le coop? E io mica potevo rovinare la sorpresa di oggi. Quindi nego: ma va, ma le sembra? E lui: vabbé, e questa vendita? E io: non le posso dare il nome ma è già fatta». Va da sé che non era vero. Però va da sé, pure, che se a dire il contrario è il venditore (supposto?) nessuno pensa di esser stato preso in giro. Difatti: tutti a scriverlo. E Bernardo Caprotti, 82 anni, gran patron di Esselunga, grande nemico di coop rosse e sindacati, grandissimo allergico alla stampa (fino a ieri), qui a riderne ancora adesso: «Ci è cascato anche il Corriere: "Una fonte interna conferma". Ero io, la fonte interna...». Che nemmeno ora, però, dice fino in fondo la verità. Del resto: se smettesse di bluffare e facesse il nome, quello della spagnola Mercadone, sussurrato più tardi da altri vicino alla trattativa, dove finirebbe il divertissement?
Suo e, ammettiamolo, di tutti quelli presenti ieri alla prima conferenza stampa di mr. supermarket?
Ore 11, spaccate perché la sala sarà disponibile (dicono) solo per un’ora e e mezza. La coda all’ingresso del Four Seasons è già da settimana della moda, la security
deve piazzarsi a metà scala per regolare il flusso, al desk a un certo punto chiudono: «Stop, non ci sta più nessuno». Persino Giulio Tremonti, arrivato a sorpresa, si accontenta e resta in piedi come mezza sala. Probabilmente lui, la mente economica di quel Silvio Berlusconi intimo amico di Caprotti, qui c’è venuto per ascoltare in diretta la tirata anti-coop e anti-sinistra. Gli altri, stampa e tv, si affollano anche per altro. Falce e carrello, il libro, ok. La vendita, d’accordo. Ma chi è questo signore che ha portato i supermercati in Italia, fondato un impero, conquistato clienti quasi adoranti perché ha prezzi bassi e l’ossessione della qualità, cacciato il figlio dalla gestione perché «non funzionava », e che però nessuno conosce perché lui in 82 anni ha concesso una sola intervista e addirittura una sola foto?
Un grande imprenditore, certamente, come dice Ferruccio de Bortoli, che introduce la conferenza stampa dopo la «prefazione» di Geminello Alvi e cerca (senza riuscirci troppo) di spostarla da qualche furore ideologico a un piano più imprenditoriale: «Raramente ho visto un tale orgoglio e amore per l’azienda, per chi ci lavora, per il prodotto». Lui ringrazia il direttore del Sole, si commuove (e sul serio), ma per poco: è subito one man show. Pezzo forte, ovvio, le coop.
Caprotti ne ha di affondi da fare, le denunce del libro le ha già portate a Bruxelles, a Neelie Kroes, e dice che ora andrà in Procura. Racconta un episodio su tutti: lui che acquista un terreno a Bologna per farci un «super», la sovrintendenza che blocca tutto perché si scoprono reperti etruschi, lui che rinuncia, le Coop che si fiondano e «guarda un po’, la Sovrintendenza toglie i vincoli». Si smarca da Panorama, «hanno messo una foto di Giovanna Melandri, hanno fatto credere che c’entrasse lei: ma io mi gioco la testa che non ne sapeva niente, come poteva ». Però se qui sarebbe stata (sarà?) una querela senza scampo, il resto «è documentato »: «Ci sono molti modi per fermarci. Questo è uno. Così si fa il controllo del territorio. Così le coop vanno al monopolio. E così i consumatori pagano il 10,15, 20% in più. Magari per melanzane paonazze come Caprotti, perché vecchie di 15 giorni, e per zucchine marroni e per pomodori che fanno il sugo... Ma se poi esplodono i prezzi della pasta, che cosa leggo a tutto titolo su Repubblica?
"Le coop bloccano i prezzi". Sì, a 46 centesimi. Quando noi siamo a 39. Chapeau a Pierluigi Stefanini e Turiddu Campaini». Che sono o sono stati, per chi non lo sapesse, i suoi omologhi in cooperativa.
Non ne ha solo per loro. Gioca sull’ipotesi- cessione, sul vendiamo-non vendiamo, sul «no» pronunciato a un certo punto apertamente perché «pochi potrebbero garantire la qualità Esselunga e dunque, semmai, un giorno potremmo anche pensare alla Borsa». Continua, affossando pure i concorrenti esteri (e senza preoccuparsi nè di politically correct nè di qualche scivolone razziale): «Vendere? I quattrini non contano nulla, saranno sempre troppi. La questione è: a chi?». Azzardo: Wal-Mart? « l’antitesi di Esselunga. un discount del Mid-West: io non ho niente contro i negri, ma sono una fascia molto bassa, noi facciamo qualità». Telco, allora? «La vigilia di Pasqua, alle quattro del pomeriggio, l’agnello è già finito». Rewe? Macché: «Nel mondo solo tre o quattro gruppi sono all’altezza di Esselunga. Gli altri son troppo dozzinali. O, come il mio amico Carlo Pesenti, con i supermercati non c’entrano proprio». Voilà. Serviti. E sconti non ce ne sono nemmeno per la famiglia. Cita le due figlie, parlando del futuro. Non il figlio, Giuseppe, e glielo fanno notare. Estromesso? Alt: « in consiglio, ha un lauto stipendio, avrà la sua parte. Ma si era attorniato da un management... Non si può diventare l’azienda più cara del Paese, se il cliente lo devi prendere a calci nel sedere è meglio che ti ritiri. C’era una ghenga che voleva impadronirsi del potere e lui non se n’è accorto. Però, scusate, con questa storia della vendita: sono un vegliardo, ma il presidente della Repubblica ha la mia età, e mica gli chiedete se deve morire prima di Pasqua o di Natale. Io sto qui, lavoro, mi diverto, rompo i cosiddetti a qualcuno, magari: ma perché mi volete far ritirare prima dei 90 anni?».

CORRIERE DELLA SERA, 22/9/2007
ROBERTA SCAGLIARINI
BOLOGNA - «Si lamenta uno degli uomini più ricchi d’Italia». La risposta dalle coop a Caprotti è arrivata ieri pomeriggio dal leader dell’ Ancc, Aldo Soldi. La nota del numero uno della grande distribuzione cooperativa anticipa una controffensiva che a cominciare dalla conferenza stampa convocata per martedì non sarà tenera. Soprattutto perché questa volta per i vertici della Lega «rossa» sembra più complicato del previsto tenere buone le truppe. Alcuni dirigenti sono stati chiamati in causa per nome e cognome e risponderanno in prima persona, ognuno a casa sua, nella propria conferenza stampa, ciascuno con il sostegno, nel caso, dei propri legali.
Mario Zucchelli parlerà a Modena per difendere la sua Coop Estense, Turiddu Campaini a Firenze per UnicoopFirenze, Mario Cordazzo (Coopliguria) a Genova o a Torino. A Bologna si vedrà se a difendere Coop Adriatica sarà l’ex presidente Pierluigi Stefanini (ora in Unipol). E’ ancora presto per dire se ci siano i presupposti per le vie giudiziarie ma l’intenzione è quella. Ieri intanto c’è stata una frenetica caccia al libro. «Ma non lo regalavano all’Esselunga?» chiedeva uno dei presidenti coinvolti mentre i fattorini perlustravano inutilmente i punti vendita del concorrente. Le anticipazioni di stampa già di prima mattina avevano rimesso in circolazione un vecchio fantasma: quello del complotto politico. La presenza dell’ex ministro forzista Giulio Tremonti alla conferenza stampa ha rafforzato il sospetto di una regia dietro l’attacco mediatico dell’anziano imprenditore. Ufficialmente Soldi si è limitato a notare, al di là delle valutazioni legali, «l’atteggiamento assolutamente denigratorio con cui il signor Caprotti tratta il suo più diretto concorrente. Un atteggiamento fuori luogo se pensiamo che Esselunga, la "baracca" che ancora il suo patron si diverte a far girare, è un’azienda importante, forte di una quota di mercato che sfiora il 9%». Ma ancora più fuori luogo, secondo Soldi è il fatto che «a piangere su presunti soprusi e vessazioni inaudite subite a causa delle cooperative di consumo per oltre cinquant’anni è uno degli uomini più ricchi d’Italia». Cifre alla mano risulta difficile dunque «credere al lamento incessante che arriva da un imprenditore dalle mani legate in un’Italia che assomiglia all’ Unione Sovietica».

LA REPUBBLICA
GIORGIO LONARDI
MILANO - «Ritirarmi? Non ci penso nemmeno: ho la stessa età del presidente Napolitano. Sarà che lui ha i corazzieri, però nessuno gli chiede se morirà a Pasqua o a Natale». Benvenuti alla conferenza stampa-show di Bernardino Caprotti, il primo in assoluto del "signor Esselunga", convocato per presentare il pamphlet "Falce e Carrello". Un´occasione per prendersela le Coop e annunciare la presentazione di un esposto-denuncia alla procura di Milano contro le cooperative stesse. Fra le accuse: distorsione della concorrenza e «distorsione territoriale» un neologismo per descrivere l´ipotetica combutta fra le Cooperative e le amministrazioni di sinistra per bloccare l´apertura di supermarket Esselunga.
Insomma, se la prende con i suoi rivali di sempre, Bernardino Caprotti. E questo era previsto. Così come era prevista la replica della Coop che oltre a denunciare «l´atteggiamento denigratorio» del concorrente rileva che «a piangere su presunti soprusi e vessazioni inaudite subite a causa delle cooperative di consumo per oltre cinquant´anni è uno degli uomini più ricchi d´Italia». Immediata la difesa dei parlamentari del centrodestra. Per Bruno Tabacci (Udc) sui vantaggi fiscali delle Coop «è difficile contraddire Caprotti». Mentre Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto annunciano un «gruppo di lavoro» di Forza Italia sulle Coop rosse.
Decisamente non prevista, invece, la candida ammissione dell´imprenditore di aver mentito ad un giornalista annunciandogli che la vendita di Esselunga era cosa fatta. Con la verve di un attore consumato Caprotti ha spiazzato tutti: «Lo ammetto pubblicamente: sono un bugiardo». Poi ha rincarato la dose: «Ho fatto una puttanata, chiedo scusa, ma non volevo che venisse anticipato il motivo per cui siamo qui, che è la presentazione del mio libro».
A questo punto le osservazioni di Caprotti, quel suo dire e disdire sulla quotazione in Borsa, sulle aziende come la britannica Tesco o Wal Mart a cui non venderebbe mai la sua impresa oppure su Pesenti che avrebbe voluto comprare (ma Pesenti ha smentito) perdono di credibilità. Come ci si può fidare? Certo, mister Esselunga si diverte un mondo con le sue boutade. E bisogna convenire che le sa raccontare bene, Però di concreto, oltre a «Falce e Carrello», rimane l´incontro con la signora Kroes il commissario Ue alla concorrenza per descriverle le pratiche Coop che distorcerebbero la concorrenza sollecitando di fatto l´apertura di un´indagine da parte di Bruxelles.

LA STAMPA
ARMANDO ZENI
Quasi si offende. Ma come, dice, «un anno fa è stato eletto un presidente della Repubblica che ha la mia stessa età, ma nessuno gli chiede se morirà prima di Natale o prima di Pasqua». Poi sorride, Bernardo Caprotti, 82 anni tra quindici giorni, facendo capire che solo di battuta si tratta, svelando a sorpresa che ad alimentare l’attesa per un’imminente cessione della sua Esselunga e di un suo prossimo abbandono è stato proprio lui rivelando a un giornalista che «tutto era già stato fatto». Una bugia, ammette, per cercare di tener segreto il vero motivo della sua prima conferenza stampa - e pazienza se poi il segreto è finito anzi tempo sui giornali - e cioè la presentazione di ”Falce e carrello”, atto d’accusa contro il sistema delle Coop che in ogni modo, insiste, cercano di tenere alla larga Esselunga dalle loro roccaforti. Che concorrenza c’è in Italia, chiede, «se a Livorno o a Genova o a Bologna io non posso andare?» e si risponde: «Non c’è concorrenza ma distorsione, tendenza al monopolio», rivelando d’aver detto queste cose anche al commissario europeo per la concorrenza Neelie Kroes che ha aperto un’inchiesta.
Una bugia, quella di un suo prossimo ritiro, che aveva alimentato mille attese e rimesso in corsa, per l’acquisto di Esselunga, colossi come l’inglese Tesco, la spagnola El Corte Inglés, l’austriaca Rewe. Tutto campato in aria. Perchè di ritirarsi Caprotti giura di non aver alcuna intenzione anzi, anticipa, «spero di essere ancora qui tra un anno a parlarne». 81 anni di silenzio, alimentando il mito di personaggio schivo, carattere spigoloso, di imprenditore duro ma capace, maniaco della qualità e del particolare. E poi due ore, da showmen, davanti a cento giornalisti e cento telecamere parlando di tutto e di più. Negando l’evidenza: il cattivo carattere? Macchè. La prova nelle parole dell’amico Indro Montanelli che, rivela, gli diceva: «Tu non hai un cattivo carattere, hai carattere». Negando la sola idea di un ritiro che nemmeno passa per la testa di uno che, spiega, «è stato colpito dal bacillo del retail» e che mentre visitava tempo fa un suo supermercato in Brianza è riuscito persino a vendere asparagi peruviani a un pensionato che nemmeno sapeva cos’erano. «Questo lavoro lo puoi fare solo se lo ami», insiste lasciando intendere che chi vorrebbe comprare l’Esselunga senza essere contagiato dal «bacillo dell’asparago peruviano» è meglio che lasci perdere. Comunque, non c’è alcun progetto di cessione, anche se prima o poi il problema del futuro dovrà essere affrontato. «Ma perchè, allora, non quotarsi in Borsa?»: sia chiaro, anche questa solo un’ipotesi, frena subito («Non abbiamo fatto nessuno step»), ma è indubbio, dice chi sa, che a Caprotti piaccia molto l’idea di fare della sua Esselunga una public company con clienti, dipendenti e piccoli risparmiatori come soci. Se poi toccherà vendere, meglio mettere subito dei paletti: «L’azienda potrà anche passare di mano ma è molto difficile trovare un compratore di qualità», dice spiegando che «in Italia, forse al mondo, ci sono solo tre o quattro gruppi che potrebbero conservarne lo spirito e la qualità, gli altri sono dozzinali». Escluse per ovvi motivi le odiate Coop, l’elenco dei candidati depennati non è corto. Si comincia dal gigante Usa Wal-Mart, «discount straordinario del MidWest, ma con una clientela bassa: l’antitesi di Esselunga». Fuori uno. E si continua con il colosso inglese Tesco dove, rivela, «alle quattro di pomeriggio di una vigilia pasquale non c’era più un pezzo d’agnello»: inammissibile. Via un altro. Qualche esitazione in più su Rewe, proprietaria di Standa: «Stimo molto l’amministratore di Standa Francesco Rivolta», dice escludendo il gruppo austriaco dall’elenco dei «dozzinali». Resta il fatto, taglia corto, che per ora «non c’è alcuna ragione di vendere» e nessun motivo, da parte sua, di farsi da parte: «Mi diverto molto in azienda dove ci sono manager giovani e preparati». Però non c’è più suo figlio, gli viene contestato, quel figlio che due anni fa era ai vertici dell’azienda e che è stato rimosso da un giorno all’altro. Nessun imbarazzo da papà Caprotti nella risposta: «Non è stato messo fuori, è sempre in consiglio ma partecipa poco, è un ragazzo sensibile che ha risentito del fatto che siano stati allontanati i manager di cui si era circondato, una ghenga che voleva impadronirsi del potere». Duro, diretto, senza mezzi termini: non c’è figlio che tenga, prima l’azienda, poi la famiglia. Esselunga davanti a tutto, al sogno rimasto tale di fare l’architetto, ala voglia di sci («In questo mestiere si lavora anche di sabato e domenica»), all’idea di scrivere un libro non sulle Coop ma sulla cura del verde, lui che in vita sua «ha piantato 50mila alberi». E se poi qualcuno, di fronte ai suoi proclami, alla fermezza antisindacale, alle polemiche contro le Coop rosse, lo pensasse pronto al salto in politica, beh, qui la smentita davanti all’amico Tremonti (unico politico presente) è decisa: «In politica alla mia età? Ma via», giura prima di descriversi come «liberale», «ammiratore della «Thatcher», «calvinista» e rifiutando con decisione ogni etichetta con l’ultima battuta a effetto: «Come si fa a vivere in un paese dove le piste ciclabili sono di sinistra e l’alta velocità di destra?».

LETTERA DI CAPROTTI AL SOLE 24 ORE

Esselunga - Bernardo Caprot...
Veja
Esselunga - Bernardo Caprotti: Il mio atto d’accusa al sistema Coop,
Sabato, 22 settembre 2007

Bernardo Caprotti
Il mio atto d’accusa al sistema Coop, cifre alla mano
di Bernardo Caprotti (Presidente di Esselunga)
20 settembre 2007



Caro direttore,

lo confesso. Sono imbarazzato, anzi, intimidito.
Non sono un uomo pubblico e non ricordo di aver mai scritto su un giornale.
Però la gentilezza con la quale me lo si è richiesto, mi ha indotto a cimentarmi.

Buona occasione oltre che per ringraziare pubblicamente per pubblicamente rispondere all’ultima insolenza del presidente di Ancc, Associazione nazionale cooperative consumatori, Aldo Soldi, che ha appena dichiarato a un giornale che la questione Esselunga appartiene al folklore.

Come se noi di Esselunga ogni mattina ci alzassimo, per poi passare la giornata a ballare la tarantella, o ci unissimo alla sagra delle "colombe della pace", tema per tanti anni carissimo alle feste dell’Unità di tutta Italia.

Vediamo allora, cifre alla mano, il nostro e l’altrui folklore del 2006.
Osserviamo cioè i dati di bilancio delle cinque grandi cooperative (Unicoop Firenze, Coop Adriatica, Coop Estense, Unicoop Tirreno, Coop Liguria) di cui trattiamo nel volume «Falce e Carrello» che sarà presentato domani alla stampa.

I dati, aggregati, li raffrontiamo ai dati 2006 di Esselunga (si veda la prima tabella in basso).

 facile constatare che noi abbiamo prodotto, con 132 negozi e la metà degli addetti, un risultato del 47% superiore a quello della Coop (del 367% superiore se escludiamo il frutto finanziario dell’anomalo "prestito sociale") e abbiamo "contribuito" con le nostre imposte per più del doppio di tutti questi messi assieme.

Qualità, livello di servizio ed eleganza a parte – tutti fattori opinabili – a quale livello di prezzo si verifica quanto sopra?

Di prezzo per il consumatore, voglio dire. vero almeno che costoro sono dei benefattori?

Oltre a quanto già affermato lo scorso anno a mezzo stampa e in parte riportato nel volume cui ho accennato, presento qui due casi proprio recenti, attuali.

Nell’imminenza dell’evento, abbiamo verificato cosa fa Coop Estense, la cooperativa modenese presieduta da Mario Zucchelli, a Ferrara, splendida e ricca città ove questa Coop è dominante a tal punto da avervi escluso persino l’ipermercato della sorella Conad (Conad è anch’essa parte di Legacoop).

Abbiamo raffrontato Ipercoop di Ferrara con Ipercoop Grand’Emilia di Modena e poi con la piccola Esselunga di via Morane a Modena e con l’Esselunga di via Ripamonti a Milano.

Lo abbiamo fatto attraverso una nota società specializzata in rilevamento prezzi su circa 3.100 prodotti uguali e quindi direttamente confrontabili.

Gli indici di prezzo risultanti mostrano Esselunga di Modena a 100, Esselunga di via Ripamonti a Milano a 101, Ipercoop di Modena a 102 e Ipercoop Ferrara a 110.

Abbiamo poi fatto, noi, fisicamente 4 grosse spese di 150 articoli, acquistando gli stessi prodotti nei 4 punti vendita citati (si tratta degli articoli più comuni e centrali degli assortimenti, da Barilla a Nestlè, da Lavazza a Coca-Cola).

Ne esce che soci e consumatori di Ferrara (da Ipercoop Il Castello di Ferrara, Coop Estense) pagano il 10% in più dei modenesi che fanno la spesa a Grand’Emilia di Modena, medesima cooperativa.

Vorrei permettermi di fare osservare a un lettore poco attento – certo una rarità per questo foglio – che il 10% su un fatturato come il nostro, 10.000 miliardi di vecchie lire, fa la bella differenza di 1.000 miliardi.
Tutti i dati degli indici prezzo e delle nostre "spese" sono ovviamente a disposizione.

Ciò che ci ha indirizzato al secondo caso è il guaio che il mondo intero si trova ad affrontare: il raddoppio, in pochi mesi, del prezzo del latte e quello dei "grains", delle granaglie, che alla borsa di Chicago sono più che raddoppiate dal gennaio scorso.

Un guaio mondiale, devastante, che andrebbe onestamente illustrato al pubblico italiano, invece di fargli – per non dir di peggio – la solita iniezione di morfina.

In questa circostanza, Coop annuncia il blocco dei prezzi dei suoi prodotti a marchio privato, sino al 31 dicembre.

"Da domani la Coop congela i prezzi" titola a piena pagina un grande quotidiano "sostenitore", dando così una notizia distorta.
E creando un gran subbuglio nel mondo commerciale e della stampa, e allarme in molte teste, da Governatori di Regione all’ultimo cliente.

Il problema c’è, enorme. Ma Coop non può bloccare i prezzi, per la semplice ragione che è impossibile.

In realtà blocca, come sbandierato sul "Corriere della Sera" del 7 settembre 2007 dal suo altissimo esponente Vincenzo Tassinari, i suoi prodotti a marchio, una percentuale minoritaria del suo assortimento, e temporaneamente.

Allora siamo andati a verificare pasta, farina, latte.
Vi annoio con la pasta, articolo ora all’attenzione di tutti.
Premetto che Esselunga vende da tempo la sua pasta a marchio a 39 centesimi (in Toscana a 38) per confezione da 500 grammi, e lì continua a stare nonostante i forti aumenti all’origine.

Qual è il prezzo della pasta Coop, col suo propagandato blocco? (si veda la seconda tabella).
Coop blocca? Forse dovrebbe scendere, o meglio essere scesa da quel dì.
Come da tempo a Firenze e come in Liguria solo dopo la nostra apertura di La Spezia (2006).

Al riguardo viene proprio ora diffusa dalla più autorevole associazione di consumatori del Paese la sua ricerca annuale che indica Esselunga come la catena più economica: indice dei prezzi uguale a 100. Ipercoop a 105 e supermercati Coop a 110.

Chiedo scusa, so che è noioso. Ma il nostro mestiere è ben diverso da quello del finanziere o del creatore di moda.
 un mestiere fatto di queste noiosissime quisquilie, anzi, ben più piccole del prezzo di una pasta a marchio.

"Le détail est une question de détail", dicono i francesi, e la cura di tanti faticosi, piccoli dettagli fa la differenza: l’eccellenza o la panzana con la quale imbonire tanta brava gente.

Con buona pace di tutti coloro che sentono il bisogno di schierarsi; perché di stare in mezzo, sulle proprie gambe e con la propria testa, non hanno la capacità.

Quanto ho qui cercato di esporre è un piccolo anticipo di ciò che racconta il volume che sarà presentato domani.

Esso denuncia un modus operandi che, assieme al "modus propagandi", è, a mio modo di vedere, pericoloso.
Disastroso per il mercato, è ovvio, ma pericoloso per il Paese.

Per quanto riguarda il business, da anni, almeno quindici, osservo questo pachiderma e mi interrogo sul suo futuro.
Si regge su impensabili protezioni, privilegi fiscali inauditi e sul polmone finanziario inesauribile del prestito sociale.

E se qualche puntello, con una vera liberalizzazione-normalizzazione dell’Italia, venisse meno?
Chi si farebbe carico del pachiderma?
Il contribuente, come da decenni accade per l’Alitalia?
O se invece, nel solito salvataggio, cadesse nelle mani di un operatore veramente grande, agile, performante?
Come faremmo noi di Esselunga a tener testa a una tale concorrenza?

Ecco che forse le ragioni di quanto faremo domani possono essere più chiare.
Non è un attacco – come certamente sarà definito da costoro – assolutamente, è una legittima difesa. Da una situazione intollerabile, distorta, pericolosa.

Avremmo potuto tacere? Sopportare ancora?
No. Perché è da cinquant’anni, da quando siamo nati, che subiamo, nel nostro operare quotidiano, prevaricazioni, prepotenze e ingiustizie (si veda in proposito il saggio di Emanuela Scarpellini «La spesa è uguale per tutti», edizioni Marsilio, 2007).

Come se non bastasse, Soldi ci ha attaccato incessantemente, appena giunto al vertice di un sodalizio comunque prestigioso: Ancc.

E non cessa di stupire che alla testa di un organismo presieduto un tempo da uomini del calibro di Ivano Barberini venga tollerato ancora questo signore, che usi di mondo non ha.

Spero di non aver troppo abusato della pazienza dei lettori e chiudo con un grande grazie a questo autorevole giornale per l’ospitalità che mi ha oggi offerto.
Fonte: Il sole 24 ore
Scritto da Gio da Batiorco in Economia at 08:24 | Commenti (0) | Trackbacks (0)