Wikipedia, 21/9/2007, 21 settembre 2007
L’euro (EUR o ) è la valuta comune dei tredici stati che attualmente fanno parte dell’Unione Economica e Monetaria europea (UEM), ovvero Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna
L’euro (EUR o ) è la valuta comune dei tredici stati che attualmente fanno parte dell’Unione Economica e Monetaria europea (UEM), ovvero Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna. Nel suo complesso l’Eurozona conta oltre 317 milioni di abitanti; prendendo in considerazione anche quei paesi terzi che utilizzano divise legate all’euro, la moneta unica interessa direttamente oltre 480 milioni di persone in tutto il mondo. L’euro non è tuttavia utilizzato in tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea: nella fattispecie, tredici stati lo hanno sinora adottato come divisa ufficiale; la Danimarca ed il Regno Unito godono di una clausola che permette loro di mantenere indefinitamente le proprie valute nazionali; Malta e Cipro hanno definitivamente fissato la sua introduzione per il 1° gennaio 2008. Nei rimanenti dieci paesi l’introduzione della divisa comune sarà possibile non appena le condizioni macroeconomiche permetteranno di garantire il rispetto dei parametri di Maastricht. In aggiunta ai membri dell’Unione, alcuni microstati (Città del Vaticano, il Principato di Monaco e San Marino) hanno adottato l’euro in virtù delle preesistenti condizioni di unione monetaria con paesi membri della UE. Infine, Andorra, il Montenegro e la regione serba del Kosovo hanno adottato unilateralmente l’euro. Il debutto dell’euro sui mercati finanziari risale al 1999, mentre la circolazione monetaria ha effettivamente avuto inizio il 1° gennaio 2002 nei dodici paesi dell’Unione che per primi hanno sperimentato l’introduzione della nuova valuta. L’euro è amministrato dalla Banca Centrale Europea, con sede a Francoforte sul Meno, e dal Sistema delle Banche Centrali Europee; il primo organismo è responsabile unico delle politiche monetarie comuni, mentre coopera con il secondo per quanto riguarda il conio e la distribuzione di banconote e monete negli stati membri. L’euro è suddiviso in 100 centesimi. Etimologia Il nome euro deriva dalle lettere iniziali della parola Europa, ed è stato adottato dal Consiglio europeo di Madrid del 1995 per rimpiazzare la sigla ECU (dall’acronimo inglese European Currency Unit, o "Unità di Conto Europea"), sino a quel momento utilizzata nei trattati. Il nome doveva essere semplice, unico e invariabile[1]. Molti altri paesi hanno tuttavia deciso di usare normalmente il plurale o il partitivo del nome[2], anche se sulla cartamoneta il sostantivo "euro", chiaramente mostri che il sostantivo non dovrebbe conoscere plurale. Il simbolo dell’euro Per approfondire, vedi la voce Simbolo dell’euro. Le specifiche del logo che rappresenta il simbolo dell’euro. Le specifiche del logo che rappresenta il simbolo dell’euro. Il codice internazionale a tre lettere (in base allo standard ISO 4217) dell’euro è EUR. stato disegnato anche un simbolo (glifo) speciale per l’euro (). Dopo che un sondaggio pubblico aveva ristretto la scelta a due, fu la Commissione Europea a fare la scelta finale. Il vincitore era ispirato dalla lettera greca epsilon (ε), così come a una versione stilizzata della lettera "E". L’euro è rappresentato nel set di caratteri Unicode (esadecimale 20AC o decimale 8364, codice mnemonico HTML: ) così come nelle versioni aggiornate dei tradizionali set di caratteri latini. Le nazioni occidentali dovrebbero passare dall’ISO 8859-1 (Latin 1) all’ISO 8859-15 (Latin 9) o, ancora meglio, a UTF-8 per poter rappresentare questo carattere. La Commissione Europea ha causato qualche disturbo a disegnatori e produttori di tipi specificando originariamente che il carattere dell’euro avrebbe avuto proporzioni esatte, indipendentemente dal carattere tipografico - creando in pratica un logo - piuttosto che avere un carattere disegnabile come gli altri simboli valutari. Tenere delle misure esatte lo avrebbe reso più ampio, in confronto ad altri simboli e cifre dei vari stili di carattere comportando problemi di aspetto tipografico in molti casi. Comunque, molti disegnatori di tipi hanno ignorato la commissione e disegnato le varianti necessarie, spesso prendendo spunto dalla lettera C (si noti la somiglianza - C), in modo che funzioni come gli altri simboli valutari e faccia bella figura in mezzo agli altri caratteri. Si noti anche come, mettendo insieme i simboli delle principali valute mondiali, ovvero "¥$" (Yen, Euro e Dollaro), si ottenga l’esclamazione inglese yes!, "sì!". Nell’illustrazione all’inizio dell’articolo appare il simbolo ufficiale, invariante. Pronuncia La parola «euro» viene ufficialmente usata in italiano sia per il singolare che per il plurale, mentre per i centesimi la parola ufficiale è "cent"[3], anche se "centesimo" è molto più diffusa. Tuttavia, in molti Stati si utilizzano forme alternative, specialmente nel caso degli (euro)cent(s): in Italia si dice correntemente centesimo/centesimi (anche se ufficialmente è "cent"), in Francia centime(s), in Spagna céntimo(s) e in Portogallo cêntimo(s) o centavo(s) come si usava con le precedenti valute, almeno prima che i centesimi perdessero valore e venissero quindi ritirati. Un caso particolare è l’Irlanda, dove le parole euro e cent sono usate in gaelico come prestiti stranieri senza cambiamenti ortografici o di pronuncia, risultando così esclusi dal naturale cambiamento di pronuncia dopo i numeri. Il nome maschile eoró (plurale eorónna) è stato coniato dalla parola Eoraip ("Europa"), e ceint (plurale ceinteanna) si trova nel vocabolario irlandese almeno dal 1959 con il significato, appunto, di "centesimo". Le parole eoró e ceint sono attestate nella stampa, ma i prestiti stranieri sono di gran lunga più frequenti, per inerzia o forse anche per mancanza di volontà da parte delle autorità competenti di fare un tentativo di pianificazione linguistica in favore del gaelico irlandese. In Italia, l’Accademia della Crusca ha confermato come la parola "euro" sia un termine invariabile[5]. Nel linguaggio corrente si registra l’uso del plurale "euri", mentre è linguisticamente corretto l’uso di "centesimi", benché non previsto dalla legge. Monete e banconote Monete Per approfondire, vedi la voce Monete Euro. Dal 2002 sono in circolazione monete metalliche con otto diversi valori: * Monete da 1, 2 e 5 centesimi, di colore rame, in acciaio ricoperto da rame; * Monete da 10, 20 e 50 centesimi, di colore oro, in nordic gold; * Monete da 1 e 2 euro, monete bimetalliche di colore argento/oro e viceversa. Ciascuna moneta è caratterizzata da un lato comune a tutti i paesi che hanno adottato l’euro; l’effigie sull’altro lato è di competenza esclusiva dei singoli stati, e pertanto sono attualmente in circolazione perlomeno 813=104 diverse monete, senza considerare le monete commemorative e quelle coniate da San Marino, Città del Vaticano e Principato di Monaco in virtù di accordi bilaterali con Italia e Francia. La Finlandia ha deciso di non produrre e di non far circolare le monete da 1 e 2 centesimi, ad eccezione di piccole quantità per il collezionismo. Dal 2004 anche i Paesi Bassi[6] non immettono in circolazione monete da 1 e 2 centesimi, tuttavia quelle in circolazione, benché poco utilizzate, mantengono corso legale. Ciononostante le monete di tale valore coniate in altri paesi continuano naturalmente ad avere valore legale all’interno di tutta l’Eurozona. Banconote Per approfondire, vedi la voce Banconote euro. Le banconote euro, a differenza delle monete, sono caratterizzate da un aspetto unico valido in tutta la zona euro e sono disponibili in sette tagli, ognuno con colore e dimensione diverse: 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro. Ogni taglio presenta una particolare tematica architettonica e storica nel contesto europeo. Per ogni tematica, il fronte della banconota presenta delle porte e delle finestre, mentre il retro raffigura dei ponti. Considerato gli elevati importi che le banconote rappresentano e la potenzialità dell’euro di poter essere utilizzata come valuta di riserva internazionale, nella fase di progettazione è stato deciso di applicare sofisticate tecnologie anti-contraffazione. Attualmente ogni banca centrale dell’Unione Monetaria Europea è responsabile per la stampa di uno o due tagli. Transizione La scultura luminosa raffigurante il glifo dell’euro posta di fronte al palazzo della Banca Centrale Europea, a Francoforte sul Meno. La scultura luminosa raffigurante il glifo dell’euro posta di fronte al palazzo della Banca Centrale Europea, a Francoforte sul Meno. Le fasi di transizione dalle monete locali all’Euro vennero stabilite dalle disposizioni del Trattato di Maastricht del 1992 relative alla creazione dell’Unione economica e monetaria. Per poter partecipare alla nuova valuta, gli stati membri dovevano incontrare degli stretti criteri quali: * un deficit pari o inferiore al 3% del prodotto interno lordo; * un rapporto debito/PIL inferiore al 60%; * un tasso di inflazione non superiore a 1,5 punti percentuali al di sopra di quello medio dei tre stati membri a più bassa inflazione; * tassi d’interesse a lungo termine non superiori di 2 punti percentuali rispetto alla media dei tre stati membri a più bassa inflazione; * appartenenza per almeno un biennio al Sistema Monetario Europeo. In fase di accettazione, vennero compresi anche gli stati membri i cui parametri avevano dimostrato la tendenza a poter rientrare nel medio periodo all’interno dei criteri stabiliti dal Trattato. Fra i paesi che avevano chiesto l’adesione alla moneta unica sin dal suo esordio, la Grecia era l’unica che non rispettava i criteri stabiliti; fu comunque ammessa due anni dopo, il 1° gennaio 2001, e l’introduzione fisica della nuova valuta nel paese avvenne contemporaneamente rispetto agli altri undici paesi. I tassi di cambio tra le varie divise nazionali e l’euro furono determinati dal Consiglio Europeo in base ai loro valori sul mercato al 31 dicembre 1998[7], in modo che 1 ECU (European Currency Unit, Unità di Valuta Europea) fosse pari a 1 euro. Essi non furono stabiliti in una data precedente a causa della composizione particolare dell’ECU il quale era una unità di conto che dipendeva da un paniere di valute comprendenti anche quelle che, come la sterlina inglese, non avrebbero fatto parte dell’euro. La procedura per determinare i tassi di conversione irrevocabili della dracma greca e di tutte le valute confluite successivamente nell’euro (sinora il tallero sloveno, la lira cipriota e la lira maltese) fu differente da quella applicata per le altre valute. L’euro infatti era già in vigore e le valute nazionali appartenevano al regime monetario dello SME-2, per cui i tassi vennero fissati dall’Ecofin mesi prima dell’introduzione della moneta unica nelle due nazioni (nel caso della Grecia, la dracma rimase come espressione non decimale dell’euro per un anno). Questa procedura verrà adottata anche per le valute della nazioni dell’Unione Europea che faranno il proprio ingresso nell’area monetaria. Monete e banconote in euro. Nella foto si vedono monete di Germania, Belgio, Spagna, Finlandia e Lussemburgo Monete e banconote in euro. Nella foto si vedono monete di Germania, Belgio, Spagna, Finlandia e Lussemburgo L’euro venne introdotto per tutte le forme di pagamento "non-fisiche" (trasferimenti elettronici, titoli, ecc.) il 1° gennaio 1999, quando le valute degli stati partecipanti furono bloccate al tasso di cambio fisso e furono considerate espressioni non decimali di quest’ultima. La conversione fra due valute di paesi aderenti sarebbe avvenuta attraverso il metodo della triangolazione: prima sarebbe stata cambiata una valuta all’euro sulla base del suo tasso di cambio fisso, quindi ci sarebbe stata la conversione dall’euro all’altra valuta. In questo modo si rendeva possibile evitare i fenomeni di arbitraggio negli arrotondamenti che sarebbero sorti calcolando i tassi di conversione fissi fra le valute nazionali. Le banconote e le monete euro entrarono in circolazione il 1° gennaio 2002. Le vecchie valute coesistettero con la nuova divisa fino al 28 febbraio 2002, data in cui cessò il loro corso legale e non poterono essere accettate per i pagamenti. Per il marco tedesco, in realtà, il corso legale era cessato il 31 dicembre 2001, ma le sue monete e banconote potevano comunque essere utilizzate durante il periodo di coesistenza. Nonostante non siano riconosciute legalmente per effettuare dei pagamenti, è ancora possibile convertire le vecchie valute in euro presso le banche centrali nazionali. I vari paesi membri hanno stabilito diversi periodi in cui è prevista la conversione. Nei mesi immediatamente successivi all’introduzione dell’euro come moneta fisica si verificarono delle conversioni dei prezzi di beni e servizi tra valute nazionali e moneta unica a volte distanti da quelle ufficiali. In alcuni mercati italiani, soprattutto in quelli alimentari e dei beni di consumo (quelli dove si effettuano acquisti di basso valore assoluto), l’impressione è che spesso si sia convertito 1 euro con 1000 lire, riducendo di quasi della metà il valore reale della moneta. In altri, per esempio nel mercato dei servizi pubblici, si assistette all’applicazione di forti arrotondamenti su prezzi e tariffe. In altri ancora, per esempio nel mercato dei beni più durevoli (elettrodomestici, telefonia, hi-tech) si verificò una leggera diminuizione di prezzi. La nazione in cui questo fenomeno è stato più accentuato fu quella austriaca nelle cui zone di montagna si applicò una conversione di circa 10 scellini/euro invece di quella ufficiale di 13,7603; ai cittadini di alcune zone sembrò che i prezzi fossero aumentati di più del 200% in pochi mesi[citazione necessaria]. La differenza tra tasso di conversione ufficiale dell’euro e quello praticato in alcuni mercati sviluppò intricate polemiche. Ci fu chi accusò le autorità monetarie di aver ignorato i meccanismi psicologici di scambio delle valute e quindi di aver creato un inutile aumento indiscriminato del livello generale dei prezzi. Le autorità monetarie si difesero sostenendo che le conversioni fra monete nazionali e euro a cambi diversi da quelli ufficiali furono statisticamente ininfluenti e che, sotto il profilo morale, furono dovuti a speculazione facilitata dalla scarsa trasparenza e dallo scarso controllo dei mercati. In Italia, l’ISTAT confermò che non si ebbero fiammate inflazionistiche, quindi la conversione applicata nella maggior parte delle transazioni sarebbe stata quella determinata ufficialmente dal Consiglio Europeo[11]. Istituti di statistica indipendenti sostennero invece il contrario[12] sulla base di analisi l’attendibilità delle quali fu oggetto di profonde discussioni[13]. La zona euro ██ Zona euro ██ Paesi membri che adotteranno l’euro il 1° gennaio 2008 ██ Paesi membri che adotteranno l’euro il 1° gennaio 2009 ██ Paesi membri che adotteranno l’euro il 1° gennaio 2010 ██ Paesi membri che, in virtù del Trattato di Maastricht, sono destinati a confluire nella zona euro ██ Paesi membri che, in deroga al Trattato di Maastricht, si riservano di stabilire un’eventuale ingresso nella zona euroLa filettatura blu indica territori esterni all’Unione Europea che hanno adottato unilateralmente l’euro come valuta ufficiale. ██ Zona euro ██ Paesi membri che adotteranno l’euro il 1° gennaio 2008 ██ Paesi membri che adotteranno l’euro il 1° gennaio 2009 ██ Paesi membri che adotteranno l’euro il 1° gennaio 2010 ██ Paesi membri che, in virtù del Trattato di Maastricht, sono destinati a confluire nella zona euro ██ Paesi membri che, in deroga al Trattato di Maastricht, si riservano di stabilire un’eventuale ingresso nella zona euro La filettatura blu indica territori esterni all’Unione Europea che hanno adottato unilateralmente l’euro come valuta ufficiale. Per approfondire, vedi la voce Zona euro. Al momento gli stati membri che partecipano all’euro sono 13: l’insieme di queste nazioni viene frequentemente definito "Eurozona", o "Eurolandia". Due ulteriori stati, Malta e Cipro, adotteranno l’euro a partire dal 1 gennaio 2008, come confermato in data 21 giugno 2007 da parte dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea durante il vertice svoltosi a Bruxelles e ufficialmente formalizzato il 10 luglio successivo Dei rimanenti dodici paesi membri dell’Unione Europea, due (Regno Unito e Danimarca) possiedono una speciale deroga al trattato di Maastricht che li esime dall’obbligo formale di aderire alla divisa comune; i rimanenti, al contrario, sono destinati a confluire nella zona euro non appena i loro parametri macroeconomici lo consentiranno. L’eurogruppo Per approfondire, vedi la voce Eurogruppo. Le questioni connesse strettamente all’unione economica e monetaria vengono discusse da un organismo apposito chiamato Eurogruppo, che si riunisce informalmente prima delle riunioni dell’Ecofin e a cui partecipano solo gli stati membri dell’eurozona. Effetti della moneta unica Dall’adozione di una moneta unica ci si aspetta un incremento dell’interdipendenza economica e una facilitazione del commercio tra Stati membri. Questo dovrebbe portare benefici a tutti i cittadini dell’Eurozona, in quanto l’incremento dei commerci è storicamente una delle forze guida della crescita economica. Inoltre la moneta unica si inserisce nel piano a lungo termine di un mercato unico all’interno dell’Unione. Un secondo effetto dovrebbe essere una riduzione nelle differenze dei prezzi, ovvero un’uniformità dei prezzi in tutta l’Eurozona, che dovrebbe risultare in una maggiore competizione tra aziende, che dovrebbe aiutare a contenere l’inflazione e quindi essere a vantaggio dei consumatori. A quattro anni dall’introduzione il livellamento sembra però essersi orientato nell’aumento dei prezzi nei Paesi dove erano più bassi, piuttosto che con il calo dei prezzi nei paesi dove erano più alti. Altrettanto non è avvenuto per i salari. L’Italia ha avuto i maggiori aumenti inflativi nell’Eurozona. Diversi i motivi addotti: * la scarsa e tardiva penetrazione dei supermercati che hanno concordato con il Governo la conversione dei prezzi esattamente secondo il cambio lira/euro e prezzi calmierati per molti prodotti, anche a causa dell’opposizione dei supermercati [16]; * la mancanza di controlli, che erano oggettivamente difficili nella piccola distribuzione dove il prezzo è deciso da una miriade di negozi, piuttosto che centralmente per migliaia di punti vendita, come avviene nella GDO. A ciò si aggiunge che in un’economia di mercato lo Stato non può fissare i prezzi e l’interesse alla collusione, favorito dalla bassa concorrenza presente nei mercati europei della piccola distribuzione, ha portato i commercianti a praticare forme tacite di cartello, allineando i loro prezzi con quelli più alti presenti sulla piazza; * la svalutazione della lira. Germania e Francia erano abituati all’utilizzo dei centesimi, e un franco (o un marco) erano una somma con la quale era ancora acquistabile qualche bene. L’unità base della nostra moneta, una lira, non veniva più coniata da anni e non consentiva di acquistare più nulla. * la mancata rivalutazione della lira. Diversamente da Grecia e Germania (sotto Adenauer), l’Italia dopo le due guerre mondiali non rivalutò la propria moneta. Bettino Craxi propose la cosiddetta lira pesante, sovrascrivendo il valore facciale delle monete che doveva apprezzarsi di 1000 volte, eliminando tre zeri. Praticamente, le vecchie 1000 lire dovevano essere rimesse in circolazione come banconote da 1 Lira Pesante. * la riduzione della massa monetaria circolante: con l’introduzione dell’euro la massa di euro circolante in Italia sarebbe stata significativamente minore del controvalore in lire ritirato dalla circolazione e riportato al cambio di 1936,27. Alcuni economisti sono preoccupati dei possibili pericoli dell’adozione di una moneta unica in numerose aree diverse. Poiché l’Eurozona adotta un’unica politica monetaria, impostata dalla BCE, questa non può essere regolata per le situazioni economiche delle singole nazioni. Gli investimenti pubblici e le politiche fiscali di ogni nazione sono quindi l’unico modo in cui i cambiamenti economici possono essere introdotti specificamente per ogni regione o nazione. Altri evidenziano che l’Eurozona è simile per dimensioni e popolazione agli Stati Uniti, che hanno una valuta unica e una politica monetaria impostata dalla Federal Reserve. Comunque, i singoli stati che compongono gli Stati Uniti hanno meno autonomia regionale e un’economia più omogenea delle nazioni dell’UE. Di particolare preoccupazione è il fatto che le economie dell’UE potrebbero non essere ’in sincronia’, sia come ciclo economico che come pressione inflazionistica. Si è detto che l’euro dovrebbe aggiungere grande liquidità ai mercati finanziari europei. Governi e compagnie possono prendere a prestito euro invece delle valute locali e questo si presume che permetterà l’accesso a più fonti di finaziamento. Altri economisti considerano che la forza potenziale di Eurolandia risiederà negli sforzi coerenti di una super-economia virtuale, nella quale sarà potenzialmente più facile creare forti associazioni finanziarie, piuttosto che una mera somma di singole liquidità. Un ultimo e decisivo effetto è quello sul prezzo del petrolio. Eurolandia consuma più petrolio importato degli Stati Uniti. Questo significherebbe che più euro fluiranno verso le nazioni dell’OPEC, a parte il fatto che queste nazioni prezzano il petrolio solo in dollari (l’Iraq di Saddam Hussein era un’eccezione). Ci sono state frequenti discussioni nell’OPEC sulla prezzatura del petrolio in euro, che avrebbe vari effetti, tra i quali, costringere le nazioni a tenere riserve di euro per comprare petrolio, piuttosto che le riserve di dollari che hanno attualmente. Questo comporterebbe il trasferimento di un flottante che attualmente sussidia gli Stati Uniti e che andrebbe invece a sussidiare l’Unione europea. Tassi di cambio dell’euro Dopo l’introduzione dell’euro, il tasso di scambio con le altre valute, specialmente il dollaro, scese pesantemente. Alla sua introduzione nel 1999, l’euro era scambiato a $1,18. Da lì scese a fine 2000 fino a $0,85, per poi risalire all’inizio del 2001 fino a $0,95. Riprese a scendere fino al minimo storico sotto $0,84 nel luglio 2001. Alla luce degli scandali contabili delle aziende statunitensi (Enron, MCI Worldcom) le due valute raggiunsero la parità il 15 luglio 2002, e per la fine dello stesso anno l’euro raggiunse gli $1,04. Si è speculato che la forza dell’euro rispetto al dollaro potrebbe incoraggiarne l’uso come valuta di riserva. Il 23 maggio 2003, l’euro sorpassò la quota iniziale di $1,18 e a dicembre 2004 arrivò a superare gli $1,3666. Parte della forza dell’euro era dovuta ai tassi di interesse, che in quel periodo erano più alti in Europa rispetto agli Stati Uniti, e al deficit sempre crescente della bilancia commerciale statunitense. Nonostante la Federal Reserve abbia aumentato il tasso di sconto nel corso del 2005, per far fronte ad probabile rischio d’inflazione, il dollaro non è riuscito a migliorare il tasso di cambio con la moneta europea. Il 10 luglio 2007 è stato toccato il record storico dell’Euro sulla valuta statunitense con un tasso di cambio di $ 1,3738: la scalata è stata attribuita al brusco rallentamento del mercato immobiliare degli Stati Uniti. [17]. Il 21 settembre l’Euro ha toccato il suo massimo nei confronti del dollaro portandosi a quota $ 1,4120. Note 1. ^ Vedi direttiva del Consiglio europeo (CE) n. 1103/97 del 17 giugno 1997: «il Consiglio europeo ha convenuto che la denominazione della moneta deve essere la stessa in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea, tenendo comunque conto di alfabeti diversi. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri». 2. ^ Tabella sul sito dell’Unione Europea con le traduzioni di 1 , 1 , 100 e 100 3. ^ Denominazione ufficiale dell’Euro 4. ^ (FR) (PDF) Guide pratique d’utilisation de l’euro à l’intention des fonctionnaires Commissione Europea 5. ^ Francesco Sabatini. Gli Euro e le lingue, da La Crusca per voi, n. 23, ottobre 2001 [1] 6. ^ [2] 7. ^ Regolamento (CE) n. 2866 del Consiglio del 31 dicembre 1998 sui tassi di conversione tra l’euro e le monete degli Stati membri che adottano l’euro (PDF). 8. ^ Regolamento (CE) n. 1478 del Consiglio del 19 giugno 2000 che modifica il regolamento (CE) n. 2866/98 sui tassi di conversione tra l’euro e le monete degli Stati membri che adottano l’euro (PDF). 9. ^ Regolamento (CE) n. 1086 del Consiglio dell’11 luglio 2006 che modifica il regolamento (CE) n. 2866/98 sui tassi di conversione tra l’euro e le monete degli Stati membri che adottano l’euro (PDF). 10. ^ 10,0 10,1 (PDF) Masterplan for the Euro Change over - Third Update. National Euro Changeover Committee, febbraio 2007. 11. ^ Caratteristiche del processo inflazionistico nell’anno dell’introduzione dell’euro, estratto dal Rapporto annuale Istat 2002, Istituto Nazionale di Statistica, maggio 2003 12. ^ Caro...cibo - Indagine statistica dell’Eurispes sui prezzi dei prodotti alimentari, Eurispes, gennaio 2003 13. ^ Ugo Trivellato. Come si misura l’inflazione, «LaVoce.info», 25 febbraio 2005 14. ^ Regolamento (CE) n. 835/2007 del Consiglio, del 10 luglio 2007, che modifica il regolamento (CE) n. 974/98 per quanto concerne l’introduzione dell’euro a Cipro (PDF) 15. ^ Regolamento (CE) n. 836/2007 del Consiglio, del 10 luglio 2007, che modifica il regolamento (CE) n. 974/98 per quanto concerne l’introduzione dell’euro a Malta (PDF) 16. ^ Legge n. 326 del 1971 sulle licenze regionali per la Grande Distribuzione Organizzata. 17. ^ "Nuovo record dell’euro sul dollaro sopra 1,37", Kataweb, 10 luglio 2007.