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 2007  settembre 21 Venerdì calendario

Isabella Santacroce adesso si veste così: «Mi piacciono gli abiti in stile Biedermeier, i fiocchi al collo, i corsetti, le protesi e i tacchi molto alti»

Isabella Santacroce adesso si veste così: «Mi piacciono gli abiti in stile Biedermeier, i fiocchi al collo, i corsetti, le protesi e i tacchi molto alti». Le scarpe non le compra in Italia: «Faccio fatica a trovare modelli con la punta tonda. La scarpa a punta è da donna dominante, ma non è sensuale. Io amo la voluttà, una perversa dolcezza». Gli abiti se li fa cucire da una costumista teatrale, le calze, «molto bambolesche, con fiocchi o con strappi», le fa arrivare dal Giappone: «Metto solo le parigine o il reggicalze. Il collant è troppo materno». Nei sexy shop acquista qualche ornamento e i guanti. L’ultimo accessorio comprato: «Un paio di stivali di vernice, tacco (di metallo) 19. Li chiamo gli stivali dell’immobilità perché è impossibile stare in piedi. Adoro questa sensazione di costrizione, per me non c’è niente di più sensuale dell’immobilità». Quando scrive, non resta in pigiama ma si veste. Talvolta sente il bisogno di stare scomoda: «Per "V.M. 18" mettevo spesso abiti strettissimi e come sempre scrivevo su una sedia di legno dura, di quelle pieghevoli. Quando viene a trovarmi qualcuno non ci resiste più di cinque minuti, io invece posso starci anche sei ore di seguito». Sull’abbigliamento aveva strani gusti anche da bambina, quando voleva indossare solo polo abbottonate, fiocchi, pantaloni a scacchi e un grande colbacco di pelliccia («anche d’estate»). Ha lasciato il latex: «Non mi fa impazzire perché è difficile da mantenere lucido. un po’ un bluff». Invece mette ancora la maschera: «Anche quando sono in casa, da sola».