Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 21 Venerdì calendario

DelPiero Stefano

• Conegliano (Treviso) 29 ottobre 1965. Fratello di Alessandro Del Piero, cui fa da manager • «C’è un quadro, nel salotto di mamma Bruna, che racconta l’infanzia di Alessandro Del Piero: ombre sui vigneti e bambini che giocano, luci incerte su una partita infinita. il regalo di un artista locale, ritratto di una storia ascoltata cento volte: quella di un campione sbocciato dietro la casa di San Vendemiano, dove papà Gino, elettricista, aveva trascinato fili e lampadine. Combriccola giocosa sullo sfondo e due piccoli calciatori in primo piano: quello vicino ad Alex è Stefano, fratello inseparabile e modello mai tradito. Lo chiamano ”l’altro” Del Piero: quello che bazzica la sede della Juventus inseguendo un nuovo contratto, manager solitario del capitano dopo l’addio ai fratelli Miyakawa. Per Alex, però, Stefano non potrà mai essere ”l’altro”, perché da lui ha imparato tutto e a lui s’è affidato sempre, ben prima di affidargli il futuro attraverso un mandato. Questa non è la storia di un fuoriclasse che inventa agente un fratello sfaccendato, ma di un ragazzo che cerca il meglio per la sua immagine e non ha bisogno di varcare l’uscio. Raccontano che una sera, Alex e Stefano, si siano guardati negli occhi scossi da un dialogo del film Jerry Maguire, quello con Tom Cruise famelico procuratore, licenziato dopo una conversione etica e ripartito con un solo cliente, un giocatore nero di football. ”Sei il mio ambasciatore del Quon” dice Cuba Gooding jr a Cruise, e spiega di aspettarsi ”amore, rispetto, comunità, dollari”. I dollari, ultimi. Alex memorizza quelle parole e capisce ancor di più chi è l’uomo giusto per l’ultimo contratto: ”Chi meglio di mio fratello che conosce tutto di me?”. Consapevolezza e fiducia, oltre a un briciolo di riconoscenza. Perché senza Stefano, probabilmente, la favola non sarebbe iniziata. Era lui, il campione, ai tempi del campetto rischiarato, perché quando Alex sgambettava e inciampava nel pallone troppo grande, Stefano tornava a casa con la borsa fiammante della Samp e raccontava di un allenatore che si chiamava Marcello Lippi. ”Era più forte di me” è sfuggito una volta ad Alessandro, ma il giudizio era offuscato dall’affetto o dall’alone dei primi ricordi infantili, quelli in cui i più grandi appaiono infallibili: chi li ha visti entrambi riconosce a Stefano qualità interessanti, però non ha dubbi nel tracciare le gerarchie. ”Un buon centrocampista - dice Lippi, rovistando a fatica tra le sue prime squadre giovanili -. Tecnica discreta, s’è perso come tanti ragazzi”. In paese spiegano che a marcare la differenza sia stato il carattere: ”Bravi tutti e due, però Stefano camminava mentre Alex divorava il campo”. Comunque sia, ”l’altro” Del Piero rimane alla Samp una stagione sola: restano foto, magliette ripiegate e il nome stampato sull’almanacco Panini, confuso in un elenco che svela sogni in frantumi, solo Gambaro e Ganz ce l’avrebbero fatta davvero. Dopo il ritorno, i racconti si confondono: c’è chi è sicuro di un passaggio all’Udinese, chi scommette su un’apparizione all’Inter, ma il finale, dopo le giovanili illusorie, è il dilettantismo. ”Lo portai alla Pievigina - racconta Antonio Donadel, una vita spesa nelle categorie minori a sacrificarsi sorretto dalla passione per il calcio - ma poi non rimase, scelse altre squadre. Qualche anno dopo cercai inutilmente di portare anche Alessandro”. Dicono che la storia mai nata con la Pievigina affondi radici in richieste giudicate capricciose, tipo la stanza singola nel modesto albergo del ritiro, ma Donadel, sincero o diplomatico, giura di non ricordare l’episodio. Malignità, può darsi: in fondo i Del Piero, dalle loro parti, suscitano orgoglio ma anche invidia. Comunque cambia poco, la ”carriera” si dipana a Codognè, campi di paese e minuscoli derby ogni domenica, fino all’addio e agli occhi posati addosso ad Alex, il fratellino che diventa - e non c’è mai refolo di gelosia -, specchio di quel che lui non è diventato. Il fratellino che comincia in porta, come tutti i cuccioli, e lui manda in attacco perché sa dribblare anche quelli della terza. Il fratellino che si trasferisce a Padova adolescente e conquista la Juventus giovanotto. Il fratellino che diventa ”la cosa più bella che c’è” e s’arrampica sul tetto del mondo. Lui, Stefano, fa il ragioniere, ma anche il suo amministratore: ne cura gli investimenti immobiliari, lo aiuta, lo consiglia fino a diventare il manager. Ambasciatore del Quon, mai ”l’altro” Del Piero» (Antonio Barillà, ”La Stampa” 21/9/2007).