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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

Un’Europa di 7.500 moschee. Il Sole-24 Ore, giovedì 20 settembre E alla fine i sindaci hanno detto no alla moschea

Un’Europa di 7.500 moschee. Il Sole-24 Ore, giovedì 20 settembre E alla fine i sindaci hanno detto no alla moschea. Non subito, almeno. Per quella di Bologna, che doveva essere (forse) la più grande d’Europa, Sergio Cofferati due giorni fa ha preso tempo e sentirà i cittadini. A Genova, dopo oltre tre anni di accesi dibattiti, quella di Cornigliano non si farà. Non ancora. "Dobbiamo ripensare tutta la faccenda", ha informato Marta Vincenzi, sindaco diessino, incontrando ad agosto Husein Salah, l’autoproclamato capo dei musulmani genovesi, dichiarando di volersi attenere alle indicazioni del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, deciso a fare chiarezza su chi finanzia le moschee. E su questo, più di un progetto s’incaglia. "Dobbiamo sia essere accoglienti che trovare elementi e regole validi sul piano nazionale", dice la Vincenzi. A Bologna, Rifondazione si è spaccata, non potendo ignorare l’ostilità di parte della sua base all’insediamento. A Genova-Cornigliano il problema è analogo, anche se l’assessore regionale ligure all’Immigrazione, Enrico Vesco dei Comunisti italiani, è insorto contro la Vincenzi. Ma il sindaco non ha fatto altro che attenersi a un orientamento, nazionale ed europeo, ormai chiaro. Le moschee, in Europa, sono un segno di integrazione. Per evitare che possano diventare anche, in questa fase, un centro di odio e arruolamento, il primo passo sono bilanci chiari, per costruzione e gestione. Su richiesta del commissario Ue, Franco Frattini, i 27 Paesi stanno preparando un censimento delle moschee e del loro finanziamento, atteso a metà ottobre. Nessuno ha finora un quadro completo delle moschee in Europa. Valgono i dati dei servizi di sicurezza, che indicano 2.500 moschee in Germania, 258 in Italia, 1.500 in Francia e, forse, poco meno in Gran Bretagna, circa 200 in Spagna, 300 in Olanda. Ma occorre distinguere in una scala che va dalle semplici stanze di preghiera, la grande maggioranza, alle sale annesse a scuole coraniche (madrasse), alle moschee vere e proprie: quelle che i francesi chiamano "moschee-cattedrali", che sono 13 in Francia, dove esiste dal 1926 la prima vera moschea europea moderna in omaggio ai caduti musulmani del ’14-18 e al ruolo imperiale francofono, seguita l’anno dopo da una a Berlino. In Italia le moschee vere e proprie sono per ora tre. La prima in ordine di tempo (1980) è quella di Catania, dono della Libia alla Sicilia. Poi quella di Segrate (1988) o del Misericordioso, piccola, ma con cupola e minareto, controllata dall’Ucoii, l’Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia considerata vicina agli oltranzisti islamici, che ne è proprietaria. L’Ucoii avrebbe un ruolo importante anche a Bologna e a Genova, di fatto filiazioni, vanta il controllo dell’80% delle sale di culto in Italia, è refrattaria a un dialogo organico con le autorità italiane ed è contro organismi misti, ad esempio sulla formazione degli imam. C’è poi la moschea sul monte Antenne a Roma, del ’95, costruita dai Paesi Arabi d’intesa con il Governo italiano, dove l’Ucoii non ha nulla da dire, ed è, per ora, la più grande d’Europa. Solo Segrate e Roma hanno cupola e minareto. Si aggiungerà presto quella di Colle Val d’Elsa, sempre legata all’Ucoii, su terreno donato dal Comune e con 500mila euro di fondi del Monte dei Paschi. Per arrivare, con tutte le sale e salette di culto, alle 258, più o meno, indicate dai servizi di sicurezza. Erano, in Italia, circa 150 alla fine degli anni 90. "Sono stime, un ordine di grandezza, più che cifre nette e, secondo noi, siamo attorno ai 7mila-7.500 luoghi di culto nei 27 Paesi della Ue", dice Felice Dassetto, professore a Lovanio, da 30 anni studioso della comunità islamica in Europa. Nei giorni scorsi ha presentato al Parlamento europeo uno studio (si veda l’articolo a fianco) condotto con Brigitte Maréchal di Lovanio e Silvio Ferrari dell’Università di Milano. Il messaggio, che completa una ricerca del 2003, è questo: solo un terzo dei 15 milioni di musulmani Ue è praticante; è da escludere una facile assimilazione, ma occorre fare tutto il possibile perché si sviluppi un Islam europeo tollerante; l’Islam deve imparare a vivere in Europa e gli europei devono imparare a convivere pacificamente con una cultura diversa; la richiesta di luoghi di culto adeguati è un segno di radicamento e strumento di educazione reciproca. Ovviamente, le autorità fanno bene a vigilare. "Nella maggior parte dei casi, il reclutamento è avvenuto in scuole, luoghi di incontro religioso come le moschee, o in prigione", dice Europol nel suo primo rapporto (2007) sul terrorismo nei Paesi Ue dove l’estremismo islamico, anche con i convertiti europei, diventa un’assurda ultima lotta contro il sistema occidentale. "La moschea è la presenza fisica dell’altro nella nostra cultura, e a molti non piace. Ma è inevitabile – dice Riem Spielhaus, docente di islamismo alla Humboldt-Universität di Berlino ”. La moschea è anche integrazione, e i terroristi sono stati reclutati in semplici sale di preghiera, quindi il punto non è la moschea". La protesta è forte in Germania, soprattutto a Colonia in queste settimane, in Svizzera, in Francia, e gli stessi inglesi, dopo il caso dell’imam della moschea londinese di Finsbury Park a Londra, sono più attenti. solo l’1% degli islamici tedeschi, 32mila persone, a rispondere alle parole d’ordine estremiste, dice l’ultimo rapporto del Bundesverfassungsschutz, i servizi tedeschi. Pochi, ma pericolosi. "Serve un Islam europeo", diceva nel 2004 l’allora ministro tedesco degli Interni, Otto Schily, riprendendo un tema cavalcato 20 anni prima in Francia, e finora con incerti risultati. Dall’Islam des caves, dalle Interhofenmoscheen i credenti stanno uscendo però, ponendo ai Governi Ue il problema "di una migliore comprensione e un più attento esame degli imam, i capi religiosi che predicano in Europa", osserva Hans-Christian Jasch del ministero degli Interni tedesco, distaccato alla Commissione di Bruxelles. un "clero" sui generis spesso di origine scolastica e dottrinale incerta, senza gerarchie, con riferimenti ignoti. Piene di giovani, in forte espansione demografica, le comunità musulmane pongono un dilemma. Vanno accettate e devono accettare. "I loro centri religiosi, inevitabilmente, avranno per i prossimi 10 o 20 anni sia un ruolo fondamentale di integrazione e convivenza fra culture sia il rischio dell’infiltrazione terroristica", dice Dassetto, che si dichiara ottimista, se l’Europa agirà con saggezza. L’immigrato musulmano si preoccupa di più per il lavoro e l’economia famigliare che non della religione, dice una vasta indagine condotta in Europa dall’americano Pew research center. Ma tutti si considerano prima musulmani e poi belgi, tedeschi o francesi, cosa che non avviene con i nativi europei, per i quali l’identità nazionale precede quella religiosa. Da altri sondaggi del Pew research center risulta anche che negli Stati Uniti, più abituati al cocktail di religioni, l’islamico (circa 6 milioni e 1.200 moschee o luoghi di culto, ma anche qui i numeri sono incerti) si sente più integrato che in Europa, e nonostante tutto è stato finora meno sensibile alle logiche del terrorismo rispetto ai correligionari cresciuti, o convertiti, in Europa. "Il fatto è che qui i musulmani hanno sottoscritto l’American dream – ha osservato l’esperto di terrorismo e psichiatra Marc Sageman, di Washington ”. Ma qual è l’European dream?". Mario Margiocco *** In Europa i 15 milioni di musulmani rappresentano il 5% della popolazione. Le proiezioni indicano che attorno al 2015 la popolazione islamica raddoppierà mentre gli europei autoctoni diminuiranno del 3,5 per cento p Fino a 45 anni fa non c’erano luoghi di culto islamico in Europa al di fuori delle moschee vere e proprie di Parigi e Berlino, risalenti agli anni 20, e a quella sciita di Amburgo, dono dell’Iran dello scià, e poco altro. Oggi c’è una stima di oltre 7mila luoghi di culto, secondo esperti attendibili. La crescita è stata impetuosa. Le moschee o meglio le sale di preghiera, spesso semplici locali in fondo a un cortile, quelle che in Olanda si chiamano onderduikmoskeeën, o moschee-scantinato, erano poche dozzine in tutto il Continente all’inizio degli anni 70, 2mila nel 1985, 3mila nel 1990. p Secondo le più recenti stime, le sale di culto in Germania sono 2.500, 258 in Italia, 1.500 in Francia e Inghilterra, 200 in Spagna, 300 in Olanda. In Italia: 3 le moschee (a Catania, Segrate e Roma; 258 i luoghi di culto (Moschee e sale di culto in Italia); 1 in costruzione (la moschea di Colle Val d’Elsa, Siena); 2 in sospeso (le costruzioni di Bologna e Genova).